Dopo 3 sedute piuttosto pesanti in USA (-7% complessivo per SP500 e -11% per Nasdaq100), l’eccesso ribassista sui grafici di brevissimo termine (intraday) ha raggiunto livelli di ipervenduto, cioè di eccesso di vendite. Siccome il contesto primario del mercato è ancora molto rialzista, e le tre sedute di ribasso sono solo correttive, non deve sorprendere che siano tornati i compratori di debolezza ed abbiano provocato un corposo rimbalzo: SP500 +2,01% e Nasdaq100 +2,96%.

Quel che sorprende un po’ è che, ancora una volta, siano state le borse europee a guidarlo, anticipando fin dal mattino il recupero che Wall Street ha poi seguito al pomeriggio. Ricordo che l’analogo tentativo di anticipare Wall Street, compiuto lunedì, fu frustrato dal cattivo umore americano di martedì. Ieri ci ha riprovato ed è andata decisamente meglio (Eurostoxx50 +1,76% e FtseMib +2,01%).

L’Europa sembra avere fretta di recuperare almeno un po’ di forza relativa rispetto all’America, ed in effetti in questo mese di settembre un rimbalzino dell’indicatore Spread Ratio lo si vede. Questo indicatore non è altro che il rapporto tra due indici o due strumenti finanziari e disegna una sorta di “rapporto di cambio“ tra di loro. Esprime cioè quante unità dello strumento al denominatore bisogna avere per ottenere l’equivalente di una unità dello strumento al numeratore. Misura perciò la forza del numeratore rispetto al denominatore, esattamente come un qualunque cross valutario. Infatti, se Euro/Dollaro vale 1,18 significa che ci vogliono 1,18 dollari per avere un euro. Se calcoliamo il rapporto Eurostoxx50/SP500 otteniamo quante unità di SP500 sono necessarie per avere una unita dell’indice europeo. Ora, sulla base delle chiusure di ieri, lo spread ratio Eurostoxx50/SP500 vale 0,978, cioè meno di 1. Infatti è dalla fine di luglio che il valore di SP500 ha superato quello di Eurostoxx50. Un sorpasso che ben rappresenta il declino delle borse europee, trascinate dall’altrui veemenza ad un faticoso recupero post-pandemico, largamente incompiuto, mentre in USA si aggiornavano ogni giorno i massimi storici. Ancor più deprimente è disegnare sul grafico l’evoluzione nel tempo di questo rapporto. Basta andare indietro di qualche anno per accorgersi del declino borsistico del vecchio continente. E’ dal 2008 che questo rapporto scende inesorabilmente e sempre più velocemente. All’inizio del 2008 lo spread ratio superava ancora 3. Ci volevano più di 3 indici SP500 per eguagliare un indice Eurostoxx50. Da allora, in meno di 13 anni siamo scesi sotto 1. Significa oltre il 200% di performance realizzata da SP500, ma mancata dall’Europa. Non c’è altro da aggiungere.

Però, se questo è il deprimente trend di lungo periodo, questo rapporto dall’inizio di settembre ha cominciato a rialzare, molto timidamente, la testolina, passando da 0,929 del 1 settembre all’odierno 0,978. E’ vero che si tratta di un micro-movimento, magari destinato a durare poco ed essere presto riassorbito. E’ altrettanto vero che questo miglioramento momentaneo di forza relativa non è stato ottenuto salendo di più di SP500, ma scendendo di meno in settembre. Tutto vero. Però per godere bisogna contentarsi, come recita il proverbio.

Proviamo a spiegarne il motivo, supponendo che nulla avvenga per caso, anche se invece spesso si ha proprio quell’impressione.

E’ successo che la mossa della FED, ufficializzata da Powell il 27 agosto, ma che il mercato aveva scontato in anticipo (l’ho raccontata qui), ha alimentato il rialzo dell’euro/dollaro fino a 1,20. Un rialzo dell’euro che  ha penalizzato in agosto le borse europee, a causa della perdita di competitività delle imprese dell’Eurozona, assai meno tecnologiche di quelle americane. Lo scivolone del Nasdaq e di SP500 dei giorni scorsi ha ridato un al dollaro un po’ dell’immagine di “bene rifugio” dove parcheggiare la liquidità in uscita dalla correzione del sogno tecnologico. Lo ha così rafforzato un po’ e l’EUR/USD è tornato dalle parti di 1,17-1,18, ridando un po’ di smalto competitivo alle imprese europee. Ma soprattutto ha spinto qualcuno a pensare che, dopo la clamorosa dichiarazione d’amore (non esplicita, ma chiara) di Powell per la speculazione rialzista, ora la stessa cosa la debba fare Madama Cristina e la sua BCE, se non vuole che l’euro si rivaluti troppo e penalizzi la stentata ripresa europea dalla batosta dei lockdown.

Ecco perciò che qualche scommessa sulla BCE può ave fatto capolino in questi giorni.

Oggi vedremo se la BCE avrà fretta di rispondere a Powell, e come lo farà, dato che nel primo pomeriggio ci sarà il classico comunicato, alla fine della riunione mensile del direttorio e la Conferenza Stampa di Madame Lagarde. Se anche Lagarde soddisferà le attese di ulteriore aumento dell’accondiscendenza verso la speculazione rialzista, l’Europa potrebbe sovraperformare ancora un po’. Se deluderà vorrà dire che la forza relativa di Eurostoxx50 tornerà a scendere. In fondo la matematica ci dice che la strada dello spread ratio verso lo zero è infinita.