Non c'è giorno che passi senza che lo spettro della patrimoniale si avvicini. Prima il Fondo Monetario Internazionale (FMI) che ha richiamato la necessità di prevedere un contributo da parte di chi è ricco ed ha redditi alti. In via temporanea per poter pagare i conti dell'emergenza economica conseguente all'emergenza sanitaria da Covid-19. Poi ci si mettono anche i conti. Un rapporto Debito/PIL al 160% con 140 miliardi di euro di debiti in più solo nel 2020. Per ripagare questi debiti è inevitabile una patrimoniale con prelievi sul conto corrente, oppure sui beni immobili. Cosa dobbiamo quindi aspettarci? Colpirà tutti? C'è un'alternativa?

Patrimoniale: la proposta del Fondo Monetario Internazionale

Si fa sentire il Fondo Monetario Internazionale sulle ripercussioni che i debiti creati dai paesi per sostenere le misure anti-Covid, sia sanitarie che economiche, avranno nei prossimi anni. Non si può pensare che l'incremento del PIL, previsto già nel 2021, possa essere sufficiente a sostenere gli interessi debitori. Si deve intervenire con una patrimoniale sulle ricchezze più cospicue, ma in via temporanea. La posizione del Fmi è quella di mettere tasse più alte sui ricchi e sui redditi alti con l'obiettivo di pagare i conti dell’emergenza economica innescata dalla pandemia da Covid-19. 

Ma il Fondo Monetario Internazionale non solo "sponsorizza" la patrimoniale, ma suggerisce, come si evince dal suo Fiscal Monitor, di intervenire sul sistema fiscale attraverso una riforma della tassazione domestica e internazionale così da raccogliere le risorse necessarie

a migliorare l’accesso ai servizi di base, rafforzare le reti di sicurezza sociale e gli sforzi per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Su questo fronte, il governo italiano ha avviato il processo di riforma fiscale partendo con l'assegno unico ai figli e prima ancora con il bonus Irpef. Ma sono le prime misure in prospettiva di una revisione della tassazione sui redditi con la rimodulazione delle aliquote Irpef.

Conto corrente: una patrimoniale sui depositi

Alcuni mesi fa era circolata una proposta di una nuova patrimoniale da parte dei deputati Matteo Orfini (Partito Democratico) e Nicola Fratoianni (Leu). In cosa consisteva la proposta? Una sorta di imposta sui patrimoni più alti, cosiddetti grandi patrimoni, con l'introduzione di una imposta dello 0,2%. La proposta andrebbe però a colpire patrimoni a partire da 500.000 euro. L'idea è di un'aliquota dello 0,2% per patrimoni fino a 1 milione di euro, per salire al 2% oltre i 50 milioni di euro. 

Rispetto al 1992, non si va però incontro ad un prelievo forzoso indiscriminato, ma su una cerchia ristretta di persone con un patrimonio importante. Simile alla proposta del FMI.

Fino a colpire gli immensi patrimoni di oltre 1 miliardo di euro, sui quali invece l'aliquota salirebbe al 3%. Interessati anche i patrimoni all'estero che producono redditi in Italia per i quali invece la proposta prevede una multa dal 3 al 15 percento in caso di mancata dichiarazione. 

La domanda che ci si può porre è se questo possa essere sufficiente per la finalità di sostenere il debito. Forse no. Ed ecco tornare lo spettro del prelievo forzoso del governo guidato da Giuliano Amato sottraendo su tutti i conti correnti il 6 per mille. 

Conto Corrente: la patrimoniale già esiste con l'imposta di bollo

Qualche giorno fa gli italiani si sono visti prelevare dal conto corrente l'importo pari all'imposta di bollo dello 0,2% sulle somme depositate o investiti. L'imposta è calcolata sul controvalore delle somme presente su conti depositi o depositi titoli all'ultimo giorno di ogni trimestre. E proprio su questi potrebbe aleggiare lo spettro di un inasprimento dell'attuale tassazione. E memori dello 0,6% del governo Amato, si potrebbe prospettare una triplicazione della patrimoniale. Ad oggi il massimo dell'imposta di bollo sui conti titoli che può essere prelevato è di 1.200 euro per i privati, elevato a 14.000 euro per le imprese. Consentire una triplicazione, significa che la somma prelevabile possa arrivare a 3.600 euro. Considerando che le giacenze sui conti degli italiani sono cresciute in questo ultimo anno, per effetto di una contrazione dei consumi, ci si potrebbe trovare con un bel servito. 

