L’economia domestica statunitense poggia su basi solide e non mostra per il momento segnali di debolezza. Secondo i dati del Dipartimento del commercio Usa, nel secondo trimestre 2018 il Prodotto interno lordo a stelle e strisce è balzato del 4,2%, un dato superiore alle attese degli analisti (attorno al 4%). I consumi sono saliti del 3,8%, mentre gli investimenti in proprietà intellettuale sono aumentati dell'11%. I profitti ante imposte delle aziende sono cresciuti del 7,7%, segnando il settimo mese consecutivo di crescita. Anche le condizioni del mercato del lavoro hanno mostrato segnali positivi consistenti, con il tasso di disoccupazione mai così basso negli ultimi 18 anni (3,9% al 30 giugno scorso).

Le pressioni inflazionistiche, fin qui rimaste in gran parte contenute, stanno ora dando segni di risveglio. L’indice dei prezzi al consumo ha segnato un incremento costantemente al di sopra del 2% nel corso del 2018, sebbene la versione core dell’indice, che esclude il costo dell’energia ed è la misura preferita della Federal Reserve, è rimasta sostanzialmente in linea con l'obiettivo di stabilità al 2%.

Complessivamente, rispetto alle altre economie sviluppate, le prospettive inflazionistiche negli Stati Uniti potrebbero essere soggette a maggiori rischi al rialzo a lungo termine. In particolare, la buona salute del mercato del lavoro potrebbe infine alimentare pressioni legate all’aumento dei salari.

La Fed ha avviato il processo di normalizzazione della politica monetaria nel dicembre 2015, ma ha proceduto con cautela. Dopo aver portato i tassi sui Fed Funds al 2-2,25% dall’1,75-2% a fine settembre (secondo aumento dell’anno), il comitato della banca centrale statunitense ha deciso di lasciarli invariati durante l’ultima riunione lo scorso 8 novembre, anche se gli operatori sono piuttosto unanimi nell’aspettarsi un terzo rialzo a dicembre e altri tre nel 2019. Al momento, quindi, i tassi di interesse rimangono al di sotto degli standard storici, tuttavia il percorso rimane saldamente orientato al rialzo e il rischio è un’accelerazione degli aumenti qualora l’economia mostrasse segni di surriscaldamento.