Di recente ha avuto luogo un rituale annuale: gli analisti di Wall Street che per il nuovo anno predicono gli obiettivi di prezzo per l'indice S&P 500. Non siate sorpresi, ma per il 2020 sono tutti più alti. Perché non è una sorpresa? Perché Wall Street prevede sempre obiettivi di prezzo più elevati. Non importa cosa accada, Wall Street continuerà a farlo fino a quando gli investitori non saranno spinti giù dalla proverbiale scogliera. Wall Street non vi dirà di vendere. Mai. Perché? Perché il modello di business si basa sull'attrazione di una quantità sempre maggiore di flussi d'investimento, più risorse gestite, più allocazioni negli ETF. L'intero settore si basa sull'afflusso di fondi. Scrutate bene le persone sempre rialziste in TV, il loro compenso si basa su risorse gestite o gestiscono ETF o le loro aziende sono impegnate nella vendita di offerte al pubblico, IPO e simili.

Quando il vostro sostentamento è legato ai flussi in entrata, non direte alla gente di vendere. Mai.

Ed è un bello spettacolo. È abbastanza facile essere un toro a Wall Street: dalla rivoluzione tecnologica negli anni '80, i mercati sono saliti la maggior parte del tempo in modo da avere una probabilità dell'80% di avere ragione ogni anno. E negli anni in cui non la si aveva, si dava la colpa solo alla FED o ad un evento che "nessuno poteva prevedere". E poi si prediceva nuovamente prezzi più alti, perché la FED stava intervenendo.

Ecco come funziona questo gioco: si emettono obiettivi di prezzo basati su alcune nozioni di crescita degli utili e contesto economico. Quindi, durante tutto l'anno, Wall Street abbassa leggermente le aspettative di rialzo per le stesse società su cui aveva predetto obiettivi di prezzo ottimistici; e poi, quando le società superano queste aspettative più basse, il tutto viene sbandierato come un successo. E poi quando le aziende superano queste aspettative di utili ridotte, si aggiornano gli obiettivi di prezzo per le azioni creando una frenesia sempre maggiore di ottimismo. E quando le azioni vengono aggiornate ai massimi livelli, questo attira ancora più investitori ad unirsi alla festa e, quindi, spesso finiamo con azioni che cadono a pezzi dopo gli aggiornamenti di Wall Street. Un classico esempio sono stati tutti gli aggiornamenti di borsa a settembre/ottobre 2018, poco prima del calo del mercato del 20%.