Investire, lo abbiamo visto precedentemente, è un processo che va fatto comprendendo appieno ciò che si fa, cioè avendo una corretta educazione finanziaria. Non solo, ma non è una cosa che si possa fare da soli, quindi necessita dell'aiuto di un professionista che effettui una consulenza finanziaria mirata.

Ricordato questo, che costituisce le basi di una qualunque diversificazione finanziaria, iniziamo a vedere come si investe. E la prima cosa che bisogna puntualizzare è che la caratteristica di base che deve avere un investimento è la diversificazione.

Il perché è presto detto. Diversificare riduce la rischiosità di un qualsivoglia portafoglio, non importa come esso sia composto. Ovviamente ci sono portafogli più o meno rischiosi a seconda di cosa contengano, ma il loro rischio si può sempre ridurre diversificandoli.

Ovviamente basta un semplice esempio per dimostrarlo. Prendiamo due portafogli, A e B, uno costituito solo da 1 titolo, e l'altro da 5 titoli, tra i quali ci sia anche il titolo del primo portafoglio. Se l'azienda contenuta nel portafoglio A  fallisse, il possessore di detto portafoglio perderebbe tutto ciò che ci aveva investito. Quello del portafoglio B, invece, perderebbe solo il 20% del proprio investimento.

E' evidente come la diversificazione abbia protetto il secondo investitore rispetto al primo, perché investire in cinque titoli è certamente meno rischioso che investire in uno solo. Questo in quanto la percentuale che falliscano tutti e cinque è infinitamente superiore rispetto a quella che possa fallirne uno solo.

Non solo. I rendimenti dei 5 titoli, per quanto possano essere simili, non sono certamente correlati al 100%, perché si tratta di cinque aziende diverse. E' proprio questa decorrelazione che riduce il rischio di un qualsiasi portafoglio, consentendo di frazionare il rischio totale dell'operazione.

L'importanza della diversificazione per i rendimenti

Abbiamo visto che diversificare riduce il rischio e perché. Questo frazionamento ha anche un altro effetto. Consente a chi opera sul mercato di poter prevedere con maggiore precisione il risultato di un dato investimento (mai al 100%, ovviamente, perché nessuno può predire il futuro, ma solo avere delle ragionevoli possibilità di cosa potrebbe accadere). 

Questa capacità previsionale permette di valutare meglio il rischio, e quindi il rendimento, di un investimento. Ed è estremamente importante per i gestori, cioè coloro che investono il denaro dei risparmiatori che si affidano a dei consulenti d'investimento. 

Nella pratica, è proprio la riduzione del rischio che consente all'investitore di ottenere una performance migliore, minimizzando gli andamenti negativi delle imprese che falliscono ed escono dal mercato, e massimizzando quelli positivi di quelle che ce la fanno e sono presenti in portafoglio.

E c'è anche un'altra cosa. La diversificazione è alla base sia dei fondi comuni d'investimento che degli ETF, cioè i fondi che si scambiano come le azioni. Questo perché ciascuno di questi strumenti include in media molti titoli, acquistabili collettivamente ad una frazione del costo che si dovrebbe sostenere acquistandoli individualmente.

L'asset allocation

Derivante direttamente dalla diversificazione è il concetto di asset allocation, ovvero la ripartizione del denaro che un risparmiatore decide di investire in un portafoglio secondo le varie classi di attività (asset class). Ogni singolo portafoglio è costituito da una combinazione tra queste diverse asset class. L'asset allocation alloca le risorse diversificandole e, quindi, riducendo il rischio di portafoglio. L'asset allocation è fondamentalmente ottenibile in tre modi, cioè strategica, tattica e dinamica.

L'asset allocation strategica ripartisce gli investimenti tra le varie opportunità avendo che obiettivo un orizzonte temporale, di media medio-lungo (da 2-3 anni in su).

L'asset allocation tattica ha invece un orizzonte temporale breve (meno di 2 anni), e si focalizza su una situazione di mercato più contingente. Serve per adattare gli investimenti di un'allocazione strategica modificando temporaneamente la composizione di un portafoglio per far fronte ad eventi magari estremi o sfruuttare trend di mercato. Deve comunque coesistere ed essere coerente con l'asset allocation strategica.

L'asset allocation dinamica è ancora più orientate a dinamiche brevi, tipicamente di trading, cioè investimenti e disinvestimenti in periodi molto brevi (settimane od anche giorni). Essa fa variare frequentemente e rapidamente la composizione di un portafoglio.

Come si costruisce una corretta asset allocation

Una corretta diversificazione attraverso una corretta asset allocation non si improvvisa, naturalmente, ma si costruisce attraverso un procedimento ben definito.

Per prima cosa vanno ben individuati gli obiettivi di investimento dell'investitore secondo il profilo di rischio/rendimento, in modo tale da porteli conseguire entro un determinato lasso di tempo.

Come secondo passo, vanno identificate le necessità (che siano stimato o certe) dell'investitore  in base all'orizzonte temporale di dette necessità.

