La grave crisi di liquidità che sta attraversando la società Evergrande, una tra le più grandi e importanti in Cina e nel mondo per quanto riguarda il settore immobiliare, deve suonare come un campanello d’allarme per non rischiare di vivere una seconda crisi economica globale come quella che ci fu nel 2008, all’indomani del crack della banca Lehman Brothers.

Caos nel settore immobiliare: un precedente pericoloso

In Cina è stata ribattezzata la nuova Lehman Brothers ma il paragone è tutt’altro che lusinghiero stante l’epilogo avuto dalla banca americana nel lontano, ma non troppo, 2008.

Allora ci fu la crisi dei mutui sub-prime ovvero finanziamenti che la banca, anzi più di qualche banca in quel periodo, erogavano a soggetti con una situazione economica difficile.

I mutui sub-prime sono infatti delle forme di finanziamento pensate per soggetti con un passato d’insolvenze che, dunque, avevano difficoltà ad accedere ai tassi di interesse più favorevoli.

Il destino di una delle banche più grandi fu segnato dall’impossibilità di onorare quei prestiti in un circolo vizioso che vedeva la concessione di denaro a soggetti che, prima o poi, avrebbero avuto problemi nell’onorare la propria esposizione debitoria.

Il primo vagito della crisi: il caso Lehman Brothers

Come detto, il caso Lehman Brothers è quello da cui tutto partì, in un domino che vide crollare uno a uno i più importanti istituti creditizi che avevano fatto fortuna con i contratti sub- prime.

Le condizioni erano vantaggiose e svantaggiose sia per i contraenti creditori, che debitori in quanto i primi avevano un margine di profitto a fronte di tassi di interessi maggiori e penali per il mancato rispetto delle scadenze di pagamento molto onerose.

I debitori, da par loro, potevano accedere a prestiti per comprare una casa o ristrutturarne una piuttosto che per acquistare una macchina, che altrimenti non avrebbero avuto in quanto classificati come soggetti con alto rischio d’insolvenza.

Venute meno le garanzie di pagamento, aumentava il tasso d’interesse cui il contratto di finanziamento era legato, un tasso variabile che portò al collasso del sistema in quanto non controllabile e soggetto ad aumenti delle rate spropositati.

Il risultato fu che milioni di americani non poterono assolvere ai loro debiti e furono costretti ad abbandonare le case che stavano acquistando con il mutuo, cosa che ebbe conseguenze sulle banche che, pertanto, non poterono più rientrare dei milion idi dollari concessi in prestito.

Il resto è storia e furono molte le inchieste svolte ma alla fine, il Congresso americano mise a punto un piano di salvataggio delle banche, di poche banche in realtà, di circa 700 miliardi di dollari, poiché venne deciso che alcune banche andavano salvate, perché troppo grandi per fallire.

Il caso Evergrande: la Cina spaventa il mondo

Come già anticipato in un altro articolo, di cui si consiglia la lettura per avere maggiormente chiaro quello che è lo scenario cui potremmo assistere in un recente futuro, il caso Evergrande rischia di diventare uno tsunami economico di proporzioni gigantesche.

Si pensi che nel gruppo Evergrande hanno le loro partecipazioni azionarie società occidentali tra le più grandi e importanti ,tra cui ad esempio la famosa società di servizi assicurativi Allianz, piuttosto che la società d’investimenti Blackrock, forse la più grande e importante al mondo nel suo segmento.

La società Evergrande è un gruppo immobiliare che opera in più settori in tutta la Cina, con all’attivo oltre 2.000 progetti soprattutto nel settore immobiliare, ma è focalizzata anche su altri settori tra cui quello dei trasporti, delle comunicazioni, sport con particolare riferimento al calcio di cui possiede una società.

Questo esiguo elenco, non esaustivo, dà l’idea di quale danno si verrebbe a creare, in un meccanismo a cascata, qualora fallissero i rami di azienda su cui la società ha costruito le proprie fortune.

In particolare, il ramo immobiliare, dove si concentrano le perplessità maggiori degli investitori a seguito della pubblicazione di un report, da parte dell’emittente Bloomberg News, a proposito dei problemi di liquidità della Evergrande.

della Evergrande.

Crisi Evergrande: problemi di liquidità

All’apertura dei mercati, lunedi 20 settembre 2021, il titolo della società Evergrande ha subito un ulteriore tracollo in borsa segnando un meno 18% che si va ad aggiungere ad una perdita complessiva da inizio anno di circa l’80% rispetto al valore totale.

La situazione debitoria di circa 305 miliardi e l’impossibilità conclamata di non poter onorare le prossime scadenze cui il gruppo cinese è esposto.

La prima, in ordine di tempo è quella che riguarda i pagamenti degli interessi delle obbligazioni (cedole dei bond) agli investitori obbligazionisti che hanno scadenza la prossima settimana per un importo da rifondere di circa 83 milioni di euro.

Ma non solo.

Il gruppo Evergrande ha gravissimi problemi di liquidità nei confronti delle altre banche ed istituti finanziari e non che si ripercuotono ovviamente sulla tenuta di questi ultimi.

