Per ora è tutto fermo e non se ne tornerà a discutere prima di marzo ma la riforma dell'European Stability Mechanism (Esm, in italiano Meccanismo Europeo di Stabilità o Mes), stoppata proprio dall'Italia, prima o poi arriverà. Non è chiaro se Roma possa giocare alla fine un ruolo da protagonista nella nuova versione di un sistema i cui obiettivi sarebbero salvaguardia e accesso immediato ai programmi d'assistenza finanziaria per gli Stati membri dell'Eurozona in difficoltà. L'Italia, fortemente indebitata, aveva bloccato l'adozione della riforma a dicembre, per timore che le nuove clausole di azione collettiva potessero rendere più probabile la ristrutturazione del debito e, di conseguenza, aumentarne i costi.

Un’insostenibile posizione di deficit finanziario per l’Italia

"Dall’ultima crisi finanziaria i flussi dei capitali tra gli stati membri dell'Unione europea hanno registrato una significativa tendenza a spostarsi dai Paesi del Sud d'Europa verso Germania, Francia, Benelux, creando una decisa divergenza, in realtà non controbilanciata da un meccanismo di compensazione, che ha generato dal 2008 a oggi un'insostenibile posizione di deficit finanziario, stress di liquidità e crisi di sistema in Paesi come Spagna o Portogallo e, cosa che ci riguarda più da vicino, Italia". A parlare è Gianmaria Panini, fondatore e amministratore delegato di ELVinvest, società svizzera specializzata in investimenti immobiliari sui mercati esteri, che al tema ha dedicato un interessante studio dal titolo "Il vero tema del Mes: le virtù e i vizi del sistema Target 2", reperibile gratuitamente alla pagina seguente: scarica il report.