Miyuki Kashima (BNY Mellon) spiega che la concenzione del Sol levante solo come grande esportatore sia ingannevole. Le maggiori opportunità, dice, sono nelle aziende esposte all’economia domestica, in particolare le small cap. E l’entrata delle donne nel mondo del lavoro farà la differenza.

Valerio Baselli: Buongiorno e benvenuti. Sono Valerio Baselli e oggi mi trovo in compagnia di Miyuki Kashima, responsabile azioni giapponesi per BNY Mellon. Grazie di essere qui Miyuki.

Miyuki Kashima: È un piacere.

Baselli: Il mercato giapponese si trova da diverso tempo lontano dai riflettori e nonostante le attuali attrattive valutazioni, gli investitori restano scettici. Come mai secondo lei?

Kashima: Credo che la ragione principale sia il fatto che viene ancora visto come un paese esportatore. Ad esempio le recenti preoccupazioni sul commercio globale non hanno giovato al Giappone. Tuttavia, nella realtà, il peso dell’export sul Pil è inferiore a quello di molti altri paesi nel mondo. Credo che ci sia una percezione sbagliata sul Giappone.

Baselli: Quali sono le principali ragioni che la spingono e essere ottimista sul Giappone? Più in concreto, cosa si aspetta dalle azioni nipponiche?

Kashima: Credo che quando il Giappone soffriva di deflazione c’erano in effetti delle buone ragioni per essere negativi. Ma da quando l’Abenomics è entrata in vigore la situazione è cambiata: i salari aumentano e c’è inflazione, anche se modesta. Nel tempo, il Giappone è diventato una grossa economia, e come ho già menzionato l’export non pesa così tanto in percentuale. Ci sono quindi molte opportunità sul mercato giapponese, in particolare nell’economia domestica che sta crescendo e dove è piuttosto facile trovare aziende interessanti, specialmente tra le small cap. E proprio perché il sentiment adesso è negativo, è il tempo giusto per guardare al Giappone.