Che cos'è l'educazione finanziaria? Per spiegare bene questa branca del sapere umano, bisogna certamente partire dalla sua definizione. L'OCSE definisce l'educazione finanziaria come

un processo attraverso il quale i consumatori, i risparmiatori e gli investitori migliorano le loro capacità di comprensione dei prodotti finanziari e dei concetti che ne sono alla base e attraverso istruzioni, informazioni, consigli sviluppano attitudini e conoscenze atte a comprendere i rischi e le opportunità di fare scelte informate, dove ricevere supporto o aiuto per realizzare tali scelte e per le azioni da intraprendere per migliorare il proprio stato e il livello di protezione.

Ed è proprio l'organizzazione internazionale con sede a Parigi, e presieduta da Angel Gurrìa, a stilare il rapporto sull'educazione finanziaria che è il filo rosso di questo tema nei 36 Paesi che ne fanno parte, con la OECD (2020), OECD/INFE 2020 International Survey of Adult Financial Literacy

L'educazione finanziaria, la protezione finanziaria dei consumatori e l'inclusione finanziaria sono riconosciuti al più alto livello politico come tre ingredienti essenziali per l'empowerment finanziario degli individui e la stabilità generale del sistema finanziario, come evidenziato da tre serie di principi di alto livello approvati dai leader del G20: inclusione finanziaria innovativa (2010), protezione finanziaria dei consumatori (2011) e strategie nazionali per l'educazione finanziaria (2012).

Come indicato nei Principi di alto livello sulle strategie nazionali, la valutazione delle competenze di educazione finanziaria della popolazione è una componente chiave di una strategia nazionale di successo. Essa consente alle economie di effettuare un'analisi comparativa, di identificare modelli comuni e di lavorare insieme per trovare soluzioni per migliorare l'alfabetizzazione finanziaria e il benessere delle rispettive popolazioni.

Forse l'educazione più importante di tutte

Il tema dell'educazione finanziaria è centrale, e lo è ancora di più se si pensa che col denaro abbiamo a che fare fin da piccoli. Nel corso della nostra infanzia ed adolescenza, infatti, apprendiamo (purtroppo solo per sentito dire, e perché lo usano i grandi) che cosa sia il denaro e come venga usato. Ma nessuno, neanche i nostri genitori, ci dice nulla della sua importanza. Tantomeno ci viene detto perché sia importante capirne un corretto utilizzo e cosa ci consente di fare il denaro.

Niente. Comprendiamo solo che, "quando saremo grandi", riceveremo una somma di denaro per il lavoro che svolgeremo, che potremo utilizzare per comprare beni sia indispensabili che voluttuari, di qualunque tipo, dal cibo alle vacanze. Nessuno ci dice niente su come sfruttare al meglio quei soldi, su come risparmiarli per poi investirli, e perché sia meglio investirli che risparmiarli e basta. O qualcosa sugli strumenti per poter fare questo, ed essere al contempo tutelati nel farlo.

Niente di niente. Ci viene solo dato del denaro, come da piccoli. Con la differenza che da grandi non riceviamo neanche la raccomandazione di non spenderlo in fretta, e di farci attenzione "...perché i soldi non crescono sugli alberi", come nell'immortale romanzo di formazione di Pinocchio.

Da quanto detto finora si capisce bene come l'educazione finanziaria sia fondamentale, forse davvero l'educazione più importante di tutte. Fa quindi parecchio pensare che non sia insegnata nelle scuole fin da piccoli, vista l'importanza che il denaro ha nella vita di ogni individuo del pianeta.

L'educazione finanziaria nel mondo

L'OCSE, nella sua ricerca, puntigliosamente e scientificamente inchioda la situazione alla sua triste realtà. L'alfabetizzazione finanziaria è bassa in tutte le economie. Il punteggio complessivo di alfabetizzazione finanziaria misura un insieme di competenze, comportamenti e atteggiamenti finanziari di base.

Il punteggio massimo di 21 significa effettivamente che un individuo ha acquisito un livello di comprensione di base della finanza e applica alcuni principi di prudenza nei loro rapporti finanziari. Raggiungere il massimo suggerisce quindi una conoscenza di base e un uso corretto della finanza.

