In Italia, dal 1992 al 2017, la crescita annuale media dei prezzi immobiliari è stata del 2,6% annuo, contro il 3,2% annuale medio dei Bot, l’8,9% dei Btp a lungo termine e il 7,8% delle azioni. Ci sono poi dei periodi in cui le cose possono andare anche molto peggio. Secondo gli ultimi dati Istat, tra il 2010 e il 2019 i prezzi delle abitazioni italiane sono crollati in media del 23,7%.

Insomma, al contrario di quanto si possa pensare, il mercato immobiliare è piuttosto volatile. E, potenzialmente, il valore di una singola casa lo è molto di più. Se si cerca la sicurezza, quindi, è meglio puntare sui titoli di Stato, soprattutto se tedeschi o americani.

Un altro errore comune è quello di sottovalutare le caratteristiche proprie all’investimento immobiliare, diverse rispetto a quelle dei mercati finanziari. Su tutte l’illiquidità (anche se ci sono eccezioni, è improbabile riuscire a vendere la propria casa in pochi giorni), e poi l’impossiblità di diversificare (difficilmente potrò comprare 20 o 30 immobili sparsi per il pianeta) e infine il non banale dettaglio per il quale la maggior parte delle persone è costretta a comprare l’immobile a debito, il che apre tutt’una serie di altre problematiche.

Okay, direte voi, ma l’affitto equivale a buttare i soldi dalla finestra, giusto?

La risposta è: dipende. Da tante cose: la capacità di risparmio, la stabilità del nostro reddito, il costo del denaro. Ci sono diversi studi e simulazioni sull’argomento.

Nel 2015 l’economista Nicola Zanella ha pubblicato un’analisi molto completa che suggerisce, tra le altre cose, che all’aumentare della somma iniziale che si dispone per coprire parte del costo della casa e all’aumentare della capacità di risparmio, l’affitto rappresenta un costo più che controbilanciato dal fatto che si possano usare i nostri soldi per investire in asset finanziari con un profilo rischio/rendimento migliore.