I nodi sono arrivati al pettine e i furbetti del cashback giunti sul podio allargato da 100 mila posti, ora potrebbero trovarsi davanti a qualche amara sorpresa. Infatti, come già confermato nei mesi scorsi, non ci saranno sanzioni pecuniarie a loro carico ma la novità è che ora i controlli da parte delle autorità potrebbero spodestarli. 

D'altronde, il passaggio dall’”uso” del rimborso cashback e del super cashback all’abuso delle modalità per ottenerlo, in alcuni casi ha davvero rasentato l’illecito (per quanto quest’ultimo sia rimasto sul piano della “sola” immoralità, visto il vuoto normativo al riguardo e quindi l’impossibilità di denunciare un reato). 

Sono ormai noti a tutti i furbetti del cashback, i casi segnalati in particolar modo dai benzinai, alcuni dei quali si sono ritrovati a dover contare, sul conto aziendale, fino a 60 transazioni -ovvero una al minuto! - per pochi euro di rifornimento di benzina. 

Micro- transizioni effettuate con la carta elettronica, dell’importo perfino inferiore a un euro: solo pochi centesimi. Da un punto di vista formale però, assolutamente legale. 

È proprio questo il punto dell’incontro-scontro tra autorità e diretti interessati. Da una parte, l’evidenza lampante di un dolo, a tutto svantaggio degli esercenti che, a seconda delle specifiche condizioni dei gestori del loro Pos, devono corrispondere una determinata percentuale o singola commissione su ogni transazione.  

È stato calcolato addirittura che i costi di gestione del singolo impianto di benzina, siano aumentati di 100 euro, a causa delle commissioni da corrispondere per l’utilizzo abusivo del sistema di cashback. 

Dall'altra parte invece, si schierano i furbetti del cashback che, pur sapendo in coscienza di aver superato il limite, rivendicano la regolarità di ogni operazione. D'altronde, come si legge nel regolamento del cashback e super cashback, ciò che importa è che le transazioni siano reali, cioè collegate a un acquisto.  

Il problema è che in nessun punto si specifica se l’acquisto debba essere effettuato in un’operazione unica oppure si abbia la possibilità di spezzettarlo. 

Come risolvere l’impasse? D’altronde, il Ministero dell’Economia, come si legge su i-dome.it ha deciso di  

effettuare dei controlli per scoprire pagamenti sospetti e fraudolenti. I contribuenti che saranno individuati come colpevoli non riceveranno i rimborsi nè potranno partecipare alla classifica per il premio. 

Vediamo allora cosa prevede il piano di controllo ministeriale e cosa si può fare per dimostrare di non essere dei furbetti del cashback

Furbetti del cashback: provvedimenti 

È proprio a causa delle tante segnalazioni e denunce da parte dei benzinai in merito ai comportamenti dei furbetti del cashback, che il Ministero dell’Economia ha deciso di intervenire e di disporre controlli a tappeto nei confronti di tutti gli approfittatori del sistema.  

Visto lo scoppio dello “scandalo”, questi ultimi 10 giorni di giugno dovranno servire a individuare, nella maniera più specifica possibile, tutti coloro che hanno effettuato spese che appaiono sospette o addirittura fraudolente. 

In particolar modo, i controlli si concentreranno su tutti coloro che hanno effettuato transizioni inferiori ai 5 euro. 

Quindi, l’unico modo per non perdere il rimborso previsto del 10% -e continuare a concorrere per il super cashback finale dell’ammontare di 1500 euro- è avere la possibilità di giustificare ogni singola operazione. D'altronde, come non sospettare di un susseguirsi di micro-transazioni caratterizzate da importi irrisori, nonché effettuati in maniera ravvicinata e presso lo stesso esercente? 

In questi casi lampanti, come specifica lo stesso Ministero dell’Economia, se 

i contribuenti non saranno in grado di giustificare questo tipo di operazioni, pertanto perderanno ogni diritto sui rimborsi. Dunque, non potranno più concorrere per aggiudicarsi il premio e inoltre non riceveranno indietro nemmeno il 10% delle somme spese e degli acquisti effettuati nel semestre. 

Cashback anti furbetti: cosa accadrà 

Il Mef ha annunciato che porterà avanti la campagna anti furbetti del cashback, per individuare i comportamenti fraudolenti e permettere pertanto la vincita a coloro che invece hanno partecipato in maniera regolare e corretta. 

Ricordiamo che, per rientrare nella “legalità” dell’operazione, il Governo ha previsto un minimo di 50 transazioni nell’arco di sei mesi ovvero poco più di otto al mese. In pratica un paio alla settimana. Un numero raggiungibile senza difficoltà, non fosse altro che per un pagamento al supermercato e un altro per il rifornimento di benzina, ogni sette giorni. 

Il problema non nasce dunque dal rimborso del 10% previsto su ogni acquisto. Il vero e proprio pomo della discordia è rappresentato invece dal tanto ambito super cashback. Infatti in questo caso, per potersi aggiudicare il montepremi da 1500 euro esentasse, è d’obbligo scalare la classifica e posizionarsi tra i primi 100 mila che hanno eseguito il maggior numero di transazioni, in un lasso di tempo di sei mesi. 

E quale altro espediente (ovviamente escludendo a priori il fatto di dover dar fondo a tutti i propri risparmi in spese inutili, pur di arrivare all’obiettivo), se non quello di effettuare pagamenti multipli e consecutivi per pagare un solo prodotto o servizio? 