I singoli individui dell'intero campione hanno ottenuto in media solo il 12,7, cioè poco meno del 61% del massimo punteggio di educazione finanziaria, che rappresenta un insieme di base di concetti di conoscenza e comportamenti e atteggiamenti finanziariamente prudenti.

La media dei Paesi membri dell'OCSE è solo marginalmente superiore a 13 (62% del massimo). Il punteggio più alto ottenuto da qualsiasi Paese o economia è 14,8 da Hong Kong, cioè il 71% del massimo, e un minimo di 11,1 è stato totalizzato dall'Italia (53% del massimo). La maggior parte delle economie ha ottenuto un punteggio tra 12 e 14.

Con un'espressione forte, ma veritiera, "il morto è sulla bara". L'innegabile verità è di fronte agli occhi di tutti. Siamo i più ignoranti, i più culturalmente indietro in un campo fondamentale del vivere civile. Non stupiscono, quindi, certe scelte economiche tout court, come nazione, e molti dei comportamenti poco virtuosi dei cittadini che, avulsi da conoscenze di base, protestano senza sapere per cosa, guidati dai caudilli di turno che li possono ben menare per il naso, forti di questa ignoranza economico-finanziaria della popolazione.

Cosa dicono questi risultati

Questi punteggi suggeriscono che c'è molto spazio per migliorare tutti gli elementi dell'alfabetizzazione finanziaria.

Conoscenza. Il punteggio medio di conoscenza ottenuto da tutti gli individui è stato del 63% del massimo possibile. Solo il 26% di tutti gli adulti ha risposto correttamente alle domande sull'interesse semplice e composto, concetti cruciali che influenzano la gestione del denaro di base e l'accumulo di risparmio. Solo il 53% degli adulti intervistati ha raggiunto il punteggio minimo di 5 o più su 9.

Solo il 17% circa degli adulti intervistati ha ritenuto che le proprie conoscenze fossero elevate, il 53% ha suggerito che fossero medie e il 26% ha stimato che le proprie conoscenze fossero basse.

Comportamento. Il punteggio medio di comportamento ottenuto è stato di 5,3 (su 9) sul totale del campione. Questo rappresenta il 59% del massimo possibile.

I concetti chiave di comportamento comprendono il risparmio, la pianificazione a lungo termine, la sorveglianza e il controllo delle proprie finanze. Solo il 49% circa degli adulti in questa indagine è stato in grado di ottenere il punteggio minimo di comportamento target, riconoscendo e agendo in base a questi concetti.

Atteggiamento. Il punteggio medio ottenuto per l'atteggiamento di tutti gli individui è stato di 3 (su 5) per tutti gli individui. Ciò rappresenta il 60% del massimo possibile, e solo il 43% ha ottenuto il punteggio minimo di attitudine.

Gli strumenti finanziari ed il loro utilizzo

La consapevolezza dei prodotti, dice l'OCSE, è relativamente alta in tutti i paesi ed economie intervistati. Tuttavia, l'utilizzo è relativamente basso; meno della metà degli intervistati ha acquistato un prodotto o un servizio finanziario. I prodotti di pagamento sono i più utilizzati, mentre i prodotti assicurativi sono i meno utilizzati.

Più dell'80% degli adulti intervistati ha risposto di essere a conoscenza di almeno cinque diversi prodotti finanziari. Meno del 50%  ha acquistato un prodotto o servizio finanziario nell'ultimo anno. Circa un quinto si è rivolto a parenti stretti, amici o alla loro rete di parenti per ottenere prestiti o risparmiare, evitando così il sistema finanziario formale.

La maggior parte dei prodotti utilizzati sono stati prodotti di pagamento, con il 69,6% degli intervistati che hanno suggerito di utilizzare un carta di pagamento, conto o un servizio di pagamento mobile. Per l'intero campione, i prodotti meno utilizzati sono stati quelli assicurativi; solo il 37,3% degli adulti ha suggerito averne acquistato uno nell'ultimo anno.

In tutti i Paesi membri dell'OCSE questo è valso per i prodotti di credito, dove il 43,3% degli adulti ha utilizzato qualsiasi tipo di prestito definito in tal senso. Circa la metà degli adulti ha utilizzato una forma di risparmio, un prodotto di investimento, o un prodotto per la pensione che non era obbligatorio avere nel loro Paese.

