Ieri per chi guarda solo l’azionario, in apparenza la giornata ha riservato il previsto tentativo di rimbalzo da parte degli indici azionari, che doveva essere valutato nella sua entità per fare delle ipotesi sulla durata e profondità complessiva della correzione in atto.

Però si sono viste anche altre cose un po’ strane che, se dovessero durare, andrebbero a scombinare correlazioni finora robuste e creare divergenze non facili da interpretare.

Andiamo con ordine: l’azionario USA ha esteso il rimbalzo iniziato nell’ultima ora di lunedì, mentre quello europeo ha provato ad iniziarlo, ma senza troppa convinzione. Il confronto tra SP500 e Eurostoxx50 è spietato. L’indice USA ha fatto ieri +1,05% ed il suo rimbalzo dal minimo di lunedì ha già recuperato il +2,7%. Eurostoxx50 invece, sebbene abbia provato a staccarsi dai valori della brutta chiusura di lunedì, alla fine ha chiuso con un modesto +0,10% ed il recupero dai minimi è poco più alto (+0,4%). La conseguenza è il nuovo tonfo della forza relativa dell’Europa rispetto all’America e la conferma di una debolezza strutturale che è lungi dall’essere annullata. A proposito di forza relativa, spicca nuovamente quella del Nasdaq100, dopo l’appannamento mostrato nella prima parte di questa correzione. L’indice tecnologico, trascinato ieri dai suoi campioni, su cui si sono ributtati a comprare i robinhooder, ha fatto +1,88% ed ha esteso il suo recupero dal minimo di lunedì a +4,8%.

L’interpretazione che si potrebbe dare alla debolezza europea ed alla forza del Nasdaq100 è tutta legata alle aspettative sull’evoluzione dei contagi da coronavirus nei prossimi mesi di autunno-inverno, prima che venga reso disponibile un vaccino abbastanza sicuro. I contagi da settimane crescono in tutti i paesi europei principali ed in parecchi di loro a ritmi da record mai visti prima, mentre anche in USA si è fermato il miglioramento e la curva dei contagi e delle ospedalizzazioni ha ripreso a salire. Dappertutto si succedono dichiarazioni preoccupate dei responsabili sanitari su quel che potrebbe capitare con l’arrivo dei primi freddi e dell’influenza classica stagionale, in aggiunta al coronavirus. Ai fini economici e finanziari la percezione degli ambienti scientifici e sanitari conta molto, perché sono quelli in grado di allarmare i politici e “costringerli” a misure di lockdown che in estate si sono allentate. Il mercato non pensa che si tornerà alla modalità “Restate a casa” globale che si è vista la scorsa primavera, ma a misure più a macchia di leopardo e restrizioni varie. Queste modalità, di cui ieri si è avuta l’anticipazione da parte di Boris Johnson in Gran Bretagna, che ha annunciato un sistema di lockdown parziale per 6 mesi, è sperabile che bastino a contenere l’avanzata del virus, ma non è chiaro quale impatto reale potranno avere sull’economia. Pare comunque certo che non aiuteranno la ripresa dalla recessione in corso e che penalizzeranno ancora i settori già maggiormente in crisi, perché continueranno ad ostacolare le attività che si basano sugli spostamenti e sulla partecipazione sociale. Questa seconda botta, ancor prima che queste attività abbiano rialzato la testa, rischia di infliggere il K.O. del fallimento a molte imprese dei settori turismo, viaggi, ristorazione collettiva, spettacolo, che sono una quota molto significativa del PIL delle economie più avanzate. Ecco perché è l’Europa a soffrire di più questa correzione.

Ma, contemporaneamente, la prospettiva di nuovi lockdown spinge parecchi operatori ad ipotizzare la ripetizione di quel che abbiamo visto in primavera ed estate, quando le grandi società tecnologiche specializzate nell’intrattenimento casalingo, nel commercio elettronico, nei servizi cloud e nelle piattaforme di lavoro a distanza sono state premiate con aumento di fatturato ed utili ed hanno messo a segno fantastici rialzi delle quotazioni, spingendo il Nasdaq100 in paradiso, a guardare dall’alto l’inferno dell’economia reale e dei settori tradizionali. 

Perciò l’ipotesi sempre più gettonata di ripetizione, anche se in tono minore, dei lockdown spinge all’acquisto delle “stay at home share”, che stanno recuperando in fretta i crolli e trascinano al recupero anche gli indici che li contengono in abbondanza.

Tutto ok, allora? Correzione finita?

Neanche per sogno, perché qualcosa (o molto) non quadra. Si vedono divergenze e disallineamenti in correlazioni in precedenza collaudate, che lanciano messaggio contradditori ed impongono molta cautela operativa.

Poco da dire sul petrolio, che, dopo il crollo di lunedì, ieri è cautamente rimbalzato, ma tendenzialmente sembra orientato a proseguire nella sua correzione, dato che una economia nuovamente  “stay at home” difficilmente aumenterà la domanda di greggio.

Qualcosa in più è da notare sul cambio. Tradizionalmente il cross Euro/Dollaro tende a migliorare quando i mercati salgono e peggiorare quando il dollaro diventa valuta rifugio durante le discese impulsive dei mercati azionari. Ma ieri, nonostante il deciso rimbalzo dell’azionario USA, il dollaro non si è indebolito, ma rafforzato. Al punto che EUR/USD è andato a rompere al ribasso 1,17, un livello che ha sostenuto l’EUR/USD da fine luglio fino a ieri. Un tale comportamento non è spiegabile con la boutade di Trump, che ha affermato che i suoi tecnici gli hanno impedito di intervenire per indebolire la valuta. Trump in campagna elettorale ne spara una dietro l’altra.

Altra correlazione che è saltata, almeno nel breve periodo, è quella tra l’andamento dei mercati azionari e quello dei preziosi. Da parecchi mesi il rialzo dei mercati azionari si è accompagnato a quello dei metalli preziosi (oro e argento). Abbastanza a braccetto sono andati anche nelle fasi di correzione. Invece ieri il cospicuo rimbalzo degli indici azionari USA non ha impedito ai metalli di proseguire il calo, che già lunedì era stato molto forte, con un ulteriore tonfo. Anche questo non è normale e, se continuasse nel tempo, obbligherebbe a cambiare le aspettative di correlazione.

Per finire, e tanto per complicare un po’ le idee, notiamo anche una divergenza sul Vix, l’indice della paura. A fronte di SP500 che ha realizzato minimi discendenti durante la correzione in atto, avremmo dovuto assistere a massimi crescenti sul Vix. Invece il Vix ha fatto massimi discendenti, in divergenza rispetto al comportamento “normale”.

Come si può constatare, le divergenze sono troppe e di tenore tra loro… divergente.

Ricaviamo una sensazione di caos direzionale, che andrà certamente ricondotto nei prossimi giorni ad un maggior ordine. Oggi intanto pare molto sensato limitarsi ad osservare come i mercati cercheranno di raccapezzarsi.