La crisi innescata un anno fa dall'emergenza coronavirus ha messo in seria difficoltà milioni di italiani, visto che molti hanno dovuto fare i conti con ripetuti stop della loro attività lavorativa e molti altri hanno perso addirittura l'impiego.

Se da una parte la crisi ha bruciato miliardi e miliardi di euro, dall'altra ha reso gli italiani ancora più risparmiatori del soldi.

Conto corrente: liquidità parcheggiata sale a livelli record a fine 2020

Dagli ultimi dati forniti dall'ABI, l'Associazione Bancaria Italiana, si apprende che alla fine del 2020 la liquidità presente sui conti correnti degli italiani ha raggiunto livelli record.

Si parla infatti di quasi 1.750 miliardi di euro e precisamente di 1.737 miliardi a dicembre 2020, con una crescita di oltre il 10% rispetto all'anno precedente.

Vista la situazione di crisi e la grand incertezza sul futuro, gli italiani che hanno avuto la possibilità di risparmiare dei soldi hanno preferito lasciarli parcheggiati sul conto corrente, piuttosto che investirli in qualche modo.

Conto corrente: un errore tenere i soldi fermi

Una scelta giustificabile senza dubbio alla luce dell'attuale situazione economica, ma indubbiamente poco assennata, anzi decisamente sbagliata, visto quanto si perde a tenere i soldi fermi sul conto corrente.

Ci sono infatti due nemici chiave della liquidità parcheggiata senza essere investita: i costi del conto corrente e l'inflazione.

Conto corrente: l'inflazione erode la liquidità. In 20 anni perdi quasi il 30%

Proprio in queste ultime settimane si è avuta un'improvvisa impennata dei tassi, non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa, per via dei timori legata ad una crescita dell'inflazione sulla scia dell'attesa ripresa economia dopo il crollo del 2020.

L'inflazione è una sorta di "tassa occulta" che erode in maniera silenziosa il valore dei soldi tenuti fermi sul conto corrente, ossia del denaro che non produce alcun rendimento in quanto non investito.

Se nel 2020 l'inflazione in Italia è stata addirittura negativa, così non è stato negli ultimi 20 anni, quando la media si attesta intorno all'1,7%.

Tenendo conto di questo dato, chi avesse lasciato fermi sul conto corrente 10.000 euro dal 2000, oggi farà i conti con una somma che vale poco più di 7.000 euro, con una perdita quindi di quasi il 30%.

Conto corrente: soldi fermi? Ecco quanto perdi se non investi

All'erosione del valore del proprio denaro dovuta all'inflazione, bisogna poi aggiungere poi quello che si è perso non investendo in qualche modo la liquidità tenuta ferma invece sul conto corrente.

In un'intervista al Corriere Economia, Raffaele Zenti, co-fondatore di AdviseOnly, ha dichiarato: "Dal 1900 al 2019, le azioni hanno offerto un ritorno annualizzato del 3,10% e le obbligazioni del 4,80%.

Un portafoglio bilanciato (50%-50%), invece, ha reso il 3,95% l’anno. E stiamo parlando di rendimenti reali, quindi al netto dell’inflazione".

Anche negli ultimi 20 anni, lo stesso arco temporale in cui l'inflazione ha eroso quasi il 30% del valore del denaro fermo sul conto corrente, i rendimenti sono stati molto interessanti.

Chi ha investito ad esempio nell'azionario ha realizzato una performance del 5,2%, mentre chi ha voluto rischiare meno e ha puntato sui bond ha portato a casa il 2%.

Conto corrente: occhio ai costi di gestione e all'imposta di bollo

Se l'inflazione e il mancato investimento sono due nemici dei soldi fermi sul conto corrente, non bisogna dimenticare un'altra voce importante rappresentata dai costi di gestione. 

Proprio nel 2020 si è avuto un etto incremento del costo annuo di un conto corrente tradizionale che si è aggirato intorno ai 123 euro, con un incremento di oltre il 20% rispetto al 2019. 

E' stato ancora più alto l'aumento dei costi per un conto corrente online che in media però richiede un esborso ben più contenuto di poco meno di 60 euro annui.

Infine, da non dimenticare che chi tiene la liquidità ferma sul conto corrente deve sobbarcarsi anche un altro costo che scatta quanto la giacenza media è superiore a 5.000 euro.

In questi casi infatti si deve pagare l'imposta di bollo, una tassa che finisce nelle casse dello Stato e che su base annua è pari a 34,2 euro per le persone fisiche, ma sale a 100 euro per le aziende, le imprese e i titolari di partita IVA.