Stabilità finanziaria in pericolo

Grandi gruppi di persone all'interno di molte economie hanno una limitata resilienza finanziaria. La disponibilità di risparmio è importante per far fronte a eventuali shock finanziari durante la vita degli individui. L'indagine suggerisce che circa un terzo degli adulti dell'intero campione dichiara di avere un ammortizzatore finanziario di circa una settimana, se perde il suo reddito principale. Che è pochissimo.

Circa il 25% dichiara di potersi mantenere per circa un mese, il 15% tra i tre mesi e i sei mesi e il 18% per più di sei mesi. Poco più del 14% risponde di non saperlo, il che di per sé rivela o la mancanza di preparazione a considerare tale eventualità o la mancanza di risorse per un ammortizzatore finanziario.

Poco meno del 4% degli adulti in media su tutto il campione riferisce di essere stato vittima di qualche tipo di frode finanziaria (come gli schemi Ponzi, il phishing o il furto di identità finanziaria, per esempio) o di aver ricevuto un servizio così scadente da un fornitore di servizi finanziari che ha causato una perdita finanziaria. Ovviamente questa cosa varia enormemente da nazione a nazione.

Lo stress e il benessere finanziario

Lo stress finanziario è comune. In tutto il campione, il 42% degli individui ha fatto notare che si preoccupa di far fronte alle spese quotidiane. Circa il 40% è preoccupato per la propria situazione finanziaria, e il 37% dichiara di cavarsela a malapena finanziariamente. Ci sono differenze tra le economie, eppure anche la percentuale più bassa di adulti che dichiara di cavarsela finanziariamente in un paese è del 18% (la più alta è del 66%).

Anche se queste risposte possono riflettere percezioni individuali, pregiudizi e tratti culturali, suggeriscono che una parte significativa delle popolazioni intervistate soffre di stress finanziario e si preoccupa per le questioni concernenti il denaro in modo persistente nella vita quotidiana.

Il punteggio medio di benessere finanziario di tutti i partecipanti è inferiore al 50% del massimo. Questo suggerisce che in media le persone intervistate non ritengono che la loro situazione finanziaria contribuisca positivamente al loro benessere, ma piuttosto che aggiunga stress e preoccupazione.

Gli intervistati sono in media più insicuri sul controllo delle loro finanze, si sentono meno sicuri della loro capacità di assorbire gli shock finanziari in futuro, sono più inclini a concordare che le loro finanze limitano le loro scelte di vita e che, in ultima analisi, sono in ritardo rispetto alle loro scelte a lungo termine sul piano finanziario. C'è molto spazio per migliorare.

I numeri in Italia

Impietosi, come si è visto all'inizio. Solo il 30% delle persone possiede una qualche alfabetizzazione finanziaria. E sono enormi le disparità di genere, professione e diffusione territoriale. E tra gli studenti va pure peggio.

L'indagine OCSE-PISA dice che gli studenti italiani in grado di risolvere compiti complessi a livello economico-finanziario è meno della metà dei Paesi OCSE. Uno studente su cinque non ha le conoscenze di base necessarie per poter prendere decisioni finanziarie responsabili e ben informate. Praticamente un disastro.

C'è veramente bisogno di consapevolezza economica in Italia, al fine di prosperare e rinnovarsi. Non fosse altro perché chi è più informato ha importanti vantaggi anche a livello di performance degli investimenti. Le persone più educate finanziariamente, infatti, in media registrano un +0,5% di performance rispetto a chi non abbia le necessarie competenze.

Come mai? Semplice. Hanno la possibilità di evitare prodotti complessi e troppo costosi, e quindi possono avere un giusto grado di rischio del proprio portafoglio di risparmio.

È di ogni evidenza, di fronte a questi dati, che il potenziamento dell’educazione finanziaria nella nostra nazione non sia più rinviabile. Bisogna trasformare il consumatore in un essere consapevole e resiliente. Sarebbe un primo, importante passo per rendere il Paese in grado di resistere a eventuali altri shock in futuro.