Il Decreto Sostegni varato dal governo di Mario Draghi è finalmente apparso in Gazzetta Ufficiale. Nel provvedimento si contano ben 32 miliardi di euro di aiuti ai lavoratori in difficoltà a causa della crisi pandemica. Di cui una buona parte sarà dedicata all’erogazione di contributi a fondo perduto a professionisti e imprese che abbiano subito rilevanti perdite di fatturato.

Nel frattempo, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il modulo da compilare e le istruzioni per presentare la domanda. Di seguito la guida completa per ricevere il bonifico sul proprio conto corrente.

La presentazione della domanda sul portale dell’Agenzia delle Entrate

Ora c’è una data precisa: 30 marzo 2021. Da martedì prossimo sarà infatti disponibile sul portale dell’Agenzia delle Entrate una specifica sezione grazie alla quale sarà possibile presentare la propria domanda per ricevere i contributi a fondo perduto stanziati dal Decreto Sostegni.

Per richiederli occorrerà recarsi sulla sezione “Fatture e Corrispettivi”, poi cliccare sul riquadro “Contributi a fondo perduto” e quindi sul link “Servizi per compilare e trasmettere l’istanza”.

Infine, dopo aver cliccato su “Compila e invia l’istanza per il contributo”, sarà possibile immettere tutti i propri dati. Verranno naturalmente richiesti i propri dati anagrafici e quelli necessari per verificare che si sia effettivamente in possesso dei requisiti reddituali per ottenere il contributo.

I requisiti per i contributi a fondo perduto

Innanzitutto bisognerà essere titolari di una Partita Iva, la quale deve essere evidentemente ancora attiva successivamente alla data del 23 marzo 2021, e al contempo non può essere stata aperta dopo il 24 marzo 2021.

Inoltre, occorrerà che i propri ricavi non superino i 10 milioni di euro, soglia massima per poter ottenere il contributo. L’Agenzia delle Entrate precisa che, laddove il soggetto svolga più attività, l’ammontare dei propri ricavi sarà calcolato sommando le entrate di tutte le attività in essere.

Sarà poi necessario avere sotto mano la Dichiarazione dei Redditi presentata nel 2020 (relativa al 2019) e i dati di tutti i ricavi del 2020. L’ammontare dell’importo che verrà erogato sarà infatti calcolato a partire dalla differenza tra le entrate dei due anni in questione: la quale dovrà essere di almeno il 30% rispetto al 2019.

Solo quando si è in possesso di entrambe le cifre si potrà redigere il modulo. Vediamo come.

I dati reddituali da compilare per ottenere il contributo a fondo perduto

L’Agenzia delle Entrate ha formulato istruzioni piuttosto precise grazie alle quali è possibile rintracciare sulla Dichiarazione dei Redditi i dati dei propri ricavi da immettere nel modulo di domanda.

Proviamo di seguito a riassumerle:

  • per le persone fisiche (dunque liberi professionisti, ditte individuali) e le società di persone in regime di contabilità ordinaria, la voce “ricavo” apparirà nel campo denominato RS116; se invece si benefici di una contabilità semplificata, il campo di riferimento è il RG2, colonna 2; la voce “compensi” si troverà nel campo RE2;
  • per le persone fisiche in regime forfettario (L. 190/2014), occorrerà invece cercare i campi da LM22 a LM27, colonna 3;
  • per le persone fisiche che invece ancora beneficiano del cosiddetto regime dei minimi (DL 98/2011) il campo di riferimento da cercare sarà quello denominato LM2;
  • i ricavi delle società di capitali saranno presenti nel campo RS107, colonna 2;
  • gli enti non commerciali (associazioni, fondazioni, circoli, e così via), se in contabilità ordinaria troveranno i ricavi in RS111; se in contabilità semplificata in RG2, colonna 7; se in regime forfettario in RG4, colonna 2; se in regime di contabilità pubblica lo troveranno in RC1; la voce “Compensi” sarà invece da ricercarsi nel campo RE2.

Ma attenzione, una volta calcolato il valore del proprio reddito, bisognerà dividerlo per 12. Ciò che viene richiesto nel modulo è infatti l’importo medio mensile, sia per quanto riguarda il 2019 si per ciò che concerne il 2020.

Il calcolo del reddito per le partite Iva aperte dopo il 1° gennaio 2019

Nel caso la partita Iva sia stata aperta nel periodo di tempo che va dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2020, si dovrà invece calcolare l’importo medio mensile a partire dal numero di mesi nei quali si è effettivamente esercitata l’attività. Nel calcolo dei mesi non va computato quello nel quale si è aperta la partita Iva.

