Il primo trimestre del 2020 è stato uno dei peggiori di sempre. Gli effetti della pandemia legata al Coronavirus sul prodotto interno lordo e sulla domanda aggregata si sono rapidamente diffusi su scala globale. La discesa dei rendimenti dei titoli di Stato è proseguita negli Stati Uniti e nell’area dell’euro, i differenziali di rendimento tra i Btp e i titoli tedeschi hanno avuto forti oscillazioni. Le ripercussioni della crisi sui listini azionari sono state pesanti, peraltro a partire da livelli storicamente elevati: nei principali paesi, gli indici sono crollati del 25% circa e la volatilità è risalita su livelli non registrati dai tempi della crisi finanziaria del 2008.

Mostrando comunque una tenuta di fondo, gli strumenti di previdenza complementare ne hanno ovviamente risentito. Secondo gli ultimi dati del Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), nel primo trimestre i rendimenti medi sono stati in generale negativi. Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i fondi negoziali hanno perso il 5,2%, i fondi pensioni aperti il 7,5% e i PIP di tipo unit linked il 12,1%. Entrando nel dettaglio delle diverse linee d’investimento, si va dal -18% segnato in media dai PIP unit linked azionari puri al -0,8% dei fondi negoziali obbligazionari puri. Nello stesso periodo, il TFR si è rivalutato del 0,4%.

Valutando i rendimenti su orizzonti più propri del risparmio previdenziale, comunque, l’impatto della crisi appare più limitato. Tra l’inizio del 2010 fino a fine marzo 2020, il rendimento medio annuo composto è pari al 3% per i fondi negoziali e per i fondi aperti, al 2,4% per i PIP di ramo III (unit linked) e al 2,5% per le gestioni di ramo I (gestioni separate). Nello stesso periodo, la rivalutazione media annua composta del TFR è stata pari al 2%.

Le adesioni

Alla fine di marzo 2020 il numero di posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari è di 9,185 milioni; la crescita nel primo trimestre, 68.000 unità (0,7%), è stata limitata rispetto ai trimestri precedenti. A tale numero di posizioni, che include anche quelle di coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, corrisponde un totale degli iscritti che può essere stimato in 8,325 milioni di individui. L’incremento maggiore lo ha registrato il fondo rivolto ai lavoratori del settore edile, per il quale opera l’adesione contrattuale, seguito dal fondo destinato ai dipendenti pubblici, ancora peraltro caratterizzato da un livello di adesioni che rimane contenuto rispetto alla platea potenziale. Nelle forme pensionistiche di mercato, i fondi aperti contano 1,570 milioni di posizioni, crescendo di 19.000 unità (1,2%) rispetto alla fine del 2019. Per i PIP “nuovi” il totale delle posizioni è di 3,437 milioni, in aumento di 18.000 unità (0,5%).

Le risorse in gestione

Le risorse destinate alle prestazioni a fine marzo 2020 sono pari a circa 180 miliardi di euro; peraltro – si legge nel comunicato della Covip – il dato non tiene conto delle variazioni nel trimestre dei fondi preesistenti e dei PIP “vecchi”. Il patrimonio dei fondi negoziali, 53,7 miliardi di euro, risulta in diminuzione del 4,3% rispetto a fine 2019. Nei fondi aperti sono accumulati 21,6 miliardi di euro, 35 miliardi nei PIP “nuovi”; nel primo trimestre, la flessione è stata, rispettivamente, del 5,7 e dell’1,4%. Per tutte le forme, il calo delle risorse nel trimestre è spiegato in massima parte dalle perdite in conto capitale a fronte di una sostanziale stabilità dei contributi rispetto al passato.

Di Valerio Baselli