Un vero e proprio effetto domino.

Dowgrade del rating

Come se non bastasse, ad acuire maggiormente la gravità della situazione ci sono le Agenzie di rating che per lavoro si occupano di tastare il livello di liquidità e di tenuta di un’istituzione per capire se ci si può fidare o no.

Esprimendo un giudizio veicolano i sentiment di mercato degli investitori fornendo loro una sorta di guida e mettendoli in guardia da possibili rischi o confermando la bonarietà di un investimento.

Effettuano una valutazione che si ripercuote sui mercati finanziari ed è ciò che è successo al Gruppo Evergrande, declassato sia dall’Agenzia di rating Standard and Poor's Corporation (S&P), sia dall’agenzia Moody’s e Fitch con una valutazione`CC´ e con outlook negativo.

Ma vediamo meglio di cosa si tratta quando si parla di rating.

Rating: questo sconosciuto o quasi

Il rating non è altro che un giudizio espresso da un’agenzia preposta a questa tipologia di valutazioni, in merito alla liquidità di un’azienda, gruppo bancario, istituzione o anche uno Stato,

Ha riguardo la salute finanziaria di tutte queste entità e può influenzare positivamente o negativamente il mercato con un giudizio.  

I parametri di valutazione vanno da un giudizio di rischio minimo nell’investimento, al quale corrisponde il voto con tripla A (AAA), ad un rischio massimo che comporta che quell’istituto sia messo sotto stretta osservazione e il voto di riferimento è D.

Nel mezzo, vi sono le gradazioni di voto tra cui la doppia CC, che corrisponde al voto emesso dalle due agenzie di rating Standard and Poor's Corporation e Moody’s e Fitch nei confronti del gruppo Evergrande.

Questo voto significa che l’istituto è sotto stretta osservazione e si sconsiglia un investimento sui relativi titoli.

Il crollo in Borsa e il polso del mercato

Ottenuto il voto negativo dalle Agenzie di Rating, come era prevedibile il titolo ha subito un tracollo in Borsa che ha visto una corsa alle vendita sull’onda del famigerato panic sell generato dalle ultime, non certo positive, notizie.

Questo accadeva nella seduta di lunedì.

La paura di un effetto domino, inizialmente ventilata da più parti visto lo spessore della società Evergrande con interessi in numerosi settori strategici della Cina, tra cui quello immobiliare, dei trasporti e sportivi, ha lasciato spazio nella giornata di martedì a timidi segnali di ripresa.

Segno che gli investitori, o almeno molti di loro, non reputano la situazione in essere in grado di provocare lo stesso effetto domino che causò la Lehman Brothers, il cui fallimento portò alla chiusura di moltissime fabbriche, istituti di credito e mandò sul lastrico milioni di famiglie che avevano investito nei mutui sub-prime.

Evergrande: quale futuro

Al momento, non sembra possibile delineare un futuro per questa azienda nel senso che la crisi di liquidità sta mettendo a dura prova l’intero gruppo.

Sul breve periodo è chiaro che le conseguenze sono devastanti nella misura in cui ad avere problemi saranno anche le istituzioni che hanno concesso prestiti obbligazionari al gruppo Evergrande, soldi che ovviamente sono dei rispettivi investitori (clienti retail o professionali).

Difficilmente verranno onorati gli impegni in scadenza tra cui quello la prossima settimana che avrebbe dovuto garantire il saldo degli interessi sui bond emessi con lo stacco della relativa cedola (a scadenza semestrale o annuale).

Sembrerebbe che a fare le spese di questa crisi siano soprattutto gli istituti, 250 tra banche e istituti privati non di natura finanziari, che si sono esposte negli anni con il Gruppo Evergrande che, a quanto pare, diventerà insolvente a stretto giro non potendo onorare le scadenze debitorie nei pagamenti.

Ma non solo, se pensiamo che il gruppo Evergrande ha in essere quasi 3.000 progetti in ambito immobiliare che interessano circa 300 aree metropolitane e non della Cina.

Un aiuto in famiglia

Per questi motivi, che come abbiamo detto e ribadito attengono essenzialmente ad un’ingente crisi di liquidità, vengono messe in campo le prime strategie per cercare di tappare i buchi di una falla che però, è bene ricordalo, è enorme: circa 300 miliardi di dollari di debito accumulato.

Tra le misure previste, vi è il ricorso al patrimonio personale della famiglia.

Si parla di circa 3 milioni di dollari che probabilmente verranno utilizzati per “calmare” gli investitori che da giorni hanno preso d’assedio la sede centrale dell’Azienda.

Soldi che, più fonti, danno per certo provenire dal patrimonio personale della moglie del presidente del Gruppo Evergrande.

Inoltre, si prepara all’orizzonte un piano di ristrutturazione vedrà, giocoforza, imporre numerosi tagli al personale e alle sedi dislocate nei vari Paesi, per cercare di rastrellare i fondi necessari alla sopravvivenza del gruppo.

Fondi che, come probabile, non saranno sufficienti, non nel medio periodo, a scongiurare il default in atto, sia dell'azienda madre che delle consociate appartenenti al gruppo.