Il Parlamento ha richiesto all’esecutivo una proroga per il pagamento delle cartelle in modo da consentire ai contribuenti che, a partire da inizio settembre, hanno iniziato a riceverle, di poterle saldare entro 150 giorni successivi alla notifica. 

Le commissioni Finanze di Camera e Senato si apprestano oggi a votare l’impegno all’interno del documento relativo allo stato della riscossione di metà luglio. 

Non sarà l’unico tema di cui tener conto ma farà parte di una serie di impegni che il Governo dovrebbe riportare, nei prossimi giorni, all’interno del decreto fiscale collegato alla manovra.

Infatti nel contempo, è atteso il provvedimento sulle misure da adottare per la sicurezza del lavoro, che richiederà un rapido confronto tra il premier e il segretario generale della Cgil, Landini.

Inoltre in base a quanto anticipato da Draghi, forse già dalla prossima settimana, potremo attenderci un nuovo decreto semplificazioni ed entro fine mese arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri. 

Riforme Draghi: cartelle esattoriali  ricevute, cosa fare?

L’ipotesi di dilazione a beneficio dei contribuenti, infatti, è tra le opzioni maggiormente accreditare ad entrare sin da subito in vigore, in risposta alle numerose sollecitazioni pervenute al governo dalla maggioranza nel corso degli ultimi temi. 

Priorità sul tema cartelle è favorire la gestione in modo da non travolgere con milioni di invii le imprese e i cittadini reduci dagli effetti della crisi economica a seguito dell’emergenza pandemica. 

Dai primi riscontri sembrerebbe che l’Esecutivo non sarebbe contrario alla dilazione ma avrebbe idee diverse circa i termini di pagamento, probabilmente un intervallo diverso, ad esempio, ipotizza qualche giornale, quattro mesi. 

La possibilità di dilazione potrebbe fare da preludio ad altri temi, come la richiesta di una rottamazione quater su cui è forte la pressione della destra della maggioranza, su cui il governo sta facendo le opportune valutazioni. Non farà parte della risoluzione, ma potrebbe essere comunque recepita sempre all’interno del decreto fiscale collegato. 

Riforme Draghi: rottamazione ter e saldo e stralcio c’è più tempo

Un’altra richiesta delle camere in merito alle cartelle fa riferimento alla possibilità che i contribuenti che, non hanno saldato in tempo le rate della rottamazione ter e saldo e stralcio, possano avere un margine ampio per recuperare. 

L’intenzione dei parlamentari, anticipata in queste ultime ore, farebbe riferimento alla possibilità di concedere fino 18 mesi per poter saldare le adempienze (si manterrebbe lo stesso arco temporale della sospensione per Covid ai piani di dilazione).

Ma la risoluzione punterebbe anche all’introduzione di nuove regole: in primis evitare la decadenza immediata dalle rateizzazioni per chi non ha saldato un numero sufficiente di tranche. 

Questo vorrebbe dire che spetterebbe all’Agenzia delle Entrate-Riscossione (Ader) di intimare al debitore di provvedere al pagamento nei 60 giorni successivi. Se, questo termine decorresse inutilmente, si uscirebbe dal piano di dilazione. 

Riforme Draghi: tempi rapidi per la sicurezza su lavoro

Il decreto Fiscale riceverà il via libera del Consiglio dei ministri nei prossimi giorni (giovedì o venerdì?) e, nel contempo, è atteso il provvedimento sulle misure da adottare per la sicurezza del lavoro, che richiederà un rapido confronto tra il premier e il segretario generale della Cgil, Landini. 

Molto improbabile, invece, che in questa settimana ci sia la doppia convocazione del Cdm annunciata dal premier, poiché l’agenda di Draghi, impegnato già con il G20 sull’Afghanistan e la gestione dei temi connessi all’adozione del green pass (obbligo della certificazione verde nei posti di lavoro) risulta particolarmente fitta e complessa. 

Riforme Draghi: documento di programmazione di Bilancio

Anche se si dovesse verificare qualche slittamento, il Documento di programmazione di Bilancio (Dpb) sarà licenziato entro il 15 ottobre per essere successivamente trasmesso alla Commissione europea. 

Il Dpb andrà ad indicare non solo i dati macroeconomici del paese ma anche, come accadeva per la Finanziaria, i principali capitoli della legge di Bilancio, a cominciare dalla descrizione e quantificazione delle misure più importanti contenute. 

Tra queste sicuramente figureranno gli ammortizzatori sociali, le pensioni, i bonus edilizi agli incentivi per le imprese, l’anticipo della riforma fiscale con il taglio delle aliquote Irpef. 

Ieri a Palazzo Chigi l’attenzione del ministro dell’Economia, Daniele Franco e del Ragionerie generale dello Stato, Biagio Mazzotta, riferiscono, si sia concentrata in particolare sul decreto Fiscale, tema focus del prossimo Cdm, che dovrebbe prevedere una serie di interventi non solo di natura fiscale. 

La cabina di regia e i capitoli del Recovery

Nella fitta serie di impegni troverà molto probabilmente spazio un’altra riunione annunciata dal premier: quella della Cabina di regia sul Pnrr. 

