Dal 6 dicembre 2021 milioni di contribuenti potrebbe ricevere una brutta sorpresa sul conto corrente. Senza un intervento deciso di blocco e differimento della Pace fiscale, 300 milioni di contribuenti saranno chiamati ad adempiere l’obblighi fiscali. Una mazzata non di poco conto, considerate le ripercussioni della pandemia sulle tasche degli italiani. 

Il Governo italiano ha pensato bene di ampliare i benefici della definizione agevolata, riammettendo anche i contribuenti decaduti, ciò significa che entro il 30 novembre 2021 sono in scadenza le rate del 2020 e del 2021 della Rottamazione ter e Saldo e stralcio, senza tralasciare il malloppo degli altri obblighi fiscali.

Un intasamento di tasse e imposte nel medesimo periodo. Come se non bastasse tutto fa presagire un Natale ancora più povero di quello che gli italiani ostentatamente si rifiutano di ammettere. 

Al di là delle possibilità di un differimento breve che non dovrebbe vedere la luce oltre il 14 dicembre, la questione appare particolarmente delicata e serissima. 

Milioni di cittadini sono chiamati alle casse del Fisco con una grande incognita per il futuro e, senza aver avuto la possibilità materiale di racimolare il denaro per onorare le tasse.  Ecco, perché tutti i contribuenti che non riescono a pagare le rate della Pace fiscale entro il 30 novembre 2021, che con i 5 giorni ammissibili di tolleranza diventa il 6 dicembre 2021 rischiano brutto.  

La decadenza dalla definizione agevolata porta a far riapparire dal “cilindro magico” i debiti iscritti a ruolo comprensivi d'interessi e sanzioni. Non solo. La brutta notizia è che l’Agenzia delle Entrate – Riscossione senza troppi giri di parole attiva le procedure per il recupero del credito, ovvero pignoramento, fermo amministrativo e così via. 

D’altra parte, nel comunicato diramato dall’Agenzia delle Entrate - Riscossione il 28 ottobre 2021, vengono spiegati i rischi reali della decadenza della Rottamazione ter e Saldo e stralcio.

In particolare, viene sottolineata l’importanza di onorare il pagamento al fine di non perdere tutti i vantaggi legati alla rateizzazione, senza interessi e sanzioni. Oltre tutto va detto che, si espone il conto corrente, pensioni e stipendi non al possibile pericolo del pignoramento, ma difatti il rischio diventa una realtà  prodotta dalla mancata copertura del debito contratto. 

Al momento, la Riscossione è frenata nelle funzioni contro i contribuenti che hanno aderito alla Pace fiscale per le disposizioni in esse contenute. Se viene meno tale principio l’Esattore può procedere con l’espropriazione forza. 

Conto corrente: occhio all’errore nel pignoramento! Può salvare dal disastro

L’Agenzia delle Entrate – Riscossione si attiva in modo, abbastanza rapido e veloce, anche perché non necessita di alcuna autorizzazione predisposta dal giudice del Tribunale per procedere al pignoramento del conto corrente, pensioni e stipendi.

Il primo passo resta, la notifica dell’atto di pignoramento. In sostanza, il contribuente a cui viene notificato un atto di pignoramento dispone di un periodo temporale di 60 giorni di tempo per poter pagare le pendenze attribuite o trovare una scappatoia per bloccare gli effetti del pignoramento.

L’ex Equitalia mi ha notificato un atto di pignoramento, se non pago? In questo caso, l’Esattore che ha bloccato la somma oggetto del pignoramento trasferisce il denaro nel conto corrente indicato dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione. 

In sostanza, l’Agenzia delle Entrate – Riscossione detiene un potere incontrastato agendo per conto dello Stato, ecco perché può agire liberamente saltando la prassi ordinaria dell’espropriazione forzata. La Cassazione è intervenuta cercando di limitare il campo di azione, anche se in forma alquanto blanda. 

Al di là della garanzia di terzietà, va comunque garantita la piena trasparenza inerente alla procedura di espropriazione forzata. 

