Contributi a fondo perduto: soldi in arrivo! Per chi?

Soldi in arrivo per chi ha partita Iva. C’è da capire, nello specifico, chi li riceverà automaticamente e chi invece deve fare domanda. Cambiano anche dei criteri con cui stabilire l’importo, quindi attenzione all’opzione più conveniente!

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I contributi a fondo perduto sono stati riconfermati anche nel Decreto Sostegni Bis, non poteva essere altrimenti. L’ultima ondata di contagi, tra febbraio e marzo scorsi ha costretto a adottare le ennesime misure restrittive secondo i soliti criteri delle regioni “colorate”, stabilite sulla base di indicatori ben precisi. Tanti ne hanno risentito, ancora una volta, bloccando la propria attività per un periodo indefinito e subendo anche tutta una serie di danni indiretti difficilmente calcolabili.

Una situazione che per molte attività si è rivelata praticamente insostenibile, con il problema di una serie di costi rimasta invariata (i cosiddetti costi fissi) ma nessuna entrata in grado di controbilanciare e tenere a galla l’attività. Già il Governo Conte II aveva concepito questi aiuti come un’iniezione di liquidità per quelle attività in difficoltà, ma è stato chiaro fin da subito a tutti che non potessero bastare a compensare le perdite rilevate.

Una conseguenza in realtà inevitabile, perché la situazione ha colto tutti di sorpresa e non era possibile farvi fronte diversamente. Questi aiuti, tra l’altro, sono stati fin dal principio criticati dagli addetti ai lavori in quanto insufficienti, ma è anche vero che si tratta di misure interamente pagate a debito e quindi non è facile approvarle e “gonfiarle”.

Semplicemente questi aiuti possono essere concepiti come un sostegno, una sorta di jolly che per quanto piccolo possa far tirare un sospiro di sollievo a chi detiene l’attività. Proviamo a capire come funziona la misura approvata ancora una volta nell’ultimo Decreto, il Decreto Sostegni Bis, e proviamo anche a mettere in chiaro tempistiche e modalità.

Se fossi interessato ad approfondire queste tematiche, ti suggeriamo il canale YouTube “Redazione The Wam” che fornisce aggiornamenti molto precisi e chiari giorno per giorno. In particolare, in questo video parla dei pagamenti in arrivo nel mese di giugno, ti suggerisco di dare un’occhiata:

Contributi a fondo perduto: come funzionano?

I contributi a fondo perduto funzionano in maniera semplice, confrontando il fatturato nell’anno 2019 (intenso come ultimo anno “normale”) al fatturato ottenuto nel 2020 o tra aprile del 2020 ed il marzo del 2021, come succesivamente verrà spiegato in maniera più approfondita. Il confronto tra l’anno normale e l’anno “viziato” dalla pandemia deve riportare una perdita di almeno il 30% per poter accedere ai contributi previsti.

Il 30% è ritenuta la percentuale per poter considerare come considerevole la perdita subita. Criterio che, ovviamente, esclude qualcuno e dunque fa qualche scontento. Inevitabile, dato che è così ogni qual volta si decide un criterio per l’assegnazione di bonus e sussidi, ma non è l’unico aspetto che ha fatto storcere il naso ai potenziali percettori, come vedremo successivamente.

In generale, i contributi a fondo perduto non hanno cambiato la ratio nel corso dei mesi, considerando quei soggetti che più hanno sofferto delle chiusure. È cambiato il criterio di calcolo ed in alcune fasi anche gli importi previsti. Vediamo quindi come calcolare gli importi in questo caso e quali altri criteri prendere in considerazione.

Contributi a fondo perduto: importo

Passiamo a parlare dell’importo del contributo: il minimo è 1000 euro per le persone fisiche e 2000 euro per le imprese. Partite Iva che quindi beneficeranno almeno di questa cifra, ma che possono raggiungere anche importi di gran lunga superiori.

Ad accedere al minimo dell’aiuto sono infatti le partite Iva neonate, che non hanno quindi possibilità di confrontare l’anno corrente con il 2019, in quanto nel 2019 ancora non esistevano. Vien da sé che per questi soggetti non può che essere previsto il minimo, considerando anche che hanno in buona parte iniziato l’attività quando il covid era già arrivato nella nostra quotidianità ed hanno quindi potuto fare delle scelte al netto di ciò.

Anzi, in tal senso secondo molti soggetti non vi doveva neanche essere la possibilità di accedere ai bonus per questi soggetti, in quanto hanno iniziato un’attività al netto del coronavirus ed hanno quindi potuto adeguarsi senza subire lo stesso danno di chi invece era già nato economicamente parlando, ben prima del marzo del 2020.

Una critica onesta ed in parte ragionevole, ma che non ha cambiato l’opinione del Governo che ha riconfermato questo aspetto dopo averlo approvato nel primo Decreto Sostegni. Per quanto riguarda il calcolo dell’importo, rimane tutto praticamente invariato rispetto al primo Decreto Sostegni, facendo riferimento a queste percentuali:

  • 60% per soggetti con ricavi e compensi non superiori a 100 mila euro (la percentuale sale al 90% se non è stata ricevuta l’indennità precedente);
  • 50% per soggetti con ricavi e compensi compresi tra 100 mila euro e fino a 400 mila euro (la percentuale sale al 70% se non è stata ricevuta l’indennità precedente);
  • 40% per soggetti con ricavi e compensi compresi tra 400 mila euro e fino a un milione di euro (la percentuale sale al 50% se non è stata ricevuta l’indennità precedente);
  • 30% per soggetti con ricavi e compensi compresi tra un milione di euro e fino a 5 milioni di euro (la percentuale sale al 40% se non è stata ricevuta l’indennità precedente);
  • 20% per soggetti con ricavi e compensi compresi tra 5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro (la percentuale sale al 30% se non è stata ricevuta l’indennità precedente).

