I mercati di frontiera rilanciano la sfida agli emergenti. Ma hanno le caratteristiche per vincerla? Da inizio anno (fino al 24 febbraio e calcolato in euro), i fondi raccolti nella categoria Morningstar dedicata a chi investe nel primo asset hanno guadagnato il 2,3%, mentre gli strumenti che si concentrano sulle aree in via di sviluppo hanno segnato +2,5%. L’anno scorso il confronto è stato impietoso: i prodotti dedicati agli emerging hanno guadagnato più del 21%, mentre quelli riservati ai frontier sono rimasti decisamente staccati (+11%).

Fondi EM e Frontier a confronto

Dati in euro aggiornati al 24 febbraio 2019

Fonte: Morningstar Direct

Il motivo per cui di solito gli investitori cercano di esporsi ai mercati più rischiosi è legato ai rendimenti potenzialmente più alti che offrono. I paesi di frontiera sono nelle prime fasi di sviluppo rispetto a quelli developed (anche in confronto ai mercati emergenti) e, quindi, possono crescere a ritmi più veloci.

I risultati, però, non sempre sono soddisfacenti. “In alcuni casi, i mercati di frontiera hanno premiato gli investitori con rendimenti eccezionali”, spiega Mark Preskett, portfolio manager di Morningstar Investment Management. “Ad esempio, l’indice dedicato di Msci nel 2017 è cresciuto del 32% (in dollari) superando di gran lunga il paniere emerging. Tuttavia, nel lungo periodo i mercati di frontiera hanno dimostrato di non saper tenere il passo”.