Accelerare per vincere: la Banca Centrale Europea (BCE) spalanca il gas a manetta nel tentativo di superare Cina e Facebook e trionfare nella lotta per il dominio dei mezzi digitali di pagamento: match geopolitico che vede contrapposte tre "superpotenze" agguerritissime, tutte ugualmente disposte a giocare le loro carte migliori per arrivare prime.

Se da una parte la BCE spinge sul pedale dell'acceleratore decidendo di procedere con il suo programma di euro digitale, la Repubblica Popolare Cinese fa di tutto per anticipare le iniziative degli attori in gioco, mentre Facebook, potendo contare sulla bellezza di tre miliardi di account privati, cerca di metterli a profitto, convincendoci circa la bontà della sua moneta privata.

Facebook vs. Cina vs. BCE

In ballo c'è l'indipendenza economia dell'Europa su più livelli, una prova che attende di essere superata da una UE che non può permettersi una sconfitta e che si prepara all'ora "X" studiando un sistema di introduzione graduale della moneta digitale per antonomasia; milioni di italiani e centinaia di milioni di residenti UE avranno in dotazione un piccolo conto, si parla di circa 3.000 euro per volta, aperto dalla BCE che consentirà di effettuare acquisti al dettaglio via cellulare o attraverso qualcosa di molto simile a una carta di credito.

Questo avverrà gratuitamente e in tutta sicurezza perché la BCE fornirà tutte quelle garanzie a tutela della privacy che contraddistinguono il denaro contante.

Euro digitale vs. yuan digitale vs. Diem

In due precedenti articoli che trovate qui e qui, abbiamo parlato rispettivamente di euro digitale e Bitcoin, analizzandone pregi e difetti e anticipando alcuni temi che in questo articolo andremo ad analizzare nel dettaglio; ora la BCE, per bocca di Fabio Panetta, Membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, fa sapere le sue intenzioni che sono quelle di servirsi per primi di una moneta che non è propriamente euro nel senso fisico del termine all'interno dell'eurozona.

In Cina si lavora da otto anni al progetto dello yuan digitale e da qualche mese non è più solo un'idea sulla carta ma è divenuto realtà; è partita la sperimentazione e milioni di cinesi lo stanno usando, con Pechino che gongola nella convinzione di aver vinto anche la sfida di lanciare in via definitiva la moneta 2.0 che costituirà un canale di pagamento simile a un portafoglio digitale.

La sostanziale differenza del digital yuan rispetto ai servizi garantiti ai consumatori da società fintech tipo Nexi e PayPal o da reti tradizionali come Mastercard e Visa, sarà quella di configurarsi come conto in apparenza gratuito rivolto a cittadini anche europei; conti che saranno denominati in yuan e aperti in seno alla Banca del popolo della Cina.

Dal canto suo il social di Mark Elliot Zuckerberg cambia il nome del suo digital money project da Libra a Diem e punta a una collaborazione con gli istituti di credito occidentali; durante un'intervista, Christian Catalini, co-fondatore e capo-economista di Diem, spiega come una forte sinergia con le banche del Vecchio Continente sia alla base del progetto in essere, che consentirà alla moneta di Facebook di aiutare i banchieri centrali dell'Europa, dell'America e del Regno Unito nel recuperare posizioni rispetto al colosso cinese.

Sappiamo che la BCE difficilmente acconsentirà a questa "join venture", in nome di un'autonomia strategica europea, come torna a spiegare Panetta; la Banca Centrale Europea sembra non essere così indietro come si pensa e difatti pare abbia già avviato dei test attraverso tecnologie centralizzate o decentrate, con risultati che permetteranno transazioni digitali nell'ordine delle migliaia al secondo con una latenza bassissima per gli acquisti al dettaglio (parliamo di trecento miliardi di pagamenti all'anno).

L'euro digitale sembra inoltre consumare poca elettricità, certamente molta meno di quella utilizzata per il mining dei bitcoin; un'energia equivalente a quella consumata da poche famiglie, contro quella che consumerebbero intere nazioni: si studiano nei dettagli molteplici possibilità e ci vorranno ancora alcuni anni per lanciare la moneta europea 2.0, che a quel punto sarà efficiente e soprattutto sicura, anche lato privacy.

E il denaro tradizionale che fine farà? Niente paura, rimarrà a disposizione, affiancato da una nuova opzione avallata già da Francia e Germania.

Lagarde cambia marcia: decisivo il parere di cittadini e professionisti

Il presidente della Banca Centrale Europea, dopo aver ottenuto risultati a dir poco promettenti in seguito ai test sperimentali e ai pareri con professionisti e cittadini, decide di cambiare marcia e fare un ulteriore passo verso l'euro digitale; Pascal Donohue, presidente dell'Eurogruppo, alla fine del consiglio direttivo a cui hanno partecipato tutti gli attori coinvolti nel progetto, avalla senza riserve le decisioni prese fornendo tutto l'appoggio all'iniziativa.

Fase esplorativa che giunge al termine dopo nove mesi di lavori che hanno preso il via dopo la pubblicazione del rapporto voluto proprio dalla Lagarde, durante i quali si sono svolte innumerevoli analisi e si sono coinvolti professionisti e cittadini che hanno contribuito al progetto con feedback importanti; tutto questo ha portato il presidente dell'Eurogruppo a unirsi alla riunione al termine della quale si è congratulato con il Direttivo.

