Appena hai due soldi, comprati una casa. Lo dicevano sempre i miei nonni. Anche i vostri, vero?

In effetti, non avevano torto dal loro punto di vista (i nonni non sbagliano mai!). Dal dopo guerra fino agli anni ’80, l’Italia ha vissuto un periodo di crescita economica e demografica, in cui gli immobili hanno difeso i risparmi degli italiani dall’inflazione (che all’epoca poteva superare anche il 20% annuo!). Senza dimenticare fattori socioculturali che giocavano un ruolo importante: la casa era vista anche come un’eredità da lasciare ai figli.

Ma siamo sicuri che sia ancora così?

Partiamo da un presupposto fondamentale: l’acquisto di un immobile è una decisione molto personale e spesso anche emotiva. Non esiste una regola generale applicabile a tutti i casi. Possiamo però dire che in generale comprarsi una casa è più una scelta di consumo che d’investimento. Nella realtà la si acquista più per avere dei benifici intangibili che finanziari.

Valutare se si tratti di una decisione logica dal punto di vista finanziario dipende infatti da molti fattori: dove la si compra, quanto la si paga, quanto ci si indebita e soprattutto quali sarebbero le alternative. Se si decide per comprarla, comunque, occorre evitare alcuni sbagli piuttosto comuni.

Innanzitutto, il più comune: pensare che il mattone sia la scelta più sicura sul mercato. Non è così.

Secondo Robert Shiller, premio Nobel per l’economia, nel lungo periodo la rivalutazione reale (cioè al netto dell’inflazione) del mercato immobiliare è quasi nulla. Senza calcolare tutti i costi legati al possedere una casa, come quelli di manutenzione o del mutuo.