Siete tutti soddisfatti perché finalmente vi è stato approvato il tanto sospirato Reddito di Cittadinanza? Magari avete in mano anche la vostra bella card su cui, vi hanno promesso, ogni mese verrà caricato con regolarità la somma che vi è stata assegnata? Bene non resta altro da fare che iniziare a spendere. In genere è così. Però potrebbe succedere, e in realtà succede anche con una discreta frequenza, che la tessera proprio non voglia saperne di lasciarci accedere al nostro gruzzoletto.

Partiamo subito col dire che se tutti gli ingranaggi girano come dovrebbero, nel caso ci sia una ragione grave per cui la carta è bloccata dovremmo già esserne stati informati. Si tratta delle ipotesi in cui siamo sottoposti a dei controlli o a delle indagini e quindi a scopo cautelare ci vengono sospese le erogazioni. Anche in quel caso però non è il caso di farsi prendere dal panico, perché si tratta di una prassi normale, che non porta necessariamente a conseguenze sia in termini penali che di revoca del beneficio. Completate le indagini, se tutto risulterà in regola la nostra card sarà riattivata al più presto, anche se magari i tempi della burocrazia non si distinguono per rapidità.

Nella maggior parte dei casi, se non ci è arrivata nessuna comunicazione, possiamo stare tranquilli perché si tratta di un problema di malfunzionamento del sistema o di un nostro errore. Nel primo caso sarà sufficiente riprovare più tardi e nel secondo rivolgersi a uno sportello e chiedere assistenza all’addetto. Se il problema è più complicato, invece possiamo trovarci in uno di quei casi in cui l’INPS per legge deve bloccare la card, ma anche in quella ipotesi qualcosa che possiamo fare c’è ancora. 

Che cosa è la card del Reddito di Cittadinanza

Si tratta di una carta elettronica simile a quelle comunemente usate da tutti per fare i pagamenti o per prelevare piccole somme. La card del Reddito di Cittadinanza è rilasciata da PostePay, che è competente per tutta la parte che riguarda il funzionamento e la sicurezza. Per quanto riguarda problemi relativi al riconoscimento del beneficio, o all’entità delle somme messe a disposizione il riferimento è l’INPS.

La carta è personale e può essere utilizzata solo col PIN associato ed è simile nel proprio utilizzo alle normali carte Bancomat. In realtà, trattandosi di qualcosa di diverso nella sua funzione, rispetto a quelle, presenta dei limiti. Può essere usata per fare pagamenti nei negozi, ma rispettando i limiti fissati dalla legge per merceologia. I pagamenti, possono essere fatti direttamente con la carta solo negli esercizi commerciali che siano convenzionati con il circuito MasterCard, evidenziato di solito da una vetrofania all’ingresso del negozio.

Con la stessa carta è possibile fare dei prelievi in contanti rispettando i limiti fissati per legge. Inoltre presentando la stessa sarà possibile fare allo sportello dell’ufficio postale un bonifico mensile per pagare la rata del mutuo, o per pagare il canone di affitto della propria abitazione. 

Card del Reddito di Cittadinanza bloccata per PIN sbagliato

La card del Reddito di Cittadinanza, nell’uso è uguale a una classica tessera del Bancomat. Può essere usata solo se contestualmente si digita il PIN. Si tratta di un numero, in genere di cinque cifre, che ci viene dato alla consegna della carta, o spedito per posta. Trattandosi dell’unico modo per accedere ai soldi caricati sulla card, deve essere conservato con cura, in un posto diverso da quello della card e non deve mai essere rivelato ad estranei.

Scopo del PIN è quello di proteggere il nostro conto, impedendo che in caso di perdita della card altri vi possano accedere. In realtà in caso di furto della card un truffatore esperto probabilmente troverà ugualmente un modo per forzare il sistema. Tutte le carte di questo tipo però hanno un sistema di sicurezza semplice e efficace, che prevede che in caso si digiti in modo errato il PIN per un certo numero di volte, la carta venga bloccata impedendo di accedervi anche a chi sia in possesso del codice giusto.  

Un’ipotesi di questo tipo si risolve in modo piuttosto semplice. Basta rivolgersi allo sportello di Bancoposta e chiedere che la card sia sbloccata. L’operazione in genere è immediata, non prevede alcun costo e ripristino tutto lo stato dei fatti precedente al blocco. Quindi stesso PIN e stesse modalità di utilizzo. 

Quando il blocco della Card del Reddito di Cittadinanza è una truffa

Se la nostra carta del reddito di cittadinanza è bloccata, chiediamoci anche se non siamo stati vittime di una truffa. Nella maggior parte dei casi si tratta di una truffa chiamata phishing: i delinquenti inviano a caso una serie di comunicazioni dove per esempio dicono che è stato rilevato un tentativo di accesso alla nostra carta e che è necessario fornire i nostri dati per confermare la nostra identità. Una volta che noi gli abbiamo fornito il nostro PIN sarà per loro semplice bloccarla impedendo a noi di accedere e poi svuotarla.

