Katowice è una città ad est di Cracovia, nel cuore carbonifero della Polonia, famosa proprio per l’industria pesante. Non è un caso, quindi, che sia stata scelta come sede di COP24, la Conferenza mondiale sul clima promossa dalle Nazioni Unite, che si svolge dal 2 al 14 dicembre per fare il punto sull’impegno della comunità internazionale nella lotta al surriscaldamento globale.

Anche se dai partecipanti arrivano segnali contrastanti, la gravità del fenomeno è ormai sotto gli occhi di tutti. Secondo il report dell’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO), nel 2017 gli eventi climatici estremi sono stati la causa del 26% delle perdite di raccolti agricoli, del caldo estremo che ha interessato circa il 30% della popolazione mondiale, delle inondazioni che hanno colpito 41 milioni di persone nel solo sud-est asiatico e la lista potrebbe continuare ed aggiornarsi con i disastri ambientali che recentemente hanno colpito l’Italia.

Le perdite economiche

Secondo la Relazione della Commissione europea sull'attuazione della strategia dell'Ue di adattamento ai cambiamenti climatici, presentata il 12 novembre al Parlamento e al Consiglio europeo, “le perdite economiche registrate in Europa nel periodo 1980-2016 provocate da fenomeni meteorologici e altri eventi estremi legati al clima hanno superato i 436 miliardi di euro. L’’Italia è il secondo paese più penalizzato dopo la Germania. Si stima che i danni si decuplicheranno entro la fine del secolo se non verranno intraprese azioni di contrasto.

D’altro canto, il 97% degli scienziati concorda sul fatto che siano stati gli uomini la causa prevalente del surriscaldamento osservato a partire dalla seconda metà del 20° secolo. Il Panel intergovernativo sul Climate Change (IPCC) indica in circa un grado dai livelli pre-industriali l’aumento provocato dalle attività della popolazione mondiale. Le probabilità di un incremento di 1,5 gradi tra il 2030 e il 2052 sono elevate con rischi per la salute, l’alimentazione, la disponibilità di acqua e la crescita economica. Secondo alcune stime, presentate alla Morningstar Investment Conference dal professor Francesco Bosello del Dipartimento di Scienze ambientali dell’Università di Milano, il costo, in termini di riduzione del Prodotto interno lordo mondiale, potrebbe arrivare al 20-30% se gli scenari più pessimistici dovessero avverarsi.