Tempi bui per la Cina? La risposta dipende, in parte, da quali numeri si utilizzano per analizzare la prima economia emergente del mondo. Recentemente il Governo del paese asiatico ha comunicato i numeri sull’andamento del Pil nel secondo trimestre: +6,2% rispetto al +6,4% del quarter precedente. “Il nostro indice generale (creato utilizzando una serie di indicatori economici indipendenti. Pechino è famosa per la scarsa affidabilità dei dati macro che comunica, Ndr) è salito a +5,8% dopo aver viaggiato fra +5,4% e +5,6% nei trimestri precedenti”, spiega Preston Caldwell analista di Morningstar Research Services LLC nell’ultimo China Diagnostic, il report che ogni trimestre Morningstar dedica alla situazione del Paese del Drago. “La tempistica del rimbalzo ha una spiegazione semplice: a gennaio c’è stato un aumento nella concessione del credito. Quando si verificano fatti del genere ci vogliono da uno a due trimestri prima che gli effetti si facciano sentire sulla congiuntura”.

I numeri ufficiali e quelli elaborati da Morningstar a confronto

Attenti al debito

Nel corso del secondo trimestre la Banca popolare cinese ha continuato a iniettare liquidità e ad attuare politiche tese a incoraggiare il finanziamento delle piccole e medie imprese. “L’impatto di queste misure, tuttavia, secondo noi è stato deludente. I nostri indicatori sui finanziamenti indicano un andamento piatto dopo che nel primo trimestre si era registrata una crescita dell’11,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso”, spiega l’analista. “I dati relativi al quarter appena chiuso sono in linea con le nostre previsioni che parlavano di manovre sufficienti a stabilizzare l’economia ma troppo deboli per portare a un pieno recupero della situazione congiunturale”.