Quasi il doppio, rispetto all’anno passato +45%. E’ questa la percentuale di cui la GDO può andare fiera. 

Il lockdown, la contrazione dei consumi di base, le restrizioni, hanno fatto alzare l’asticella dei consumi quotidiani e a farne buoni guadagni sono state le insegne della GDO, soprattutto quelle che negli ultimi anni hanno avuto l’occhio lungo e si sono attrezzate per costruire piattaforme di vendita online dei propri prodotti.

Che si tratti di consegna a casa o ritiro in negozio, gli italiani un po’ per necessità un po’ per comodità hanno capito che fare la spesa online non è poi così male.

Se il deterrente di un e-commerce generico può essere stato nel tempo quello di pagare in più le spese di spedizione, problema scoraggiante che ha aumentato il tasso di abbandono dei carrelli virtuali, con il raggiungimento di una certa cifra le insegne hanno raggirato il problema. Anzi se la spesa viene addirittura ritirata in negozio, il costo si azzera completamente. 

I costi di fare una spesa online o andare al supermercato sono i medesimi, l’unica differenza è la scelta di optare per la consegna a casa, un piccolo contributo per gli operatori che gestiscono il trasporto va per forza calcolato, ma spesso è assorbito dalle stesse insegne che scelgono di omaggiare in modo promozionale il cliente dei costi di spedizione se il valore della spesa supera una certa cifra.

A fronte di questo, vogliamo mettere la comodità di restare seduti sul divano e ordinare la spesa settimanale con un click?

La crescita dei consumi online

La spesa online del canale B2C (Business to consumer) dal 2019 ad oggi è cresciuta in un sol botto del 45%. 

Ad un anno esatto dal primo lockdown, è quanto emerge da un’analisi condotta da Youthquake, agenzia con sedi a Milano e Londra che si occupa di data-driven marketing (un mix tra il marketing tradizionale e le tecnologie di analisi dei dati sugli utenti che puntano a restringere il campo di ricerca ad un target mirato).

Youthquake ha percorso analizzandoli i comportamenti dei consumatori italiani usando come riferimento quelli della Grande Distribuzione Organizzata la cosiddetta GDO.

Lo ha fatto per testare gli effetti che i consumi online hanno generato sulle abitudini dei consumatori italiani.

Il dato risultante è interessante: i retailer ringraziano, i carrelli virtuali si riempiono di prodotti aumentando le spese che definiremmo “abbondanti”.

Il “trend – ci dicono gli analisti - è dovuto alle limitazioni imposte dalle misure di contenimento della pandemia e che attualmente continua a guidare anche l'acquisto fisico del cliente all'interno dei supermercati".

La nascita dei sistemi di vendita online

La scelta di ritirare in negozio o ricevere la spesa a casa, non è certamente un servizio nato in Italia, né tantomeno di recente applicazione.

Negli Stati Uniti e in Europa, il sistema è stato già ben collaudato da diversi anni e da quasi tutte le principali catene di Supermercati. 

Ci sono soluzioni Click & Collect dove è possibile ordinare i prodotti online e passare in negozio ad un orario prestabilito a ritirarli, ad esempio al termine del lavoro saltando tutte le file o in pausa pranzo per non perdere tempo prezioso. 

E’ un’opzione che piace molto ai consumatori perché unisce i maggiori elementi positivi dell’acquisto: la scelta di fare l’acquisto senza stress direttamente da casa e il ritiro in un punto vendita fisico dove pagare senza temere frodi online.

Cosa piace di questo sistema?

Sicuramente il fatto che i prezzi online non cambiano rispetto ai prezzi dei prodotti venduti in negozio. In alcuni casi negli altri settori al di fuori della GDO, come il settore informatico o l’elettronico di consumo, i prezzi online tendono ad essere anche più convenienti per stimolare l’acquisto.

Altro punto a favore sono il ritiro gratuito. Raramente infatti chi decide di passare in negozio a ritirare la spesa preparata da un operatore interno al supermercato subisce un sovraprezzo. Sono molto rari i casi e comunque si tratta di un contributo davvero basso rispetto alla spesa a domicilio.

Punta di diamante sono i tempi di evasione degli ordini, si va da un minimo di poche ore, mediamente non meno di 3 ore, a 2 o 3 giorni massimo. Solitamente serve un giorno di attesa, il tempo di fare la spesa online la sera e la mattina dopo è già disponibile al punto informazioni per il ritiro.

La soluzione Click & Collect è una variante all’e-commerce puro, dove invece la logica di vendita è concentrata nell’acquisto online e nella spedizione a casa. 

