Quando il secondo governo Conte aveva stanziato gli incentivi per le auto meno inquinanti, l’Italia scontava un ritardo molto ampio rispetto agli altri paesi europei soprattutto per quanto riguardava le auto elettriche e ibride. 

Grazie a questi stimoli, e alla diffusione delle colonnine di ricarica, i mezzi a propulsione elettrica totale o parziale hanno vissuto negli ultimi due anni un periodo d’oro. Il mercato ha continuato a crescere mese dopo mese, ma a fine agosto i fondi per il finanziamento di questi incentivi si sono esauriti con mesi di anticipo. 

Questo ha messo in stato d’allerta i produttori, che temevano una forte frenata delle vendite. I prezzi delle auto elettrificate sono ancora molto alti, e senza incentivi buona parte delle famiglie italiane non possono permettersele. Il governo Draghi ha quindi rifinanziato l’iniziativa fino al 2022, ma l’assalto all’incentivo è stato tale che i fondi destinati ad alcuni tipi di auto si stanno già esaurendo. 

Incentivi auto, quali modelli ne possono usufruire 

Gli incentivi auto che dureranno fino al 2022 sono stati stanziati per favorire il diffondersi di automobili meno inquinanti. Una mossa volta sia a migliorare la qualità dell’aria delle città, sia a fare un ulteriore passo verso la riduzione delle emissioni di gas serra, punto fondamentale del piano europeo per la ripresa voluto dall’Unione Europea. 

Per questa ragione l’importo degli incentivi varia a seconda del modello che si sceglie di acquistare. Gli incentivi inoltre salgono in caso di rottamazione di un veicolo con emissioni superiori a quelle di un Euro4, immatricolato da almeno 10 anni. Questo parametro rientra sempre nella logica di creare un parco auto meno inquinante. 

Per le auto meno inquinanti si distingue tra quelle che emettono tra 0 e 20 grammi di anidride carbonica per chilometro, quindi le auto elettriche, e quelle che emettono tra i 21 e i 60 grammi di anidride carbonica per chilometro, le auto ibride. 

  • 21-60 g/km CO2 senza rottamazione: 1.500 euro;
  • 21-60 g/km CO2 con rottamazione: 2.500 euro;
  • 0-20 g/km CO2 senza rottamazione: 4.000 euro;
  • 0-20 g/km CO2 con rottamazione: 6.000 euro.

Esistono poi incentivi minori anche per le automobili a benzina o diesel meno inquinanti. L’importo raggiunge i 1750 euro per veicoli che non superano i 90 grammi per chilometro di emissioni, e non supera i 1500 per quelli che si spingono fino a 110 grammi per chilometro. 

Incentivi auto, quali sono stati rinnovati

Questi nuovi incentivi sono meno sostanziosi dei precedenti. Fino ad agosto le auto elettriche in particolare potevano usufruire di un bonus che arrivava a 10.000 euro totali, incluso il contributo in caso di rottamazione di un’auto inquinante. 

Il motivo per cui l’ecobonus dato dagli incentivi è ora così ridotto è che proprio a fine agosto il fondo destinato alle automobili elettriche si è esaurito. Se da una parte il rapido esaurimento del denaro stanziato due anni prima, che doveva durare fino al 2022, è sintomo di un grande interesse per le vetture elettriche, dall’altro ha lasciato senza incentivo all’acquisto i consumatori in un momento di ripresa economica per il paese. 

Il governo ha quindi provveduto ad un rapido rifinanziamento del fondo, immettendo ben 57 milioni di euro. Questi fondi non provengono però direttamente dalle casse dello stato. In precedenza infatti il governo Draghi aveva stanziano un extrabonus, che andava a sommarsi agli incentivi e che aumentava fino a 10.000 euro la cifra che il consumatore poteva vedersi scontata all’acquisto di un’auto elettrica. 

Questo extrabonus è stato dirottato verso il bonus ordinario, ma come conseguenza di questa scelta l’entità degli incentivi è stata drasticamente ridotta. Dai 10.000 euro disponibili per ogni acquisto fino a fine agosto si è passati a soli 6.000, raggiungibili esclusivamente per l’acquisto di un’automobile elettrica con la rottamazione di un veicolo più inquinante. 

Il ministero ha inoltre prolungato i termini per poter ottenere gli incentivi. Come vedremo in seguito questa misura si è resa necessaria per il rallentamento nella produzione di automobili. Le prenotazioni hanno tempi molto lunghi, quindi le auto inserite nel sistema di incentivi entro il 31 dicembre di quest’anno avranno tempo fino a giugno del 2022 per godere degli incentivi. 

Incentivi auto, quali sono già esauriti 

L’esaurimento dei fondi per le auto elettriche ed ibride verificatosi ad agosto aveva creato una situazione paradossale. Gli incentivi auto promossi dal governo come ecobonus, volti quindi a favorire la diffusione di vetture a basso impatto ambientale, non supportavano più le auto meno inquinanti in assoluto. 

Al contrario, favorivano l’acquisto di vetture a benzina e diesel. Questo tipo di vetture infatti, godevano di un fondo a parte che ne incentivava l’acquisto. Benché meno inquinanti di quelle in circolazione, si parla comunque di un limite di 135 grammi di anidride carbonica per chilometro, questi modelli emettono fino al doppio dei gas serra di quelli ibridi. 