Si tratta, di assicurare il contribuente che per la procedura di pignoramento sono state rispettate tutte le regole di legge, questo anche per consentire eventuale opposizione della procedura dinanzi al Tribunale. 

È importante comprendere che occorre presentare molta attenzione a cosa è stato riportato nell’atto di pignoramento. La Corte di Cassazione ha spiegato più volte che l’atto di espropriazione forzata emesso dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione deve contenere diversi elementi a pena d'illegittimità, tra cui la motivazione per cui si procede, l’ammontare del debito contestato e così via. 

Nell’ipotesi che manchino degli elementi nell’atto di pignoramento, come ad esempio se l’Esattore salta la descrizione dell’importo o la motivazione per cui si procede al pignoramento, l’intero procedimento diventa  illecito, quindi, vietato per legge. 

Si consiglia la visione del video YouTube di Francesco Carrino sulla sospensione delle cartelle, rateizzazione, Rottamazione ter e Saldo e stralcio.

 

Conto corrente: dal 6 dicembre pignorano i soldi! Ecco come!

Il nostro obiettivo è quello di portare alla luce del lettore i punti che potrebbero rendere nullo l’atto di pignoramento del conto corrente, pensione e paga predisposto dall’Esattore, in particolare:   

  • l’Agenzia delle Entrate – Riscossione nel notificare l’atto di pignoramento deve indicare i crediti per cui ha predisposto la procedura di espropriazione forzata;
  • l’Esattore nell’atto di espropriazione forzata deve riportare la lista delle cartelle esattoriali per cui si procede con il pignoramento.

La presenza di questi piccoli particolari può portare ad annullare l’intera procedura di pignoramento operata dall’Esattore. Questo, perché l’Agenzia delle Entrate – Riscossione solitamente attiva delle procedure generiche, spesso carenti delle indicazioni previste dalla Cassazione. 

L’opera dell’Esattore è rivolta a bloccare i soldi intimando alla banca o al datore di lavoro di parcheggiare il denaro necessario alla copertura del titolo di pignoramento procedendo con la trattenuta. Queste azioni spingono il contribuente a non attivare l’opportuna difesa. Anche, perché non viene applicata la regolare procedura ordinaria del pignoramento formulata dal giudice. 

Nullità del pignoramento del conto corrente!

La Corte di Cassazione è intervenuta più volte in materia di nullità dell’atto di espropriazione forzata formulato dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione. 

Il pignoramento è illegittimo, se l’Esattore notifica un atto di espropriazione forzata privo delle informazioni necessarie all’individuazione del credito per cui si procede, oppure, carente di tutte quelle indicazioni necessarie per determinare la lista delle cartelle esattoriali, ovvero quelle considerate non pagate nel periodo temporale disposto dalla normativa.

Se il contribuente rileva dei vizi di forma nell’atto di pignoramento, può avviare la procedura di opposizione all’esecuzione. Attraverso questa procedura si richiede la nullità del pignoramento e l’eventuale riconsegna del denaro indebitamente sottratto dall’Esattore. 

Attraverso le varie sentenze sulla illegittimità degli atti di pignoramento la Corte di Cassazione pone un blando freno alle funzioni dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione, questo perché non viene comparata all’atto pubblico, ovvero alla procedura ordinaria regolamentata dal giudice del Tribunale. La Corte classifica l’atto di pignoramento come di parte, poiché la figura del creditore e quella dell’ex Equitalia sono le medesime, quindi viene emesso dal medesimo creditore.

La vera questione è legata alla procedura di pignoramento del conto corrente, in quanto, spesso l’Agenzia delle Entrate Riscossione avvia una procedura generica, carente nella forma di quelle informazioni indispensabile per rilevare la natura del credito e tutte le informazioni a esso collegate.

In sostanza, il contribuente spesso viene messo nella posizione di non capire esattamente quali sono le cartelle esattoriali per cui l’Esattore procede con l’espropriazione forzata. Spesso nell’atto compare solo l’importo oggetto del pignoramento. Una tipologia bocciata dalla Corte di Cassazione, per cui il pignoramento è annullabile per legge