La nuova normativa sui conti correnti in rosso prevede dal 30 giugno 2021  il blocco dei pagamenti automatici (c.d. RID), e in alcuni casi si puó arrivare  alla segnalazione in centrale rischi. Non parliamo di grosse cifre di scoperto ma di importi minimi che possono far scattare l'allarme insolvenza e riguarda non solo le persone fisiche ma anche le imprese. 

Dunque a partire dalla fine di giugno sono entrate in vigore le nuove regole sui conto correnti. L’Italia ha ufficialmente recepito la nuova normativa europea relativa ai conto correnti in rosso, che prevede sanzioni molto piú severe.

A partire dal 30 giugno massima attenzione sui conti correnti sia grandi che piccoli, basterá stare sotto di soli cento euro per allertare la banca e rischiare di entrare nella lista nera degli insolventi. 

Questa novitá é il frutto del recepimento da parte dell’Italia del del Regolamento Ue n. 5752  del 26 giugno 2013 che disciplina i requisiti di capitale delle banche, il c.d. CRR ovvero il Capital Requirements Regulation.

Se vado in rosso cosa rischio? La peggiore conseguenza e di essere catalogato come cliente moroso, il che comporta avere un debito con la banca, diventare debitore nei confronti dei gestori di luce, gas, telefono, in pratica di tutte le utenze domestiche, perché non scatta piú il pagamento in automatica a seguito della segnalazione. 

Unica eccezione e che ci sia un accordo diverso tra banca e clienti circa la possibiltá di sconfinare per cifre superiori rispetto alla disponibiltá. É comunque discrezionale da parte della banca accettare o meno lo sconfinamento o chiedere eventualmente una commissione.

Conto corrente: le nuove regole in dettaglio

In realtá le nuove regole sul conto corrente dovevano essere operative giá dal 1 gennaio 2021. É stato il protrarsi dell’emergenza covid che ha ritardato l’ingresso della nuova disciplina fino ad arrivare al 30 giugno 2021.

Ció che colpisce maggiormente nelle nuove regole é il rapporto tra il default dei clienti e la segnalazione da parte della banca. Diversamente a quello che si pensa, non c’é un automatismo tra l’insolvenza del cliente e la segnalazione in centrale rischi, nel senso che la banca dovrá valutare la situazione nel suo insieme e quindi verificare se la condizione di difficoltá sia temporanea o meno, e non basarsi semplicemente sul ritardo di un pagamento.

In altre parole lo stato di default presuppone che l’istituto di credito abbia provveduto ad una verifica della complessiva situazione finanziaria del cliente e non basarsi solo ed esclusivamente sui singoli episodi come un debito pagato in ritardo.

Conto corrente: come era la disciplina prima del 30 giugno 2021

Prima che l’Italia aderisse al nuovo Regolamento Ue, la disciplina che regolava l’insolvenza dei clienti era piú tollerante.  

Prima di tutto la banca doveva accertarsi della totale impossibilitá di recuperare in qualche modo il credito, se non attraverso la c.d. escussione delle garanzie, ovvero l’atto con cui la Banca chiede, al cliente moroso, il pagamento immediato del debito.

Inoltre l’insolvenza doveva riguardare almeno il cinque per cento di tutte le esposizioni del cliente nei confronti della banca. 

Ultimo aspetto che la disciplina precedente richiedeva, per dichiarare il default del cliente, che riguardasse il totale dei giorni di insolvenza che dovevano essere superiori ai novanta giorni riguardanti importi che superavano certe soglie. Il totale dei giorni aumenta a 180 nel caso di Pubblica Amministrazione

Conto corrente: nuove regole piú severe

Il nuovo regolamento Ue sarebbe dovuto partire il primo gennaio 2021, ma a causa della pandemia l’entrata in vigore delle nuove regole é stata posticipata al 30 giugno 2021. 

La nuova disciplina prevede regole ben piú stringenti, complicando la situazione di chi si trova con il conto in rosso. 

Con il regolamento Ue lo stato di insolvenza del cliente scatta

  • nell’ipotesi in cui il debito superi i cento euro nel caso di persone fisiche e di aziende di piccole e medie dimensioni che hanno uno scoperto inferiore al milione di euro. Nel caso di imprese con uno scoperto superiore al milione di euro, il limite richiesto passa dai 100 ai 500 euro;
  • se il debito supera l’1 per cento del totale delle esposizioni dell’impresa nei confronti della banca.

Rispetto alla disciplina precendente non cambia il fattore tempo, nel senso che ai fini del default si richiede che il clienti risulti insolvente per 90 giorni consecutivi, termine che si eleva a 180 giorni nel caso delle pubbliche amministrazioni

Conto corrente in rosso: come vengono fatte le segnalazioni 

Dunque a partire dal 30 giugno 2021 è entrato definitivamente in vigore il nuovo Regolamento Europeo sui requisiti di capitale delle banche che ha comporta delle implicazioni anche per i consumatori. 

L’ aspetto che maggiormente interessa trattare in questa sede e quello relativo al c.d. default, ovvero l'insolvenza del cliente nei confronti della banca. 