Il rifinanziamento avvenuto tre giorni fa aveva sanato il paradosso, rimettendo a disposizione un bonus per le automobili elettriche e ibride. Ma anche questa volta gli italiani si sono dimostrati più interessati al mercato delle auto elettrificate di quanto il governo si aspettasse. 

I 57 milioni di euro dirottati dall’extrabonus verso l’ecobonus sono spariti in soli tre giorni. Lo riportano sia al Volante.it che newsauto.it ma soprattutto la situazione è visibile sul sito del ministero. 

Con un sistema a semafori è possibile controllare la situazione dei fondi in tempo reale. L’Ecobonus stanziato per la categoria di veicoli M1 è completamente esaurito, così come l’extrabonus M1 CO2 0-60, l’M1 CO2 0-135 stanziato dal decreto rilancio e l’N1/M1 speciale stanziato con la legge di bilancio del 2021. 

I bonus ancora sfruttabili sono quelli per la categoria L, che fa riferimento a ciclomotori e veicoli di bassa cilindrata, che ha a disposizione ancora quasi 13 milioni di euro, e i veicoli M1 con emissioni tra i 60 e 135 grammi di anidride carbonica per chilometro. 

Questo significa che la misura del governo ha avuto una durata di soli tre giorni. La situazione è tornata al paradosso di fine agosto, con fondi finiti per le automobili elettrificate ma quasi 100 milioni di euro ancora disponibili per le auto più inquinanti. 

Incentivi auto, come si prenotano

Per gli incentivi rimasti, esiste una specifica procedura di prenotazione che spetta ai rivenditori. Per prima cosa il rivenditore dovrà registrarsi presso il portale appositamente messo a disposizione del ministero per lo sviluppo economico. 

Una volta completata la registrazione, dovrà prenotare gli incentivi auto a seconda di quali siano i modelli di cui vuole incentivare l’acquisto. Al momento quindi soltanto quelli a benzina e diesel di categoria M1 sotto i 135 grammi di anidride carbonica per chilometro di emissioni. 

Fatto questo passo, entro 180 giorni il rivenditore deve confermare l’avvenuta consegna del veicolo, con la targa e la documentazione che il sito richiede. Il compratore riceve l’incentivo sotto forma di sconto sul prezzo dell’automobile. 

A questo punto il rivenditore viene rimborsato dello sconto eseguito dalle aziende produttrici o importatrici del veicolo che ha venduto. Fatto questo sta alle aziende riscuotere il bonus dallo stato, presentando la documentazione richiesta e ottenendo il bonus sotto forma di credito d’imposta. 

Incentivi auto, perché i tempi di consegna sono così lunghi?

Uno dei motivi per cui si è resa necessaria una proroga delle date di attivazione dell’ecobonus auto sono i ritardi con cui tutte le case stanno consegnando le automobili che vengono ordinate in questo periodo. I tempi di consegna si aggirano quasi sempre attorno ai tre mesi, con numeri che lievitano per i modelli più accessoriati. 

I motivi per cui le case automobilistiche fanno così fatica a consegnare le vetture in tempo sono vari, ma tutti riconducibili alla stessa causa, la ripresa economica. L’improvvisa ripresa dei commerci e della produzione, unita alla domanda di semiconduttori aumentata in pandemia, hanno causato un inceppamento del commercio mondiale. 

Il risultato è stato una carenza ormai cronica di semiconduttori. I materiali necessari per costruire chip, presenti ormai in ogni automobile, sono rari e difficilmente si può aumentare improvvisamente la loro produzione. La ripresa quindi li ha resi quasi irreperibili, tanto è vero che alcune case automobilistiche stanno sconsigliando ai propri clienti di acquistare auto con particolari optional tecnologici. Le strumentazioni digitali di bordi infatti sono tra le più sensibili alla crisi dei semiconduttori e rallentano moltissimo i tempi di consegna. 

Altro motivo del rallentamento è un problema che sta affliggendo l’intero commercio mondiale: la carenza di container. La causa è sempre la stessa: l’economia mondiale è stata liberata dalle restrizioni pandemiche in pochi mesi, e tutte le aziende del mondo hanno ripreso a pieno regime. Questo picco di attività ha mandato in crisi i porti, che non hanno abbastanza container per spedire i materiali. Non fanno eccezioni quelli per costruire le automobili. 

Questa tempesta perfetta ha quindi causato non solo ritardi nelle consegna, ma anche un’insolito aumento dei prezzi delle auto usate. Non dovendo essere consegnate a lunghe distanze infatti, i modelli usati acquistati da privati stanno andando a ruba e i loro prezzi in alcune parti del mondo superano quelli delle auto nuove. 

Gli incentivi auto italiani peraltro coprono anche le auto usate, benché in maniera minore rispetto a quelle nuove. I veicoli acquistati devono essere almeno di categoria Euro6 e non superare i 160 grammi di anidride carbonica emessa per chilometro percorso. Lo stanziamento è di 40 milioni, con sconti fino a 2000 euro per ogni acquisto.