Un breve post, “discretamente tecnico”, per chiarire alcuni concetti sulla correlazione tra prezzi (da un lato) e quantità di moneta in circolazione (dall’altro).

La teoria quantitativa della moneta afferma che

MV = PQ

ovvero, che il prodotto tra la moneta esistente e la sua velocità di circolazione equivale al prodotto tra prezzi medi e quantità prodotta di beni e servizi.

E’ un’identità contabile e quindi è tautologicamente vera. Entrambi i lati dell’eguaglianza, infatti, corrispondono al valore delle transazioni di beni e di servizi, effettuate nell’ambito del sistema economico.

Allora, se V e Q rimangono costanti, ad ogni incremento di M deve corrispondere un incremento di P. Stampo moneta e i prezzi salgono.

Appunto: se V e Q rimangono costanti.

Quando, però, l’economia è depressa – quando cioè la capacità produttiva è sottoutilizzata, quindi persone e aziende sono disoccupate o lavorano al di sotto delle loro potenzialità – una crescita di M rivolta all’acquisto di beni e di servizi (e di conseguenza all’incremento di domanda reale) produce la crescita di Q, e non di P.

I prezzi non salgono perché l’offerta di beni e di servizi aumenta di pari passo alla domanda. In questo caso, quindi, la correlazione tra M e P si rompe.

L’altro caso di rottura è quanto si è verificato, in particolare nell’Eurozona, con le operazioni di Quantitative Easing, rivolte all’acquisto di titoli, senza però che si verificasse un’espansione fiscale (senza, quindi, immissione di potere d’acquisto nell’economia, mediante maggiore spesa pubblica e/o minori tasse).