In base alla normativa vigente non sussiste nessun meccanismo automatico tra la classificazione default e la segnalazione a sofferenza in centrale rischi, nel senso che la banca dovrá valutare la situazione nel suo insieme e quindi verificare se la  condizione di difficoltá sia temporanea a meno, e non basarsi semplicemente sul ritardo di un pagamento.

In altre parole lo stato di default presuppone che l’istituto di credito abbia provveduto ad una verifica della complessiva situazione finanziaria del cliente e non basarsi solo ed esclusivamente sui singoli episodi come un debito pagato in ritardo.

Altro aspetto da analizzare attiene alla gestione del conto corrente, in pratica la nuova normativa non prevede alcun divieto in merito allo sconfinamento. Infatti é possibile attingere a dei fondi per pagare importi superiori rispetto alla disponibilitá sul conto corrente o rispetto al fido concesso dalla banca per pagare ad esempio le utenze domestiche , sempre che rientri nell’accordo tra banca e cliente

Dunque lo sconfinamento non é un diritto acquisito del cliente, bensí una concessione discrezionale della banca, libera anche di rifiutarlo o di applicare eventualmente delle commissioni.

Per questo motivo é di fondamentale importanza verificare le condizioni contrattuali del proprio conto corrente che puó prevedere regole diverse e prevedere o meno la possibilitá di sconfinamento, con o senza commissioni aggiuntive. 

Va precisato che le regole del proprio istituto di credito sullo sconfinamento non ha alcuna incidenza sullla segnalazione a sofferenza in centrale rischi questo perché nei c.d. SIC ovvero i sistemi di informazioni creditizie dove vengono convogliati tutti i dati inerenti a finanziamenti e prestiti concessi dalle stesse banche, non ci sono informazioni relative allo stato dei conti correnti o sui pagamenti delle utenze domestiche

La definizione di default prevista dalla nuova normativa non cambia le modalitá di segnalazione alla centrale rischi. Infatti l’allarme  insolvenza scatta nel momento in cui la banca verifica che dopo novanta giorni (consecutivi) il cliente persona fisica é in rosso di oltre cento euro sul proprio conto corrente, nel caso di piccole aziende o di professionisti, la cifra si eleva fino ad arrivare al minimo di 500 euro

Nelle ipotesi di pubbliche amministrazioni la tolleranza dei giorni di scoperto passa da 90 a 180 giorni. 

In gergo tecnico si parla di superamento della soglia assoluta, diversa dalla soglia relativa che si ha quando gli arretrati dei pagamenti superano l’1% della propria esposizione totale, in altre parole si ha quando il debito rappresenta l’1% rispetto alla somma tra mutui, finanziamenti e prestiti. 

L’insieme della soglia assoluta e di quella relativa formano la soglia di rilevanza che poi é quella che determina l’attivazione dello stato di default del cliente come previsto dalla nuova normativa. Questo vuol dire che per determinare lo stai di insolvenza da parte di un cliente la banca deve procedere alla verifica del superamento di entrambe le soglie ( sia assoluta che relativa).

Nonostante sia la l’Istituto di credito ad effettuare tutti i controlli, in ogni caso é sempre consigliabile verificare la propria posizione e qualora dovessero sorgere dei problemi non conviene mai aspettare, ma bisogna attivarsi e chiedere subito un incontro con il proprio istituto di credito. 

Conto corrente in rosso: quando posso rientrare dal default ?

Con le nuove regole i tempi per rientrare dallo stato di insolvenza si sono allungati. Infatti  mentre in ansato era sufficiente assolvere al pagamento per essere in regola, ora invece occorre attendere ben 90 giorni prima di uscire dalla lista nera degli insolventi. 

Ma non finisce qui, perché la banca, a sua discrezione, potrebbe decidere di farvi attendere ben oltre i tre mesi , addirittura arrivare fino ad un anno per essere reintegrati, questo accade nelle ipotesi piú delicate, qualora l’istituto bancario ravvisi scarse qualitá creditizie del cliente. 

Conto corrente in rosso: come tutelarsi dai rischi di insolvenza

Occorre sottolineare come tutti gli Istituti di credito si siano giá adoperati per informare i propri clienti delle nuove regole. 

Ci sono peró una serie di opportunitá che consentono all’utente di tutelarsi e di evitare di ritrovarsi in una brutta situazione. 

La prima cosa da fare in caso di difficoltá e di valutare con la banca delle soluzioni ad personam, come ad esempio rivedere le rate del mutuo attraverso una rinegoziazione con un tasso di interesse diverso in modo da rendete la rata piú leggera. Stesso discorso in caso di prestiti in corso, il cliente potrebbe ottenere dalla banca una allungamento dei tempi per restituirlo. 

É consigliabile anche procedere ad una dettagliata pianificazione dei debiti monitorando diligentemente tutte le date di scadenza in modo da non avere brutte sorprese.

Il consiglio migliore é comunque sempre quello di comunicare alla banca le proprie difficoltá momentanee e concordare insieme una possibile soluzione.