L’early stage è un lavoro per gente con i nervi saldi. Il termine inglese indica l’operazione di acquisizione temporanea di quote di partecipazione nel capitale di una società, da parte di un intermediario specializzato, per finanziarne la fase iniziale (l’early stage, appunto), con lo scopo di rivenderle in un arco temporale più o meno lungo al fine di realizzare un guadagno in conto capitale. Un lavoro un po’ più pericoloso rispetto a quello che fanno, ad esempio, i fondi di investimento tradizionali che si muovono sui public market e che hanno a che fare con aziende ormai conosciute e di cui è più semplice studiare e capire i fondamentali.

Due fasi

Gli interventi di early stage financing si distinguono, sostanzialmente, in due fasi:

  • Investimenti cosiddetti di seed, che servono a finanziare le prime fasi di sviluppo di un business o di un brevetto tecnologico.
  • Investimenti di start up, per finanziare la fase di avvio dell’impresa, fornendo il capitale iniziale e la struttura amministrativa e commerciale se l’azienda in questione non le possiede già o intende rafforzarle.

Sono generalmente interventi effettuati attraverso aumenti di capitale successivi, volti a sostenere l’impresa nelle sue fasi di sviluppo.

I rischi

I pericoli non sono pochi:

  • Rischio tecnologico, legato al mancato successo del business oppure all’obsolescenza del prodotto che, soprattutto nell’hi-tech, può presentarsi con una rapidità maggiore rispetto ai prodotti tradizionali.
  • Rischio legato al timing dell’iniziativa: eventuali concorrenti possono entrare sul mercato con un prodotto simile o con caratteristiche superiori.