In questi casi l’unica cosa da fare è quella di presentare una denuncia alla polizia postale. Rivolgiamoci poi al nostro sportello di riferimento e vediamo se è possibile recuperare ancora una parte dei soldi caricati sulla nostra carta. Ci verranno probabilmente fornite nuove credenziali e se del caso anche una nuova carta. 

Card del reddito di cittadinanza bloccata se faccio spese folli

Il Decreto Legislativo numero 4 del 2019, elenca una serie di spese che non possono essere fatte con la card del reddito di cittadinanza. In realtà è piuttosto difficile sbagliare, anche se non si ha sottomano l’elenco perché sono gli stessi commercianti che rifiutano di accettare la card, visto che sono previste sanzioni anche a loro carico in caso di abusi.

Nonostante siano previsti dei controlli è comunque difficile, però che ci possa essere un blocco immediato, che segua, magari a un unico acquisto sbagliato. Questo dipende dalla difficoltà che avrebbe l’INPS nel monitorare tutte le singole spese. Innanzitutto c’è una questione di riservatezza che vieta che l’ente entri nella dispensa, o nell’armadio dei percettori di Reddito di Xittadinanza a controllare come nel dettaglio siano stati spesi i soldi. Ce lo dicono gli stessi moduli da compilare al momento della richiesta del reddito, dove è messo nero su bianco che l’INPS non tratterà alcun dato sugli acquisti effettuati con la carta.

La legge prevede in effetti che PostePay periodicamente invii all’INPS una comunicazione che costituisce una sorta di estratto conto sui movimenti della carta. Il regolamento che lo gestisce, però precisa che queste comunicazioni dovranno essere generiche indicando gli importi spesi e quelli prelevati, ma senza entrare nei dettagli dei singoli acqusiti. Solo nel caso questi controlli offrano un quadro ambiguo, in genere sono fatte verifiche più approfondite che portano al blocco della card. Probabile che questo si verifichi solo a seguito di comportamenti scorretti consolidati, piuttosto che da un’unica svista. 

Card del Reddito di Cittadinanza bloccata per chi mente

La ragione più diffusa che porta al blocco della card del Reddito di Cittadinanza è quella di chi fornisca informazioni false, oppure ne ometta alcune. Parliamo naturalmente di informazioni che incidano sulla concessione del beneficio o sull’entità dell’assegno. La Corte di Cassazione con la sentenza 5290 del 2020 ha precisato che

non è lasciata al cittadino la scelta di decidere che cosa comunicare e che cosa omettere. Correttezza vuole che tutte le informazioni che possano avere un rilievo siano fornite in modo preciso.

Quindi qualsiasi omissione, che riguardi il reddito, proprio o dei familiari, o che riguardi la falsa attestazione dello stato di disoccupazione dà luogo prima al blocco e poi al sequestro della carta con revoca del Reddito di Cittadinanza e richiesta di restituzione di quanto già percepito. Non rileva a questo scopo che il sussidio sarebbe stato approvato anche se fossero state fornite tutte le indicazioni. 

Card del Reddito di Cittadinanza bloccata per i lazzaroni

Il Decreto Legisaltivo 4 del 2019

mette espressamente tra gli obblighi di chi accede al Reddito di Cittadinanza quello di trovare un'occupazione, o quantomeno quella di impegnarsi a cercarlo e di iniziare un percorso di riqualificazione professionale, o di accesso al mondo del lavoro nel caso non abbia mai lavorato.

A questo scopo la legge dispone che si debba presentare la DID  e di seguito ci si debba presentare presso il centro per l’impiego della sua zona. In questa occasione sosterrà un colloquio che avrà lo scopo di individuare la via migliore per avviarsi verso un lavoro. Al termine firmerà un patto per il lavoro dove si impegnerà a seguire corsi professionali, o a impiegare un certo numero di ore svolgendo lavori di utilità sociale per il proprio comune o per altri enti locali.

Chi dovesse rifiutare di firmare il patto e quindi di fatto non rispettare la propria metà dell’accordo si vedrà bloccata dapprima la carta e poi revocato il Reddito di Cittadinanza. Stessa sanzione è applicata se tutti i componenti del nucleo familiare che ne hanno l'obbligo non presentano la DID, non accettano un posto di lavoro, salvo i casi in cui la legge consente il rifiuto e infine se non accettano di svolgere le ore di lavoro utile che gli sono state assegnate. 

Come fare ricorso contro il blocco della card del Reddito di Cittadinanza

Cercando nella normativa sul Reddito di Cittadinanza non troviamo una procedura specifica da seguire nel caso la card ci venga bloccata. In effetti quello contro cui dobbiamo fare ricorso, nella maggior parte dei casi, è la ragione per cui ci è stata bloccata la carta. In ogni caso, anche se formalmente si tratta di qualcosa di piuttosto diverso, in concreto le strade possibili sono sempre le stesse.

Si tratterà di valutare se conviene scegliere un ricorso amministrativo che va presentato presso l’ente che secondo noi ha fatto l’errore. In questo caso i tempi per il ricorso sono fissati in 30 giorni da quello del provvedimento che ha portato al blocco della nostra carta. In alternativa sarà possibile ricorrere presso un Tribunale. In questo caso sono 40 i giorni che abbiamo a disposizione prima di perdere il diritto a ricorrere.