Calcolo che comunque non è da fare per chi, come detto, non ha possibilità di usare il 2019 come anno di riferimento ed anche per chi va oltre la soglia dei 10 milioni di euro, su cui però ci sarà un approfondimento successivamente. In ogni caso non è possibile ricevere una cifra superiore a 150.000 euro di indennità, dunque il calcolo si ferma a questa cifra in qualunque caso.

Contributi a fondo perduto: domanda

Per quanto riguarda la domanda, invece, ci sono novità interessanti. Innanzitutto, non sarà necessario fare domanda per chi ha ricevuto la prima tornata, quella prevista dal primo Decreto Sostegni, perché l’accredito arriverà in automatico. Una bella notizia che velocizza le procedure e toglie un po’ di pensieri ai potenziali beneficiari.

Ricordiamo che la domanda per la prima misura messa a disposizione con il Decreto Sostegni doveva essere inviata entro e non oltre il 28 maggio, con soggetti che a quell’epoca avevan già ricevuto da alcuni giorni l’importo. Tempi tecnici tagliati, domanda automatica e criteri e requisiti rimasti praticamente invariati, come già noto.

Non sarà necessario fare domanda per molti soggetti che potranno usufruire di quanto dichiarato al contributo precedente, mentre chi dovesse decidere di fare domanda potrà comunque procedere a partire dal 23 giugno, dunque a brevissimo.

Tra l'altro, come spiegato dal ministro Franco, potrebbe esserci la possibilità di accedere al bonus anche per le imprese con fatturato tra i 10 ed i 15 milioni. Questo perché c'è un piccolo "tesoretto" rimasto inutilizzato a causa del basso numero di domande allo scorso contributo: dovevano arrivarne circa 3 milioni, ed invece ne sono arrivate solo due milioni. Risorse che permettono quindi di allargare la schera di aziende a cui l'aiuto è destinato.

Contributi a fondo perduto: data di pagamento

Arrivano altre belle notizie: chi aveva l’accredito automatico del contributo, probabilmente, ha già ricevuto i soldi!

Infatti, nella giornata del 18 giugno è stato confermato che fossero in arrivo le disposizioni di pagamento per chi doveva riceverlo in forma automatica. Platea piuttosto vasta che quindi non deve far altro che controllare il conto in banca, senza nessun altro pensiero e nessuna preoccupazione.

Chi invece presenterà domanda dal 23 giugno, dovrebbe con ogni probabilità ricevere i soldi in un periodo compreso tra i 25 ed i 35 giorni dopo l’accettazione, in pratica nello stesso modo in cui era avvenuto con i contributi precedenti.

Contributi a fondo perduto: tre forme

Ci sono in realtà tre tipologie di contributo e la prima è quella classica, dunque quella che già conosciamo. Per quanto sia comoda ed automatica, ha il difetto di non poter essere modificata rispetto a quanto ricevuto e dichiarato nel mese di maggio.

La seconda invece prevede la possibilità di modificare quanto dichiarato in precedenza per poter accedere ad un contributo di importo più alto. Si tratta del bonus aggiuntivo, novità di questo Decreto Sostegni Bis, che permette di usare come riferimento, lo avevamo accennato in precedenza, il fatturato medio mensile nel mese che va dal 1° aprile 2020 al 31 marzo 2021. Ovviamente, ricorrerà a questa misura differente chi, facendo i propri calcoli, può ricevere di più di quanto aveva ricevuto nella precedente occasione.

Il terzo ed ultimo tipo di calcolo può essere effettuato sul reddito prodotto e non sul fatturato. Il fatturato, come ben noto, non è quanto effettivamente un’impresa guadagna, ma piuttosto quanto incassa. Considerare il fatturato significa non avere una visione complessiva di come sia il contesto e del danno reddituale effettivamente subito dai soggetti coinvolti. Sarà possibile, dunque, calcolare la cifra del contributo sulla base del calo di reddito che deve comunque essere diminuito almeno del 30% rispetto all’anno precedente.

Contributi a fondo perduto e futuro

Eccoci a parlare del futuro di questa misura emergenziale: servirà ancora?

La risposta è no, almeno stando alla situazione attuale e restando fiduciosi nei confronti dei vaccini e della popolazione che si sta vaccinando. Questa spinta è sicuramente positiva e sarà necessario continuare ad insistere su questo aspetto per raggiungere il più in fretta possibile l’immunità.

Non è questa l’unica misura che, almeno per ora, non sembra dover essere prorogata nei prossimi mesi. C’è anche la fine del blocco dei licenziamenti, così come il Reddito di emergenza che potrebbe essere alla sua ultima apparizione avvenuta proprio nel Decreto Sostegni Bis.

Moltissimo lavoro per Mario Draghi, ex Governatore della Banca Centrale Europea, che dovrà fare delle scelte senza dubbio discutibili ed opinabili, ma fondamentali per la ripresa del paese e per la fine di questo lungo periodo di restrizioni. Spingere i consumi (anche attraverso i bonus), aiutare le imprese più in difficoltà e prevedere delle misure che possano ammortizzare il pesante impatto del ritorno dei licenziamenti sul mondo del lavoro. Queste sembrano essere le priorità, con il premier che tra l’altro si è mostrato fin dal suo insediamento piuttosto critico nei confronti delle misure troppo assistenzialiste e dunque vedremo se metterà in atto una vera e propria rivoluzione di ciò che non funziona oppure se aspetterà ancora.