Tra le agevolazioni ristrutturazione gestite dall’Agenzia delle Entrate la più popolare e discussa è certo il Superbonus 110%, che concede la possibilità di realizzare interventi edilizi specifici a titolo completamente gratuito.

Questa agevolazione ha però un difetto che si reso sempre più evidente negli ultimi tempi e cioè la difficoltà di assegnazione ed erogazione, causata da un lato dai requisiti troppo stringenti e dall’altro dalla complessità della domanda che richiede la consegna di oltre 40 moduli.

A tal proposito il governo Draghi ha deciso di modificare la normativa al Superbonus 110% e le modifiche sono contenute nell’articolo 17 del DL Semplificazioni.

Il decreto, che aspetta l’approvazione in questi giorni, amplia la schiera dei beneficiari estendendo la possibilità di utilizzo dell’agevolazione anche ad alcuni immobili non residenziali.

Ancora, altre semplificazioni riguardano la modulistica: non sarà più necessario infatti presentare l’attestazione dello stato legittimo dell’immobile, ma basterà consegnare la CILA ovvero la comunicazione di inizio lavori.

L’Ing. Marcello Contu illustra nel suo video YouTube quali sono nel dettaglio le modifiche alla normativa del Superbonus 110%:

Superbonus 110% per immobili non residenziali e solo con la CILA

Partiamo con la prima modifica contenuta nel DL Semplificazioni, di cui si può consultare la bozza e che prevede la possibilità di utilizzare il Superbonus 110% anche per immobili non residenziali compresi nella categoria catastale D/2, parliamo cioè di Alberghi e Pensioni, di cui fanno parte anche B&B e agriturismi.

Un’altra modifica sostanziale riguarda la modulistica per richiedere l’agevolazione. Attualmente infatti per essere beneficiari del Superbonus 110% è necessario la presentazione l'attestazione dello stato legittimo dell’immobile. Questa certificazione crea molti problemi e non è facile da ottenere soprattutto in caso di abusi edilizi o di immobili molto vecchi.

Con il DL Semplificazioni la norma che prevede la consegna, tra la documentazione, dell’attestazione legittima viene abolita e al suo posto si dovrà presentare la Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata (CILA).

Il decreto però fa anche presente che qualora la CILA non venisse presenteta oppure i dati in essa contenuti non corrispondessero al vero allora si perderà il diritto a godere dei benefici del Superbonus 110%.

Infine, un’ultima modifica che amplia ancora la platea dei beneficiari riguarda la definizione di impianto di climatizzazione. Fino adesso infatti la misura copriva i costi di sostituzione degli impianti fissi di climatizzazione invernale, con il decreto sarà possibile utilizzare il finanziamento statale anche se gli impianti termici sono mobili.

Fino a quando si potrà usare il Superbonus 110%?

La data di scadenza del Superbonus 100% è per ora fissata al 30 giugno 2022, con l’eccezione degli edifici condominiali che, se entro questa data hanno realizzato il 60% degli interventi edilizi ammessi, possono godere di una scadenza fissata al 31 dicembre 2021.

Si è discusso molto di un rinnovo di questa misura e in un primo momento Draghi aveva dichiarato che una prima proroga fino al 2023 sarebbe stata contenuta nel DL Sostegni, a cui sarebbe seguita una seconda proroga da attuare con la prossima Legge di Bilancio, fino al 2024.

Tuttavia, al momento di approvare le modifiche al testo del DL Sostegni, il MEF ha chiesto l’esclusione della proroga al Superbonus 110% poiché ora lo Stato non dispone dei fondi sufficienti per rinnovare la misura.

A questo intervento ha fatto seguito una nuova dichiarazione di Draghi, che ha promesso questa volta una sola proroga del Superbonus 110% fino al 2023, che sarà contenuta nella futura Legge di Bilancio 2022.

Le Leggi di Bilancio sono sempre emanate a fine anno, questo vuol dire che per il momento la scadenza formale e ufficiale della misura deve considerarsi fissata al 30 giugno dell’anno prossimo.

Nel 2024 il Superbonus 110% offrirà solo il 75% di sconto

È ovvio che il Superbonus 110% non sarà una misura eterna, il Senato e il MEF stanno infatti valutando modifiche sostanziali agli importi del beneficio dopo la sua scadenza.

Già sappiamo che negli obiettivi dell’esecutivo vi è l’accorpamento di tutte le agevolazioni ristrutturazione, quali bonus facciate, Superbonus 110%, bonus casa, bonus mobili etc. in un unico bonus ristrutturazione che avrà però una detrazione al 75%.

La creazione di questo bonus sarà graduale, cioè l’accorpamento del Superbonus 110% avverrà dopo le altre agevolazioni e solo dopo la sua effettiva scadenza, che Draghi ha dichiarato sarà almeno nel 2023.

Ad ogni modo, dopo tale data questa agevolazione che al momento copre il 100% dei costi, potrà essere utilizzata per ottenere solo uno sconto del 75%. Sorte analoga avrà il bonus facciate che passare anche lui dal 90% di sconto al 75%, con una riduzione di importo.

Potrebbe invece beneficiarne il bonus casa, cioè l’agevolazione generica per le spese degli interventi edilizi che attualmente offre solo una detrazione del 50%.

Che interventi edilizi si possono realizzare con il Superbonus 110%?

Prima di terminare passiamo brevemente al dire in cosa consiste, semplificazioni a parte, il Superbonus 110% e per quali lavori edilizi si può utilizzare.

L’agevolazione permette di godere di una copertura totale delle spese con un finanziamento statale se si effettuano tre tipologie di interventi:

  • la creazione del cappotto termico almeno sul 25% dell’edificio;
  • interventi volti a rendere la struttura antisismica;
  • la sostituzione degli impianti termici.

I tre interventi sono definiti trainanti, cioè principali, e se almeno uno di essi viene realizzato, il Superbonus 110% potrà allora essere usato anche per lavori addizionali (trainati), fra i quali l’abbattimento della barriere architettoniche e l’installazione di stazioni di ricarica per veicoli elettrici e pannelli solari con impianti fotovoltaici.

Il Superbonus 100% può essere utilizzato sia mediante detrazione IRPEF in cinque anni, cioè come sconto sulle tasse, sia con l’opzione dello sconto direttamente in fattura e con la cessione del credito.

Se si sceglie l’applicazione dello sconto in fattura allora i costi saranno anticipati dalla ditta che effettua i lavori e che in un secondo momento potrà richiedere il rimborso allo Stato con il credito di imposta.