Nel conto deposito paragonabile ad un salvadanaio sono versate le somme di denaro che il correntista vuole risparmiare. L'operazione è quella di spostare denaro dal conto corrente verso i deposito a risparmio. Su di questo le banche remunerano la giacenza a tassi molto bassi, quasi vicino allo zero, oppure se le somme vincolate per alcuni mesi si riesce a spuntare tassi di interesse più convenienti.

Il deposito titoli invece è una specie di portafoglio in cui sono presenti gli investimenti nei diversi strumenti finanziari (come titoli di stato, azioni, fondi d'investimento, certificati). 

Sono esclusi dal calcolo dell'imposta di bollo i fondi pensione e quelli sanitari.  

IMU sulla casa: sarà una patrimoniale di sangue?

Fu galeotta la riforma fiscale. Mettere mani sul sistema di fiscalità del lavoro, dovrà fare i conti con le risorse. Ma Mario Draghi aveva già tracciato la linea

Ci vuole una revisione profonda dell’Irpef, fatta di razionalizzazioni e semplificazioni del prelievo, in grado di ridurre gradualmente il carico fiscale trovando le risorse per farlo in un rinnovato e rafforzato impegno nell’azione di contrasto all’evasione.

Le risorse possono arrivare da un intervento sul patrimonio degli italiani. Diversi sono i fronti su cui il Governo potrebbe intervenire: reintroduzione delle tasse sull’abitazione, revisione degli estimi catastali e ripensamento della cedolare secca

Fin'ora l'IMU non è applicata sulle prime case. Ma il popolo italiano, in parte, possiede anche seconde case, così come le imprese posseggono immobili in cui svolgono l'attività sulla quale pagano tasse salatissime. Spostare la tassazione sul patrimonio, riducendo quella su lavoro, potrebbe aumentare i consumi e far ripartire l'offerta. Sembrerebbe una spirale virtuosa, a condizione che l'eventuale reintroduzione di una tassa sulla casa, o un aumento della stessa per effetto della revisione dei valori del catasto, non sia iniqua a fronte della riduzione delle tasse sul lavoro.

Patrimoniale: una via di uscita sui titoli irredimibili

Una possibile soluzione alternativa alla patrimoniale, che sarebbe più ligth ma anche meno invasiva, è quella del lancio di titoli irredimibili, cioè privi di scadenza, che pagano ai sottoscrittori solo un interesse annuo per l’eternità. Rispetto ai titoli di stato attuali e conosciuti, non c'è il rimborso del capitale, alla scadenza del titolo, proprio perchè il titolo non ha scadenza. Chi sottoscrive questi titoli, in realtà cede il proprio capitale in via definitiva allo Sato in cambio di una rendita per sé e per la sua discendenza. Cosa ci guadagna il cittadino che cede il proprio capitale? Una rendita perpetua, pagata anche ai successori (ma questo è tutto da vedere e regolamentare). In ogni caso, il titolare del titolo irredimibile potrebbe sempre negoziarlo sul mercato dei capitali, vendendolo correndo il rischio di venderlo ad un prezzo più basso di quello pagato. 

I titoli irredimibili non sono certo una novità (sono stati emessi fin dal XVIII secolo da Stati Uniti, Inghilterra, società private e anche dall’Italia, con due serie denominate Rendita 3,5% e Rendita 5%): la novità potrebbe essere costituita dall’utilizzo di diversi sistemi di calcolo della rendita. Oltre a quello tradizionale (tasso fisso), che espone il detentore al rischio d’inflazione nel tempo, si potrebbero ipotizzare tranche a tasso variabile o anche a tasso indicizzato sul PIL (una modalità nuova, denominata TRILL, di cui ha recentemente parlato l’ex ministro Tria).

Un esempio è stato il titolo irredimibile emesso da Unicredit. 

Volendo usare termini raffrontabili, la patrimoniale è un contributo forzoso, i titoli irredimibili sono un contributo volontario, una “patrimoniale temporanea” (dura finché non si vende il titolo) e “remunerata” (incasso delle cedole).