Il Piano Sud presentato dal governo non affronta né risolve le questioni principali. Anche l’obiettivo di accelerare la spesa non sembra raggiungibile. Perché non c’è alcuna sostanziale modifica nei meccanismi della programmazione nazionale ed europea.

Come aumentare la spesa

Il Piano Sud del governo Conte non è che l’ennesimo tentativo – già visto numerose volte in passato – di accelerare le procedure di spesa per investimenti finalizzati al superamento degli squilibri territoriali.

Sorvoliamo qui sulla riformulazione delle priorità del piano concentrate nelle cosiddette “missioni”, che appaiono così ampie, onnicomprensive e fumose da consentire, come in altri casi, il finanziamento di ogni tipologia di intervento senza alcuna reale selezione. Ci concentriamo viceversa sulle proposte per incrementare la spesa nel prossimo triennio e nel decennio.

In generale, il documento non formula interrogativi né propone soluzioni per elevare la qualità della spesa, per introdurre nuove procedure di programmazione, per una efficiente analisi dei fabbisogni infrastrutturali, né tanto meno discute e indica metodi e strumenti che assicurino una efficace selezione degli interventi da finanziare.

Il Piano, quindi, non affronta né risolve i principali nodi esistenti. Ma almeno garantisce una più rapida spesa?

Si parte dalla constatazione della progressiva riduzione delle spese in conto capitale nel Mezzogiorno nell’ultimo decennio; da qui si propone di mobilitare nuove risorse reperite attraverso:

  1. l’applicazione della clausola che prevede la destinazione del 34 per cento delle risorse ordinarie in conto capitale al Mezzogiorno (attualmente nell’ordine del 20 per cento);