In terza istanza bisogna fare una stima delle prospettive di guadagno delle diverse asset class relative al rischio/rendimento di cui sopra, ed alle relazioni in essere tra di esse.

Si passa poi a definire l'asset allocation vera e propria, che segue logiche di massimizzazione dei rendimenti e minimizzazione delle perdite.

Infine si definisce la frequenza di ribilanciamento o, quantomeno, di revisione. Nel primo caso i pesi diversi degli investimenti sono riportati tutti all'origine vendendo sia quanto sia in guadagno che in perdita. Nel secondo caso si rivede la strategia complessiva, cambiando l'allocazione di portafoglio in seguito ai fenomeni che influenzano i mercati, se è il caso.

Rischio e rendimento

Bisogna toccare senza dubbio anche il concetto di rischio, soprattutto se parametrato a quello di investimento. Questo perché il rischio è considerato unanimemente il parametro fondamentale per distinguere quali investimenti includere in un portafoglio. A tal proposito si suole distinguere due tipologie di rischio, quella specifica e quella generica.

Il rischio specifico è la tipologia di rischio legato alla natura stessa di un investimento. Un titolo azionario avrà un rischio specifico diverso da quello di un'obbligazione, ed ogni titolo azionario avrà un rischio specifico diverso da un altro perché ogni azienda è diversa da un'altra, avendo caratteristiche economiche e patrimoniali ciascuna diversa dalle altre. Anche le prospettive future e la competizione rispetto alla concorrenza sono diverse da azienda ad azienda.

Il rischio generico, che è definito anche sistemico, è invece il rischio cosiddetto di mercato, a cui è sottoposto il singolo investimento in base alle fluttuazioni del mercato stesso. Non può essere eliminato (a meno di non manipolare il mercato, ma in quel caso si va in galera), e non può essere toccato dalla diversificazione, che agisce invece sul rischio specifico. 

Un esempio di asset allocation

Specifichiamo subito che esistono tante possibilità di diversificazione e, conseguentemente, di asset allocation quanti investitori esistono. Ma ci sono alcune caratteristiche di base che funzionano universalmente o che, per meglio dire, hanno una validità statistica molto valida. 

La prima è che più di 10 asset class diversificano troppo un investimento, e ne riducono la performance positiva, pur riducendo (anche) quella negativa. La seconda è che un portafoglio 60/40, cioè 60% azioni e 40% obbligazioni performa meglio (1 punto percentuale) annualmente di uno 40-60.

Ma esiste un portafoglio universale? Ovviamente no, in base a quanto è stato detto all'inizio del paragrafo. E ci sono portafogli buoni per tutte le stagioni? Neanche, perché il rischio generico non è eliminabile, come abbiamo visto, e certe fluttuazioni sono imprevedibili.

Però esistono dei portafogli che, storicamente, hanno fatto bene. Ovviamente con un'ottica di lungo termine, che è quello che deve interessare realmente ad un investitore. Un esempio è il seguente.

32% azioni a grande capitalizzazione (large cap), a loro volta distinte in 16% large cap generiche, 8% ciascuno large cap value e growth. 23% azioni small cap, a loro volta distinte in 10% small cap internazionali, 6,5 % small cap value e 6,5% growth. 21% reddito fisso, quindi obbligazioni. 15% investimenti alternativi. 9% azioni internazionali.

Questo è un portafoglio con un discreto rischio e con un discreto rendimento. Naturalmente può essere declinato in qualunque forma e maniera a seconda degli strumenti finanziari che si utilizzino per occupare le asset class suggerite. Inoltre può fornire un dividendo interessante, sempre in merito agli strumenti scelti, dividendo che, reinvestito annualmente, genererà sempre maggior ricchezza grazie all'interesse composto.

Tiriamo le somme

Un vecchio adagio recita "mai mettere tutte le uova in uno stesso paniere", ed il motivo è facilmente comprensibile: la possibilità che qualcuna si rompa urtando le altre aumenta man mano che si aggiungono uova al paniere. Allo stesso modo, la diversificazione evita di mettere tutte le tipologie di investimenti in un'unica asset class, ma le distribuisce tra più di una.

I principali stili di diversificazione sono:

  • classi di investimento, che suddivide il capitale tra azioni, obbligazioni, liquidità, immobili e materie prime;
  • geografico, che alloca il capitale in più nazioni e mercati internazionali;
  • settoriale, che distribuisce il capitale in un'ampia gamma di settori presenti sui mercati;
  • stile d'investimento, che distingue tra le società orientate alla crescita (growth) od al valore (value);
  • orizzonte temporale, che chiaramente divide il capitale per lassi di tempo diversi a seconda delle asset class prese in considerazione, ma che può anche suddividere la stessa asset class in orizzonti temporali diversi.

L'insieme di più attività finanziarie è ciò che si suol definire come asset allocation. E che le varie asset class abbiano andamenti diversi di anno in anno, che giustificano una corretta diversificazione, è ben riassunto nella media degli ultimi 15 anni delle strategie di asset allocation, che hanno avuto un guadagno annuo del +6,6%, con guadagni del +25% in annate buone (2009), ma perdite di -25,4% in quelle negative (2008).