Ci mancava anche questa, non bastava la pandemia ad aver bloccato parte della vita quotidiana delle persone e delle proprie attività nell’ultimo anno e mezzo, proprio ora che eravamo pronti per ripartire e goderci quel triangolino di ripresa, ecco che Coldiretti ci segnala che oltre 5266 prodotti tipici enogastronomici del nostro Made in Italy, il nostro fiore all’occhiello sono fortemente a rischio.

Vediamoci meglio. Secondo Coldiretti dal sito coldiretti.it:

L’impatto della crisi innescata dal Covid taglia del 27% il turismo enogastronomico e mette a rischio i 5.266 prodotti alimentari tradizionali custoditi lungo tutta la Penisola da generazioni dagli agricoltori. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in riferimento al Rapporto sul Turismo enogastronomico in Italia 2021 da quale emerge che ben il 31% dei “vacanzieri del cibo” hanno tagliato la spesa nel 2020 rispetto all’anno precedente.

Il Rapporto sul Turismo enogastronomico in Italia 2021 presentato il 6 maggio al Senato mette in evidenza come il nostro territorio sia ricco di opportunità enogastronomiche, ma che il Covid abbia messo a dura prova il comparto. 

Uno studio condotto nel 2018 da Coldiretti e da Symbola (Società per le Qualità italiane) visibile direttamente sul sito della fondazione symbola.net afferma:

Il 92% delle produzioni tipiche nazionali nasce nei comuni italiani con meno di cinquemila abitanti – e ancora precisa - Un sistema virtuoso che rappresenta ben il 69,7% dei 7977 comuni italiani e in cui vivono poco più di 10 milioni persone.

Turismo enogastronomico e prodotti tipici

L’Italia belpaese già piegato dalla pandemia, rischia di vedere nuovamente in difficoltà il comparto che più di tutti è il fiore all’occhiello in Europa ma non solo del Made in Italy: il settore dell’enogastronomico.

Cosa ci contraddistingue dagli altri paesi lo sappiamo, siamo i maggiori produttori di vino al mondo, i maggior produttori di formaggio insieme alla Francia, i più vari produttori ed esportatori di prodotti di qualità certificati e tipici. Unici e irripetibili, copiati e falsificati da molti.

La Mozzarella di bufala, è un prodotto DOP, il Taleggio è un prodotto DOP, il Gorgonzola lo fanno solo in Piemonte e Lombardia, il Barolo si produce solo in un fazzoletto di terra nella provincia di Cuneo e così migliaia di prodotti di grandissima qualità in tutta Italia, che fanno della nostra terra un paradiso culinario e vitivinicolo che tutti ci invidiano e che vorrebbero imitare. 

L’agropirateria internazionale fattura oltre 60 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni che si richiamano all’Italia offrendo prodotti taroccati che di italiano hanno ben poco. I più copiati? Il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano, il Provolone, il Pecorino Romano e molti altri. Non solo formaggi, Olii, salumi, conserve, tutto il copiabile di successo.

Il Covid ha ridotto drasticamente i viaggi per turismo e tutto il comparto è stato fortemente penalizzato.

Ma dietro sappiamo quali sono i nostri valori e cosa realmente mettiamo a rischio impedendo o limitando i viaggi turistici?

Il 92% delle produzioni tipiche nazionali nasce nei comuni italiani con meno di cinquemila abitanti.

Il Piemonte è la regione con il maggior numero di Piccoli Comuni sono 1067, segue la Lombardia con 1055 e la Campania con 338.  La regione con il maggior numero di comuni sotto i 5mila abitanti è la Valle d’ Aosta con il 99% seguita dal Molise con il 92%.

Di 293 prodotti italiani a Denominazione di origine protetta DOP e Indicazione di origine protetta IGP riconosciuti dalla Unione Europea, 270 vengono prodotti in comuni sotto i 5.000 abitanti.

Si tratta di:

  • 52 formaggi a denominazione,
  • 97% dei 46 olii extravergini di oliva,
  • 90% dei 41 salumi e prodotti a base di carne,
  • 89% dei 111 ortofrutticoli e cereali,
  • 85% dei 13 prodotti di panetteria e pasticceria,
  • 79% per cento dei vini più pregiati nel mondo.

Un gioiello economico fatto di piccole realtà imprenditoriali dislocate nel territorio di cui fanno parte 279mila imprese agricole che detengono un patrimonio non solo economico, ma storico e culturale di grandissimo pregio solo per trasmissione e conoscenza delle tecniche più antiche di produzione. 

Queste aziende sempre secondo Coldiretti producono un fatturato annuo dedicato al consumo di 14 miliardi, di cui solo 4 miliardi sono per le esportazioni verso il mercato estero, il resto rimane in Italia. 

