L’industria degli investimenti continua ad essere in fermento in tutto il mondo. In Italia, nei giorni scorsi è arrivato l’annuncio dell’interesse di Banca Generali per Nextam Partners; mentre, secondo le anticipazioni di Reuters, si sarebbero raffreddati i colloqui tra BlackRock ed Intesa Sanpaolo per una partecipazione di minoranza in Eurizon, a causa, si dice, dell’incertezza politica. Intanto, oltreoceano, Invesco ha comprato OppenheimerFunds e si prepara a diventare il 13° asset manager al mondo per masse gestite (quelle combinate supereranno i mille miliardi di dollari).

Rischi in crescita

E’ solo uno degli ultimi segnali che l’industria è sotto pressione. “Le ragioni sono molteplici”, spiega Greggory Warren, sector strategist di Morningstar. “Le scarse performance relative dei gestori attivi, la crescita dei flussi di capitale verso prodotti a basso costo e la diffusione della consulenza finanziaria ai risparmiatori fa sì che le case di investimento facciano più fatica a crescere e siano più dipendenti dai movimenti del mercato per incrementare le masse gestite”.

I margini si restringono

In Europa, Italia inclusa, gli operatori devono fare i conti con la direttiva Mifid II, entrata in vigore all’inizio dell’anno, che tenderà a ridurre i margini di profitto sia per i produttori sia per i distributori a causa dell’aumento degli oneri per adempiere ai nuovi obblighi. In più, la maggior trasparenza sui costi richiesta dalla legge obbligherà ad esplicitare tutte le commissioni in euro e a metterle in relazione con il rendimento ottenuto. In questo modo, i risparmiatori avranno più chiaro quanto realmente spendono, il che, come afferma in una nota Assiteca Sim, renderà sempre meno praticabile la via dell’aumento dei costi per mantenere invariati i ricavi.