Opportunità e non sussidi, questa è filosofia di base di Mario Draghi. Che in Italia potrebbe essere sinonimo di un addio ai bonus. In questi giorni il premier incaricato ha parlato veramente poco, ma è stato molto ad ascoltare. Anche perché siamo piena fase di consultazione con i gruppi politici ed è presto per una presa di posizione definitiva e che non lasci aperta la porta alla contrattazione.

La posizione di Mario Draghi, però, è abbastanza chiara, soprattutto se si parla di reddito di cittadinanza (su questo argomento, ne ho parlato ampiamente in un mio precedente articolo, che trovi a questo link), ma soprattutto siamo anche riusciti a farci un'idea su come potrebbe muoversi sulla patrimoniale (clicca qui per leggere l'approfondimento sulla patrimoniale). Questa volta, invece, ci soffermiamo sul futuro dei bonus e come potrebbe muoversi il nuovo Governo in questo senso, nel caso in cui dovesse insediarsi nel corso delle prossime settimane.

Opportunità e non sussidi: ed a sparire saranno i bonus!

Il proprio programma Mario Draghi lo ha ben in testa ed è costituito da opportunità, non sussidi. Un ruolo fondamentale, nelle politiche dei prossimi mesi sarà costituita proprio dalla parola opportunità: un termine che è spuntato ad ogni incontro con i gruppi parlamentari. Dai più grandi ai più piccoli: le opportunità sono i posti di lavoro, che devono essere creati. Non serve fornire degli inutili sussidi, che servono a finanziare aziende e lavoratori che o sono chiuse o stanno a casa. Le opportunità sono anche costituite dagli investimenti, che possono essere effettuati nel corso dei prossimi mesi, per i quali potrà essere utilizzato il recovery fund, che a dire il vero dovrebbe essere chiamato più correttamente next generation Eu.

Secondo Mario Draghi le opportunità sono fornite anche dal piano vaccini. Un progetto che non serve solo e soltanto a salvare delle vite umane, ma è necessario a rimettere sulla giusta via il ciclo economico italiano. Solo nel momento in cui gli Italiani diventeranno immuni, tutte le attività potranno riprendere a pieno regime. Le opportunità sono costituite dalla scuola e dalla formazione dei più giovani, che dovranno interfacciarsi in maniera diversa con le aziende ed il mondo del lavoro. Sembrano affermazioni banali, quasi scontate, ma sicuramente costituiscono una vera e propria rivoluzione copernicana, se confrontiamo questa filosofia con quanto abbiamo vissuto negli ultimi mesi. Una politica fatta di sussidi e bonus, che non sono serviti a niente, se non a dare qualche spicciolo alle famiglie. Bonus che però sono costati un'infinità di soldi allo Stato ma che, soprattutto, non sono serviti a far ripartire l'economia.

Il futuro targato Mario Draghi

Il discorso di Mario Draghi sulle opportunità per il futuro è piaciuto ai piccoli gruppi parlamentari. Sul tavolo al momento non è finito direttamente il discorso dei bonus, ma le prospettive sembrano ormai ben delineate. Anche la posizione di Vittorio Sgarbi è abbastanza chiara:

Sono rimasto colpito - ha affermato Sgarbi - dalle parole di inizio programma che ci ha detto Draghi, perché ha parlato di comportamenti depressivi da vincere di persone, che sono state colpite da profonda malinconia e di rinuncia non potendo lavorare e ha prospettato la necessità non di assistere attraverso provvedimenti simili al reddito di cittadinanza, ma di dare lavoro, mettere le aziende in condizione di ripartire. Mi è sembrato entusiasmante, credo avrà molto successo.

Proviamo ad approfondire ulteriormente quella che è la filosofia del premier incaricato. Mario Draghi è conosciuto per essere un fermo sostenitore del cosiddetto debito buono, che deve essere contrapposto con quello cattivo. Ma cosa si intende per debito buono: stiamo parlando di quello che genera crescita economica. Il secondo non lo fa. A questo punto, all'orizzonte ci potrebbe essere una vera e propria revisione dei piani stilati dal Governo uscente: il nuovo intento sarebbe quello di effettuare degli investimenti a più alto rendimento. Quelli che avranno un maggiore ritorno economico e sociale: meno risorse ai bonus, di qualsiasi tipo.

Meno bonus all'orizzonte. E' questo il nostro destino!

Per rispondere alle critiche di Matteo Renzi, il governo Conte aveva già provveduto a portare gli investimenti al 70% delle risorse complessive. Con l'arrivo di Mario Draghi questa percentuale potrebbe aumentare ulterioremente e potrebbero essere anche riviste al rialzo le stime sulla crescita del Pil, dal quale dipenderebbe anche la sostenibilità del debito pubblico.

Meno bonus a pioggia: il destino dell'Italia sarebbe quello di andare verso un taglio netto delle politiche populiste e di sussidio, che hanno contraddistinto i due governi Conte. Meno bonus a pioggia e meno sussidi significa sicuramente meno consenso politico, ma sicuramente si rafforzerebbe la sicurezza economica del paese e si darebbe una migliore speranza per il futuro dei nostri figli. Ci sarebbe solo e soltanto un problema per l'immediato: uno dei punti cruciali da sciogliere sono gli aiuti previsti nell'immediato alle imprese. In Europa tutti i governi stanno provvedendo a sostenere le imprese: è necessario, però, non sprecare le risorse. I governi guidati da Giuseppe Conte hanno speso ben 11 miliardi di euro tra sussidi e bonus. Quanto possiamo ancora spendere?