Il che vale a dire che:

  • per tutti coloro i quali hanno aperto la partita Iva fino al 31 dicembre 2018, i ricavi sia del 2019 sia del 2020 dovranno essere divisi per 12;
  • per chi ha aperto la partita Iva tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2019, si dividerà per il numero dei mesi di attività il ricavo del 2019 e per 12 quello del 2020.

Ma c’è un’altra categoria di imprese che riceveranno il contributo a fondo perduto: coloro i quali hanno aperto la partita Iva tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2020. Che dovranno, evidentemente, inserire il valore zero come importo medio mensile del 2019.

In questo caso, non potendosi calcolare la differenza tra i redditi del 2019 e del 2020, l’importo del contributo sarà quello minimo erogabile: ossia 1000 euro per le persone fisiche e 2000 per persone giuridiche.

Come si calcola l’importo del contributo a fondo perduto che mi spetta?

Il contributo viene calcolato applicando una percentuale alla differenza tra i redditi del 2020 e quelli del 2019. Questa percentuale varia in base alle fasce di reddito:

60% per ricavi annui minori di 100 mila euro;

50% per le imprese i cui ricavi annui si attestino tra i 100 mila e i 400 mila euro;

40% per le imprese i cui ricavi annui si attestino tra i 400 mila e 1 milione di euro;

30% per le imprese i cui ricavi annui si attestino tra 1 milione e 5 milioni di euro;

20% per le imprese i cui ricavi annui si attestino tra i 5 e i 10 milioni di euro.

In ogni caso, l’importo massimo che verrà erogato non potrà superare i 150 mila euro.

Come verranno erogati i contributi a fondo perduto?

Durante la compilazione della domanda verrà richiesto di scegliere in quale modalità si preferisce ricevere il contributo. Se si decide di riceverlo tramite un bonifico sul conto corrente occorrerà inserire i dati delle proprie coordinate bancarie. Importante: il conto sul quale si decide di incassare il contributo deve essere intestato (o al limite cointestato) a colui il quale è titolare della domanda inoltrata.

In alternativa, l’Agenzia delle Entrate offre anche la possibilità di beneficiare dei fondi erogati attraverso il riconoscimento di un credito d’imposta che verrà successivamente stornato dalle somme dovute all’Erario in sede di dichiarazione dei redditi.

In ogni caso, qualsiasi opzione si scelga, una volta che venga riconosciuta la legittimità della domanda, non si potrà più tornare indietro. 

I controlli dell’Agenzia delle Entrate su tutte le domande

All’Agenzia delle Entrate spetta la verifica su tutte le domande che perverranno a partire dal 30 marzo 2021. È imperativo, infatti, evitare che i contributi a fondo perduto che verranno erogati siano effettivamente diretti a coloro i quali hanno effettivamente subito dei cali di fatturato. Non ci si può permettere, specie in un momento di estrema difficoltà per le casse dello Stato, che chi non ha diritto agli aiuti risulti alla fine beneficiario di una somma non dovuta.

Motivo per il quale, l’Erario sfrutterà ogni mezzo per andare a rilevare eventuali irregolarità. C’è di mezzo la credibilità della macchina dello Stato nel suo complesso, e soprattutto c’è da assicurarsi che i contributi erogati siano di aiuto a quelle imprese che dopo la fine della pandemia forniranno lo slancio produttivo per ripartire.

Si metteranno in campo tutti gli strumenti informatici e le intelligenze, artificiali e non, in grado di incrociare i dati. In particolare, verranno analizzate le fatture elettroniche e i dati delle comunicazioni di liquidazione dell’Iva, per confrontare le cifre ed approfondire successivamente la verifica laddove i conti non dovessero tornare.

Al tempo stesso, oltre ai controlli per la verifica di irregolarità di carattere squisitamente fiscale, l’Agenzia delle Entrate verrà affiancata nelle sue attività di sorveglianza anche dalle strutture del Ministero dell’Interno e del Ministero dell’Economia al fine di scongiurare infiltrazioni criminali.

Se da tali attività dovessero emergere irregolarità, l’Erario provvederà ad avviare l’attività di recupero la quale sarà soggetta alle sanzioni e agli interessi di mora consueti. Senza che questi possano in un futuro più o meno prossimo essere condonati da provvedimenti di rottamazione o di saldo e stralcio.

Ernesto Maria Ruffini, direttore dal gennaio 2020 dell’Agenzia delle Entrate, non ha usato mezzi termini: impedire le irregolarità è e sarà un compito prioritario. E per far ciò i più innovativi strumenti di network analysis, data visualization e machine learning, verranno messi campo allo scopo di andare evidenziare le irregolarità e punire i furbetti.