Tutto il lavoro sviluppato fino a ora punta ad assicurare che in questo periodo storico caratterizzato da una fortissima digitalizzazione dell'economia, imprese e cittadini possano continuare ad accedere a forme di denaro sicure, tutelati direttamente dalla BCE.

Euro digitale: 5 anni sono troppi

Se è vero che la nostra moneta 2.0 avrà tutte le carte in regola per irrobustire l'economia europea, è altrettanto vero che attendere altri 5 anni vorrebbe dire perdere la scommessa con le economie mondiali; Fabio Panetta torna sull'argomento informando la presidente della Commissione Affari Economici e Monetari del Parlamento Europeo sul fatto che la fase istruttoria del progetto durerà ventiquattro mesi, durante i quali verranno affrontate tematiche riguardanti la distribuzione e la progettazione.

Se da una parte difatti, la moneta elettronica europea dovrà essere capace di esaudire le richieste dei cittadini europei, dall'altra dovrà impedire attività illegali, evitando qualsivoglia ripercussione indesiderata sulla solidità finanziaria e sulla politica economica dell'Eurozona.

Moneta fisica e moneta virtuale: una coesistenza pacifica

Sappiamo che tutti quegli impedimenti di carattere tecnico che avrebbero potuto stoppare o mettere in attesa il progetto voluto dalla BCE sono stati superati senza problemi; gli esperti di settore sostengono che i contanti e i pagamenti elettronici potranno coesistere senza problemi e a tal proposito è ancora una volta Fabio Panetta a intervenire sull'argomento, precisando che la funzione del contante, nell'era del pagamento via smartphone, svolge ancora un ruolo di primaria importanza.

La differenza fondamentale fra un metodo di pagamento e l'altro, risiede nel fatto che se da una parte i canali di pagamento online e digitali erogati attraverso mediatori privati offrono vantaggi in termini di comfort, velocità ed efficacia, dall'altra possono provocare criticità nella privacy, nella protezione e nell'accessibilità delle transazioni.

Si è visto inoltre come tale metodologia di pagamento possa essere costosa per alcune fasce di reddito: difatti,

se il digitale è utilizzato per lo più da consumatori con reddito alto, la controparte fisica è preferita da chi sta attento alle spese e preferisce la politica del risparmio, a conferma del ruolo ancora determinante del denaro liquido al fine di sostenere l'inclusione economico-finanziaria.

La corsa alla nuova moneta: un traguardo ancora lontano

Francoforte fa sapere che la decisione finale e conclusiva sul destino dell'euro digitale verrà confermata fra qualche tempo: lo sviluppo in senso digitale di un metodo di pagamento che sarà globale richiede attenta analisi e c'è tutta la determinazione necessaria per sostenerlo, ma attualmente non ci si sbilancia ancora annunciandone una prossima emissione.

Questo perché un tale progetto rivoluzionerebbe l'intera macchina economica mondiale così come getterebbe le basi per trasformare definitivamente la finanza globale; in quest'ottica gli istituti di credito centrali hanno il compito di attuare decisioni per certi aspetti coraggiose, mantenendo il passo con il progresso tecnologico attuale.

Il fine che la BCE si è prefissata è quello di sviluppare un sistema che sia in grado di supportare in pieno le necessità dell'apparato dei pagamenti: l'ultima parola sulla reale emissione dell'euro 2.0 verrà pronunciata in una seconda fase, quando tutto sarà pronto affinché vecchio e nuovo euro potranno coesistere senza creare problemi l'uno all'altro.

I benefici di una moneta elettronica: impatto zero

L'introduzione dell'euro digitale, così come quelli derivati dalla moneta di Facebook o dallo yuan elettronico sono molteplici e se volessimo sintetizzarli potremmo stilare un elenco come questo:

  • Le nuove monete costituirebbero un canale di pagamento esente da costi;
  • Euro digitale, yuan digitale e Diem sarebbero esenti dalle tipiche incognite legate al credito, al mercato e alla liquidità;
  • Le valute elettroniche tutelerebbero la privacy in quanto i dati sensibili dei cittadini verrebbero acceduti solamente dalle autorità, qualora si verificassero situazioni di attività illegali;
  • L'infrastruttura deputata alla gestione dei transati sarebbe ragionevole, cosa che certamente non si può dire per Bitcoin e criptovalute, che, come precisa lo stesso Panetta, assorbono ingenti quantitativi di energia.

Le nuove monete di Facebook, Cina e BCE: il 2026 è la data ufficiale del debutto?

Almeno per quanto riguarda la situazione europea, dovremo attendere ancora qualche tempo per poter sfruttare i vantaggi della nuova moneta; dopo una fase destinata a prolungarsi ancora per 24 mesi, durante i quali verranno precisate le proprietà tecniche dell'euro digitale, saremo chiamati ad effettuare alcune scelte:

  1. In un'ottica di inalterabilità finanziaria, come potremo far si che l'euro 2.0 sia un canale di pagamento e non si trasformi in uno mezzo di trading?
  2. Siamo sicuri che un'infrastruttura centrale sia preferibile ad una decentrata?
  3. Come garantiremo le transazioni offline?

Una cosa è certa: le nuove monete avranno successo nel momento in cui determineranno reali e tangibili vantaggi per noi che saremo chiamati ad utilizzarle: intermediari finanziari, commercianti e cittadini, che finito il biennio decisivo per le sorti delle valute alternative dovranno aspettare altri tre anni prima di poter guadagnare e spendere digitalmente: appuntamento al 2026!