Un’ordinanza del Ministro della Salute Roberto Speranza ha scatenato l’inferno tra Governo, Regioni e gestori degli impianti sciistici che – a causa della nuova proroga al 5 marzo 2021 – non hanno potuto riaprire (come previsto) dal 15 febbraio 2021. Non sono bastate le numerose proroghe che hanno fatto slittare il ritorno in pista per gli sciatori amatoriali dal 7 gennaio (prima data utile fissata dal decreto di Natale) al 5 marzo 2021, con il rischio che tutta la stagione venga compromessa a causa del coronavirus. A ciò si vanno ad aggiungere i ristori tardivi (non ancora arrivati) e il malcontento per il fatturato perduto in questi mesi.

Molti erano certi che la stagione sarebbe saltata a causa della pandemia, ma soprattutto i ristoratori, gli albergatori, i titolari di impianti di risalita e rifugi in quota speravano di poter accogliere gli italiani almeno dalla metà del mese di febbraio per poter recuperare un minimo di incassi che hanno perduto nel corso dei mesi. Purtroppo non è stato così.

Non c’è stato nulla da fare: con l’ordinanza del Ministero della Salute – arrivata nella serata del 14 febbraio, intorno alle ore 18 – i gestori degli impianti hanno ricevuto l’ennesima porta in faccia. Insieme a loro anche tutte le persone e i cittadini che con speranza avevano prenotato hotel e skipass per tornare in pista e assicurarsi un ingresso. 

Come fare per richiedere i rimborsi agli hotel e per riavere i soldi versati per prenotare gli skipass? Ecco tutte le procedure e le norme relative ai rimborsi.

Impianti sciistici chiusi: è polemica contro il Governo

I quotidiani nazionali hanno titolato i loro articoli con “Prima grana per il Governo di Mario Draghi”, oppure “Quale sarà il primo provvedimento del Governo Draghi” per fare riferimento alla situazione degli impianti sciistici rimasti chiusi fino al 5 marzo 2021. Infatti, la Lega in prima battuta, ma anche gli stessi Governatori delle Regioni più colpite oltre ai gestori degli impianti in prima persona, hanno definito questo comportamento come “irrispettoso” nei confronti di chi – sino all’ultimo – aveva messo tutto l’impegno e la speranza nella riapertura.

L’annuncio del Ministro della Salute, infatti, è arrivato tardivamente: erano circa le 18:20 di domenica 14 febbraio quando è stata emanata l’ordinanza che è seguita a un documento che il Comitato tecnico scientifico ha inviato al Ministro competente. La situazione epidemiologica e le varianti del coronavirus impediscono – allo stato attuale – la riapertura degli impianti. Risultato: a poche ore dalla ripartenza arriva un nuovo stop.

In attesa di un procedimento stabilito a livello nazionale per richiedere i rimborsi su hotel e skipass, è possibile affidarsi alla propria buona volontà. Prima di addentrarci su questo argomento, però, è bene spiegare nel dettaglio cosa è accaduto il giorno di San Valentino, o meglio la serata di San Valentino, e perché c’è tanto clamore sul caso delle piste da sci.

Impianti sciistici chiusi: cosa è successo?

Tutto pronto all’apertura: il DPCM del 16 gennaio 2021 fissava al 15 febbraio (data che coincideva con la scadenza del divieto di spostamento tra le Regioni, ad oggi prorogato al 25 febbraio 2021) la possibilità di riapertura degli impianti sciistici. In vista della possibile riapertura, quindi, i lavoratori, i gestori e gli albergatori avevano preparato tutto il necessario per accogliere i turisti, ma mancava ancora il parere finale del Cts per avere la piena certezza della ripresa.

Il Comitato tecnico scientifico aveva dato un parere positivo al 3 febbraio 2021, concedendo la riapertura degli impianti soltanto nelle Regioni inserite in zona gialla ed emanando una serie di linee guida alle quali adeguarsi per ripartire. Così, gestori e albergatori si erano rimboccati le maniche e avevano provveduto alla lettura e allo studio delle linee guida del Cts per poter riprendere le loro attività da metà febbraio, in attesa di conoscere i colori della loro Regione (sperando nel giallo).

Il monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità di venerdì 12 febbraio è stato (potremmo dire più correttamente, doveva essere) l‘ultimo atto che ha ufficializzato l’apertura degli impianti. Infatti, il Governo aveva prorogato il divieto di spostamento tra le Regioni al 25 febbraio, senza alcun accenno alle piste da sci. Tutto fila liscio fin qui.

Pochi giorni prima, inoltre, il 10 febbraio 2021, la Lombardia aveva emanato le linee guida regionali per l’apertura degli impianti, ormai sicura di rimanere in fascia gialla. E anche numerose altre Regioni si erano preparare a limitare gli ingressi, vendere skipass online e organizzare le file in modo da evitare assembramenti. Tutto pronto, quindi, o quasi.

Impianti sciistici, apertura rinviata al 5 marzo

Dopo che i ristoratori, gli alberghi e i titolari degli impianti avevano raccolto un boom di prenotazioni da parte di tutti gli appassionati dello sci, nella serata di San Valentino, intorno alle 18:20 del 14 febbraio 2021, è giunta la notizia della proroga all’apertura degli impianti sciistici per effetto dell’ordinanza del Ministero della Salute Roberto Speranza.

