Paura dell’Europa? Ci si può difendere con un po’ di Giappone. “Il mercato del Sol levante in questo momento è un’opportunità interessante”, spiega Karen Kwok, analista di Morningstar. “Il paese asiatico non ha le incertezze politiche che stanno condizionando il Vecchio continente in vista delle elezioni in Francia e in Germania. Le nostre analisi mostrano inoltre che gli investitori non hanno ancora preso forti posizioni sugli asset nipponici e quindi le valutazioni sono ancora interessanti”. Un occhio va comunque tenuto sulla situazione macro che sta mostrano uno scenario in chiaroscuro. Negli ultimi tre mesi del 2016 l’economia è cresciuta dell’1% (contro il +1,4% dei tre mesi precedenti). Gli indici sull’attività manifatturiera, a gennaio, hanno fatto vedere progressi che non si vedevano da tre anni.

In questo quadro l’indice Morningstar Japan nell’ultimo mese (fino all’8 marzo e in euro) ha guadagnato lo 0,51%.

Indice Morningstar Giappone: 1 mese

Dati aggiornati all'8 marzo 2017

Fonte: Morningstar Direct

I gestori fanno bene

Decisamente meglio hanno fatto i gestori che investono sull’Arcipelago. La categoria dedicata ai fondi specializzati nelle big cap in un mese (fino all’8 marzo e in euro) ha guadagnato lo 0,95% (+2,08% in yen). Quella riservata all’equity mid e small cap ha avuto un progresso del 3% (+4,1% in valuta locale).

Tra i fondi venduti in Italia dedicati alle big cap che si sono comportati meglio della categoria c’è Invesco Japanese Equity Advantage E EUR Acc (Analyst rating: Bronze. Morningstar rating: 5 stelle) che in un mese ha segnato +3%. “Il gestore è guidato dall’idea che investire in società con valutazioni interessanti e buoni flussi di cassa dia le potenzialità per creare valore per gli azionisti”, spiega Lena Tsymbaluk, fund analyst di Morningstar, in un report di novembre 2016. “In particolare si concentra sull’analisi degli asset intangibili delle società come il marchio, la tecnologia e la fidelizzazione dei clienti. Il primo passo nel processo di selezione dei titoli è uno screening basato sulla capitalizzazione di mercato per essere sicuro di avere a che fare con azioni liquide. Vengono eliminate le società con una capitalizzazione inferiore ai 25 miliardi di yen. Questo riduce l’universo investibile da 4mila società a 1.400. Il secondo passo prevede un controllo, condotto su base trimestrale per identificare le società che hanno un basso rapporto fra spese di capitale e fatturato e margini operativi in mirglioramento. Questo porta il numero dei titoli su cui investire a 600. Il terzo e ultimo stadio è quello dell’analisi fondamentale: una parte critica del processo per identificare dove si trova il vero valore aggiunto”.