La Turchia è finita quasi sempre sui titoli dei giornali nell'ultimo anno, a causa della sua economia in difficoltà e la situazione politica burrascosa. Tutti ricordiamo il crollo della sua valuta la scorsa estate, quando la lira turca è precipitata di quasi il 40% gettando l'economia turca nel panico. A gennaio l'inflazione ha superato il 20%, con un aumento vertiginoso dei prezzi alimentari e un impatto particolarmente grave sulla popolazione. Allo stesso tempo la disoccupazione ha raggiunto il 14,7%, il livello più alto in un decennio e una cifra destinata a salire ulteriormente. Dal punto di vista politico l'attrito del Paese con gli Stati Uniti , così come i suoi sconvolgimenti interni, hanno fornito altri motivi di preoccupazione e hanno annebbiato le prospettive future.

Un boom artificiale e poi il bust

Dopo le ultime elezioni fortemente contestate, che hanno inflitto gravi danni al regno di Erdogan, si sono ben presto consolidate le prospettive di un'ulteriore instabilità. Erdogan, già al potere da 18 anni, sta ora spingendo per nuove elezioni comunali a Istanbul, in seguito alla sconfitta del suo partito. È proprio questa tempistica, insieme allo spauracchio di una recessione, che rende la situazione in Turchia ancora più precaria.

Negli ultimi due decenni l'economia del Paese è stata determinante per l'espansione e il consolidamento del potere del presidente della Turchia. Tuttavia l'adozione di politiche monetarie populiste e la crescita artificiale alimentata dal debito sono diventate sempre più insostenibili, come di solito accade. Poiché le fratture sono ora evidenti nell'economia del Paese, anche il sostegno al partito al governo è ai minimi storici. Nel mezzo di una recessione, con ulteriori frizioni politiche all'orizzonte, gli investitori sono giustamente preoccupati che gli obiettivi politici possano oscurare l'urgente necessità di risolvere i problemi economici del Paese. Le misure difficili e necessarie per fermare la spirale mortale della lira e per controllare la bomba ticchettante del debito, difficilmente rappresentano temi elettorali vincenti.