Per gli albergatori e i titolati degli impianti sciistici è arrivata l’ennesima doccia fredda: oltre a non aver ricevuto ancora nessun tipo di ristoro (il Decreto Ristori 5 è ancora in stand-by), si sono visti chiudere la porta in faccia a poche ore di distanza dalla riapertura. Qualcuno, infatti, ha deciso di riaprire simbolicamente soltanto pe la giornata del 15 febbraio in segno di protesta.

Il Comitato Tecnico Scientifico ha valutato la situazione epidemiologica e ha riscontrato come il rischio portato dalla diffusione delle varianti del Covid abbia modificato le condizioni di apertura, impedendo la ripresa dello sci. Così, gli albergatori hanno assistito a un telefono che continuava a squillare per le numerose disdette di tutti quelli che speravano di poter tornare sulle piste da lunedì 15 febbraio. 

Ma per coloro che avevano prenotato un hotel online è possibile ottenere un rimborso? E per gli skipass già acquistati come si possono ottenere i rimborsi? In attesa di una procedura nazionale, ecco come muoversi per riavere indietro il proprio denaro.

Hotel, come ottenere il rimborso

Per tutti gli appassionati che avevano già prenotato una stanza in un hotel per poter andare a sciare da lunedì 15 febbraio, parte la corsa al rimborso. Infatti, prenotando online tramite la consueta piattaforma di Booking.com molti clienti hanno potuto godere di sconti effettuando i pagamenti anticipati, ma ottenere il rimborso sarà altrettanto semplice? Probabilmente no.

Come racconta un giornalista del Corriere della Sera, vittima in prima persona della situazione, la prima cosa da fare per ottenere il rimborso è contattare la struttura dove si erano prenotate le camere per poter ricevere le prime informazioni in merito alla procedura per ricevere il rimborso. Qualora, però, la prenotazione sia avvenuta tramite Booking, è necessario contattare il numero verde della piattaforma online per capire come si possono ottenere i rimborsi.

Una volta effettuata la richiesta di rimborso integrale (meglio contattare un operatore), però, Booking avrà bisogno del “nulla osta” dell’hotel: perciò, riparte la chiamata alla struttura ricettiva. Se tutto va a buon fine, il cliente riuscirà a ottenere indietro i soldi anticipati. In caso contrario, l’anticipo andrà perduto.

Skipass, come ottenere il rimborso 

Più semplice è la procedura di richiesta di rimborso per il pagamento anticipato o per la prenotazione degli skipass. Infatti, in ottemperanza all’articolo 1463 del Codice Civile “è diritto del consumatore ricevere il rimborso per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta”. Il rimborso, inoltre, può avvenire con uno storno dell’operazione oppure con l’emissione di un voucher da spendere successivamente: questa decisione spetta al singolo gestore dell’impianto.

Per esempio, nel caso della Regione Lombardia, direttamente sul sito di Aprica Online o eventualmente tramite e-mail, tutti coloro che hanno prenotato gli skipass hanno ricevuto il medesimo messaggio: “Siamo spiacenti, ma date le nuove disposizioni governative gli impianti non potranno riaprire. Tutte le operazioni di addebito effettuate tramite il nostro webshop verranno stornate”.

Per quanto riguarda, invece, ManivaSki, in provincia di Brescia, il messaggio è molto simile: “L’apertura degli impianti prevista per lunedì 15 febbraio è annullata. Inutile dire quanto siamo amareggiati e delusi, sicuramente ci capite. Quindi chiediamo un po’ di pazienza a tutti coloro che avevano acquistato online i nostri skipass. Verrete rimborsati tutti ma, siccome in tantissimi ci avete dimostrato la voglia di tornare in pista, ci vorrà un momento per concludere i rimborsi”.

Cosa fare in caso di mancato rimborso?

Interpellando l’avvocato Alessia Capozzi, il Corriere della Sera, ha esplicitato la normativa che consente ai clienti di ricevere un rimborso da una struttura ricettiva. Occorre distinguere, però, tra hotel e skipass.

Per quanto riguarda gli hotel, infatti, per i casi strettamente legati al coronavirus – ha riferito l’avvocato Capozzi -, “il legislatore è intervenuto prevedendo il diritto del consumatore di ricevere un voucher da poter utilizzare entro 18 mesi dall’emissione”. Ma quest’ultimo caso non si può imputare a una chiusura causa Covid, quanto a un’ordinanza del Ministro della Salute che ha prorogato la data di apertura degli impianti. Dunque l’accesso ai servizi offerti dall’hotel non è stato precluso, in quanto la limitazione riguarda soltanto le piste da sci.

Per le prenotazioni negli hotel con tariffa rimborsabile, invece, non ci saranno problemi ad eccezione dei casi in cui il rimborso è parziale: per risolvere la questione sarà necessario pagare la penale.

In caso di skipass, invece, come detto in precedenza, è il Codice Civile a prevedere la possibilità di ottenere uno storno o un voucher da utilizzare successivamente. Per capire come procedere è necessario rivolgersi ai singoli rivenditori presso i quali sono stati acquistati gli skipass.