Ed è qui che la frenesia/ossessione si è scatenata, fino a sconfinare nella ludopatia. A questo punto è evidente che, il fatto di balzare dal minimo di 50 transazioni semestrali previste addirittura fino a circa 600 in alcuni casi, può suscitare qualche sospetto agli occhi delle autorità. 

A onor del vero c’è da sottolineare il fatto che nulla sia stato vietato, in tal senso, da parte dell’Esecutivo. Né che si potesse “passare” la carta più volte per pagare un singolo acquisto né che fosse vietato moltiplicare le transazioni presso lo stesso negozio, a distanza ravvicinata di soli pochi minuti una dall’altra. 

Una strategia anti-furbetti che dunque rischia di alzare un gran polverone e di scatenare i ricorsi in tribunale da parte di tutti coloro che, pur abusando in tutta coscienza del sistema, da un punto di vista formale non hanno però violato la legge. 

La stretta sui furbetti del cashback arriva per evitare un futuro moltiplicarsi di tali situazioni e per continuare invece a incentivare l’uso corretto delle carte elettroniche per i pagamenti, che si tratti di carte di credito, di debito, prepagate e tramite app di pagamento. 

Cosa rimborsa il cashback 2021 

Ricordiamo che, per aver diritto al rimborso cachback 2021, è necessario aver effettuato almeno 50 transizioni per acquisti reali, nell’arco di sei mesi. Nella fattispecie, il riferimento è al periodo che intercorre tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2021. 

La percentuale di rimborso contemplata è pari al 10%. Ma c’è di più. Infatti il regolamento prevede che si abbia diritto al 10% di rimborso cashback 2021, fino a un massimo di 150 euro per ogni transazione effettuata. 

Allora, a tal proposito, mettiamo il caso di aver bisogno di acquistare un nuovo frigorifero o congelatore, in vista della bella stagione e che l’ammontare della spesa dell’elettrodomestico sia di 200 euro

Ebbene, il rimborso cashback 2021 a cui si può accedere è pari a 15 euro ovvero, come già sottolineato per l’appunto, il 10% del limite massimo di 150 euro. 

Oltre quindi al vuoto normativo che vieta acquisti plurimi e ravvicinati presso lo stesso esercente e nell’arco di pochi minuti, anche questo limite ha senza dubbio contributo al proliferare di tanti furbetti del cashback.  

Quest'ultimi infatti hanno avuto serviti sul piatto d’argento un’ulteriore possibilità di “spezzettare” le transizioni. Volendo continuare con l’esempio appena presentato infatti, per pagare il frigorifero, la coppia di coniugi può in teoria decidere di servirsi di due differenti carte elettroniche su cui dividere a metà la spesa.  Ad esempio richiedendo di pagare un importo di 100 euro con una carta e gli altri 100 euro con l’altra. In tal caso, sullo stesso importo di 200 euro, riescono a ottenere 20 euro di rimborso cashback anziché 15 e due transizioni all’attivo, invece di una. Certo è che gli esercenti possono anche sollevare obiezioni ma non sempre è facile, soprattutto di questi tempi, rinunciare a una vendita consistente solo per evitare di pagare una doppia commissione. 

Si ricorda che le spese rimborsabili devono essere a titolo privato (quindi va bene la spesa al supermercato oppure il rifornimento di carburante per l’automobile ma non rientrano nel rimborso cashback gli acquisti effettuati per l’attività commerciale, ad esempio). 

Inoltre sono esclusi dal rimborso anche le transizioni effettuate online

In realtà, anche questa limitazione è stata ben presto aggirata, dal momento che nulla vieta, ai furbetti del cashback di entrare in un negozio “fisico” e acquistare una carta Amazon o Netflix, da spendere in seguito online). 

Ricapitolando, ai fini della validità della partecipazione al cashback di Stato, il Consap terrà conto di tutti  

I pagamenti effettuati presso i punti vendita fisici o verso artigiani e professionisti, come elettricisti, idraulici, avvocati, medici e altri. 

Il game terminerà il 30 giugno 2021 e la classifica ufficiale verrà pubblicata il 10 di luglio sull’App Io (che è in tempo reale) e su cui si potrà controllare se il proprio nominativo rientra nelle prime 100 mila posizioni privilegiate. Senza dubbio, c’è tempo ancora per assistere ad altri risvolti e chissà quali sorprese: saranno più veloci i controlli da parte delle autorità oppure arriveranno prima i rimborsi

Cosa rischiano i furbetti del cashback? 

Se non c’è violazione del regolamento non si può subire una sanzione. Su questo nulla da eccepire, quindi i furbetti del cashback non rischiano di vedersi addebitare alcun tipo di multa o sanzione di tipo pecuniario. 

Ma chi sono i furbetti del cashback?  

Considerando che, stando ai dati dello stesso Ministero dell’Economia, si contano 107 milioni di transazioni per importi inferiori a 5 euro, il rischio di non ottenere il rimborso è proprio a carico di questa tipologia di partecipanti.  

Fermo restando comunque la possibilità di poter aprire un contenzioso

È chiaro che urgono provvedimenti per regolamentare la situazione, soprattutto con l’avvicinarsi del secondo semestre dell'anno e l’azzerarsi dunque dell’attuale classifica a partire dal 1° luglio 2021.