Il pagamento se non avviene alla consegna, è sempre online, alcuni ancora sono reticenti a sfruttare i pagamenti elettronici, ma la comodità di ricevere la spesa sul pianerottolo (a parte questi periodi di lockdown dove il distanziamento è d’obbligo) non ha prezzo. 

Qui la maggiorazione può essere dovuta ai costi di trasporto e spedizione, che gravano interamente sul consumatore. Ma quando si ordinano bottiglie di acqua o vino, non c’è costo che tenga, la consegna fa passare il mal di schiena.

Ci sono anche soluzioni ibride come il drive-in dove si ritira la spesa passando in uno spazio drive senza neanche scendere dall’auto. L’ordine è sempre online, la scelta del pagamento anche, al drive o online, i tempi di preparazione della spesa sono rapidi, già dopo 2 o 3 ore è possibile passare a ritirare la spesa.

Ultima ma non meno efficaci, le soluzioni dark store, completamente chiuse al cliente, dove si evadono semplicemente gli ordini, come fossero semplici hub o magazzini, a cui talvolta si abbinano le soluzioni drive per il ritiro.

Pagamenti in negozio, online, anticipati, alla consegna

Le soluzioni per pagare online sono differenti e piacciono tutto sommato anche ai più sospettosi. 

Anche i gestori dei servizi di pagamento riconoscono il business, come i gestori delle carte di credito o delle app per il pagamento in moneta elettronica, corrono a progettare nuove evoluzioni delle loro applicazioni per ottenere opzioni sicure e dal ritorno economico soddisfacente.

Progetti con cash back per fornire sconti sul venduto o più semplicemente le classiche carte di credito, carte di debito, paypal, i bonifici online, il contrassegno: sono tutti sistemi di pagamento usati regolarmente. Affidabili, sicuri e dal processo rapido, questo è quello che viene richiesto. Sicurezza contro le frodi e tracciamenti affidabili sia lato cliente che esercente.

Nel momento in cui il cliente inserisce il proprio numero di carta di credito, i gestori agiscono come intermediari criptando i dati sensibili, processando le informazioni ricevute e facilitando le autorizzazioni all’acquisto.

Il reddito degli italiani influisce sugli acquisti

Che tipo di sistema usare e come pagare sono i mezzi per ottenere il fine. Nelle abitudini pre, durante e post lockdown il consumatore italiano ha messo in evidenza che:

"le abitudini di acquisto non potevano che risultare influenzate anche dalle variazioni di reddito degli italiani. In particolare si rileva che in molti casi l'indebolimento del potere di acquisto ha comportato per il 34% delle persone una maggior attenzione al prezzo dei singoli prodotti, situazione che ha favorito il ritorno in auge di strategie di email marketing”.

Qui entra in gioco la comunicazione. L’e-mail marketing ovvero il canale pubblicitario attraverso l’utilizzo delle mail che sembrava volgere ad una lenta ma costante perdita di interesse da parte del consumatore, torna di interesse perché offre la possibilità di essere meno invasivo di altre opzioni.

Il 75% degli utenti preferisce la comunicazione con mediante email ed sms. Questa soluzione offre la possibilità di mantenersi informati sulle promozioni e sulle offerte. Nonché è possibile ricevere buoni sconto se si è clienti affezionati o anche se non lo si è. 

Molti canali di e-mail marketing sono studiati per non incentivare l’abbandono del carrello di acquisto. Se il cliente non è convinto della sua spesa, dopo qualche giorno un sistema di reminder ricorda che quei prodotti sono sempre li ad attenderlo magari scontati questa volta del 10%.

Altro discorso interessante sulla scelta di fare la spesa online è che il lockdown ha fatto crescere il numero degli chef improvvisati. Il 49% degli italiani ha riscoperto le gioie della cucina in casa e di ingressare felicemente (il 35% ha dichiarato di mangiare di più, il 13 % di avere ridotto l’assunzione di cibo). 

In cucina si sperimentano nuove ricette, tanta pizza (il 52%) e tanti dolci (il 50%), la linea ne risente, ma l’umore resta alto.

Un dato interessante è che si mangia, ma si spreca meno, il 77% degli intervistati, hanno dichiarato che lo spreco alimentare è un problema, su tutti vincono le coppie, molto attente a non gettare il cibo, rispetto a chi è single e alle famiglie numerose. 

Ed ecco nascere le app anti-spreco, dove ristoratori, bar, panettieri, e supermercati offrono a prezzi stracciati box dal contenuto misterioso, con prodotti che hanno una scadenza prossima al termine per chi vuole risparmiare e non buttare via il cibo.

Dunque consumare sì, ma sempre responsabilmente con la sensibilità verso chi è meno fortunato.