C’era una volta l’economia lineare e c’è tuttora, ma qualcosa sta cambiando. Lo sviluppo basato sul modello “prendi le materie prime, produci e butta via” sta seriamente compromettendo l’ambiente e accelerando lo sfruttamento di risorse, che per loro natura sono scarse. Per questa ragione, si sta facendo strada il paradigma della circolarità, ossia di un sistema strutturato per potersi rigenerare e ridurre ai minimi gli sprechi. I materiali biologici sono quindi destinati ad essere reintegrati nell’atmosfera e quelli tecnici riutilizzati senza entrare nella biosfera.

Troppi sprechi

L’economia circolare, la cui definizione viene dalla Ellen MacArthur Foundation, ha guadagnato popolarità negli ultimi anni ed è considerata da più parti una componente integrante della transizione verso uno sviluppo più sostenibile. Ad esempio, è citata nei Sustainable development goal (SDG) delle Nazioni Unite: il numero 12 richiama a una produzione e a un consumo responsabile e ci fa riflettere su alcuni dati. Il primo riguarda la crescita demografica, perché se entro il 2050 dovessimo essere 9,5 miliardi ci servirebbero l’equivalente di tre pianeti per fornire le risorse naturali necessarie a mantenere gli attuali stili di vita. Il secondo è relativo all’acqua, perché ancora oggi oltre un miliardo di persone non ha accesso a quella potabile. Il terzo, ma potrebbero essercene molti altri, è sull’efficienza energetica: se si passasse alle lampadine a basso consumo si potrebbero risparmiare ogni anno nel mondo circa 120 miliardi di dollari.