L’iter degli incontri settimanali sarà tematico e inerente ai singoli capitoli del Recovery con l’obiettivo di verificare, dopo gli incontri tecnici preparatori, insieme ai ministri competenti delle singole tematiche, possibili ritardi, problematiche e ricerca delle soluzioni.

Riforme Draghi: il decreto semplificazioni

In base a quanto anticipato da Draghi, forse già dalla prossima settimana, potremo attenderci un nuovo decreto semplificazioni ed entro fine mese arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri. 

Seppure il contesto non sia affatto semplice per dar corso a importanti provvedimenti spesso attesi da anni, il rispetto delle scadenze quanto concordato all’interno del Pnrr e con Bruxelles resta, come ribadito frequentemente dal premier, la priorità assoluta. 

Le manifestazioni di violenza degli ultimi giorni, con in atto un confronto elettorale che porterà i cittadini a esprimersi al ballottaggio il 17, alimenta continui contrasti all’interno dei partiti della maggioranza che sostiene il governo e non agevola il confronto tra i partiti.

Rincari delle bollette, l’intervento della UE

La commissione Europea ha realizzato un progetto con il quale fornirà il suo contributo ai governi degli stati membri per far fronte al caro energia. I Governi potranno cosi disporre degli elementi per valutare il fenomeno energetico all’interno delle loro leggi di bilancio (da inviare entro il 15 ottobre). 

Il piano prevede un taglio dell’Iva e delle accise sulle bollette, la possibilità di creare voucher funzionali a sostenere le famiglie più in difficoltà, maggiore flessibilità negli aiuti dello Stato alle aziende e favorire, attraverso garanzie, l’accesso alle rinnovabili da parte delle Pmi.

Al momento è stato solo presa in considerazione l’idea dell’acquisto congiunto per creare riserve comuni, ma è un’idea sostenuta soltanto da alcuni paesi, di difficile attuazione in questa fase e pertanto necessiterà di essere valuta all’interno del dibattito al Consiglio europeo della prossima settimana.

Nucleare, le decisioni della Ue

Altro tema di rilievo per la Commissione a Bruxelles è il nucleare, per il quale la Francia, sostenuta da altri 9 paesi, ha intensificato la sua battaglia, che dura da mesi, per il riconoscimento dell’atomo come energia pulita (non emette CO2). 

Un tema che ha trovato il supporto nella recente impennata dei prezzi dell’energia. Per i sostenitori, la decisione favorevole della Ue permetterebbe al nucleare di classificarsi tra i settori che possono ottenere la sostenibilità e accedere agli investimenti green. 

Riforme Draghi: bonus edilizi che fine faranno?

Il governo, dopo aver comunicato l’intenzione di prorogare il Superbonus al 2023, ha espresso al tempo stesso, attraverso il suo ministro dell’economia, l’impossibilità di renderlo strutturale a causa degli eccessivi costi, e le perplessità, a seguito dell’analisi dell’Enea circa il contributo fornito agli obiettivi ambientali e dell’efficienza energetica.

È in corso una discussione sul tema tra i ministeri del governo coinvolti (Mef e Mite), che nei mesi scorsi avevano fatto emergere diffidenza verso il Superbonus, e l’Enea che ha realizzato l’analisi e ha confermato di aver inviato alcune elaborazioni statistiche aggiuntive a Mef e Mite.

Perplessità e considerazioni in netta contrapposizione all’opinione dell’Ance sia in merito al tema delle speculazioni sia sul tema delle emissioni poiché sostengono che il 110% abbia ridotto la CO2 di 6mila condomini in un anno. 

Le preoccupazioni dell’Ance non si limitano alle dichiarazioni del ministro Franco ma anche al silenzio del governo in merito agli altri bonus connessi all’edilizia e sugli altri crediti di imposta a favore dei cittadini. 

I rappresentanti del settore edile, infatti, reclamano, all’esecutivo, chiarezza e celerità nelle risposte riguardo anche la proroga degli altri interventi perché un’ulteriore attesa rischierebbe essere, a loro giudizio, controproducente e potrebbe nuocere alla programmazione delle imprese.

Una condizione che generando incertezza starebbe rallentando le attività del settore e che se non gestita rapidamente potrebbe finire per frenare anche il forte contributo dell’edilizia alla crescita del Pil nonché di due priorità anche del Pnrr: l’efficienza energetica dei condomini e gli incentivi alla demolizione e ricostruzione per favorire la rigenerazione urbana.

Un aspetto che dal mondo dell’edilizia sottolineano riguarda la valenza di questi altri tipi di agevolazioni in termini di alternanza che questi bonus possono avere rispetto al superbonus. 

È il caso, ad esempio, del bonus per le facciate che presenta il beneficio di un credito di imposta del 90% sui lavori, e una valida alternativa al Superbonus soprattutto nei centri storici, dove sono presenti maggiori vincoli e il 110% spesso risulta inapplicabile. 

La prossima scadenza di queste agevolazioni renderebbe difficile la programmazione per famiglie e imprese circa l’inizio di nuovi lavori o la possibilità di proseguire quelli in corso perché rischierebbero di trovarsi senza copertura.