Arte, paesaggio, storia e cibo sono per due stranieri su tre, la motivazione per compiere un viaggio in Italia. Mentre per il 54% degli italiani cibo, ambiente e cultura, sono il successo di una Vacanza nel nostro stesso paese (Indagine Coldiretti/Ixè).

Rapporto sul Turismo enogastronomico e i prodotti tipici a rischio

Durante la presentazione in Senato del Rapporto Sul Turismo Enogastronomico Italiano 2021, cha ha raggiunto la IV edizione, sono intervenuti il Ministro del Turismo Massimo Garavaglia, il Sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali Gian Marco Centinaio, Alessandra Priante, insieme al direttore Europa di UNWTO e al Presidente dell’ENIT Giorgio Palmucci. Il tutto curato da Roberta Garibaldi.

La crescita del fenomeno enogastronomico è costante, spiega Roberta Garibaldi come riportato da beverfood.com:

“Se nel 2016 soltanto il 21% degli intervistati aveva svolto almeno un viaggio con principale motivazione legata a quest’ambito nei tre anni precedenti, per poi salire al 30% del 2018 e al 45% del 2019, con l’analisi 2021 la percentuale è cresciuta fino al 55%. L’impatto della crisi innescata dal Covid pesa sul numero di esperienze fruite che diminuiscono in media del 27% rispetto 2019 e sul potere di spesa”.

Il 31% dei vacanzieri del cibo hanno eliminato la spesa dedicata a questo genere di viaggi. L’assenza dei vacanzieri ha avuto e ha tuttora un impatto pesante sul comparto agroalimentare.

Forse con l’introduzione del Green Pass nazionale che dovrebbe essere attivo secondo l’annuncio di Draghi a partire da metà maggio, in attesa che venga stabilito quando dovrebbe partire quello europeo, sarà possibile spostarsi liberamente come stabilito dal Decreto Riaperture tra le regioni gialle, e in caso di spostamenti tra regioni arancioni e rosse, lo sarà se si avranno i seguenti requisiti: l’essere stati vaccinati, essere guariti dal Coronavirus, oppure essersi sottoposti ad un tampone con esito negativo nelle 48 ore precedenti al viaggio.

In ogni caso possiamo muoverci anche se per il Green Pass europeo, dovremo attendere il 1 giugno, anche se è prevista una fase di sperimentazione già a partire dal 10 maggio per 15 paesi europei tra cui anche il nostro. 

I prodotti tipici a rischio nel comparto enogastronomico

Il valore che i nostri prodotti hanno, e che Coldiretti ha evidenziato come fortemente a rischio, dipende da una pluralità di fattori.

Il nostro patrimonio complessivo è fatto dall’ambiente, dall’agricoltura, dal paesaggio, ma anche dalla storia, dalle tradizioni e dalla cultura, ed è applicato al nostro territorio in modo capillare. 

Questa compresenza di valori garantisce la sopravvivenza economica di gran parte della popolazione che vive soprattutto nelle aree più interne ed isolate. Tra casali, malghe, vigneti, colline, montagne, pascoli e terrazzamenti sono infinite le combinazioni.

La Campania è la regione che detiene il record di maggiori specialità tipiche, ne conta 552, davanti alla Toscana con 461 e al Lazio con 436.

Seguono Emilia-Romagna (398), Veneto (380), Piemonte (342 specialità) e Liguria con 300 prodotti e tutte le altre sotto le 200 specialità.

La mancanza di turisti enogastronomici si ripercuote su una moltitudine di spese normalmente sostenute in caso di viaggi: alimentazione, alloggi, trasporti, divertimenti, shopping, souvenir

La voce principale di spesa degli italiani che si recano in vacanza in Italia equivale a 1/3 del budget delle stesse famiglie. Lo stesso vale per gli stranieri.  

Agriturismi, B&B, Hotel, alloggi privati, trasporti pubblici e privati, e poi ristoranti, bistrot, rosticcerie, street food, sono infiniti i lavoratori coinvolti, e le professioni che ne beneficiano o che stanno patendo i danni.

L’Italia ha prodotti di qualità (non solo DOP) che spaziano da 1.578 diversi tipi di pane, pasta e biscotti, 1.498 diverse verdure, 809 salumi tra cui salami, prosciutti, carni fresche e insaccati, 503 formaggi, 291 prodotti gastronomici, 170 prodotti di origine animale, 166 preparazioni a base di pesci e molluschi, 164 birre, bevande analcoliche, distillati e liquori e 49 tipologie di burro e oli.

Tra chi produce e chi rivende ci sono 14 miliardi di fatturati messi a dura prova.

5266 prodotti che fanno parte della nostra cultura enogastronomica sono a rischio, ma nonostante la crisi il sistema ha retto abbastanza, bisogna riorganizzarsi certo e continuare come l’Italia ha sempre fatto ad esprimere le potenzialità dei suoi produttori, ma è un orizzonte sostenibile.

Il settore deve ripartire, l’Italia è bella ed è ricca di meraviglie.