Mentre le notizie di apertura di tutti i telegiornali parlano di quarta ondata, terza dose, quarta dose, ricoveri, la pandemia dei non vaccinati, salviamo il Natale, eccetera, eccetera, per il quarto mese consecutivo corre ad altissima velocità l'inflazione che si sta abbattendo e si abbatterà, peggio di un virus venuto da lontano, sulle famiglie italiane.

L'Istat ha diffuso i dati ottobre, e stiamo già ad un più 3% di inflazione su base annua. Questi prezzi così alti non si vedono da almeno nove anni, dal 2012, quando l'inflazione arrivò fino al 3,2%.

A far preoccupare soprattutto la classe media degli italiani, è in primis l'aumento che le famiglie ritroveranno in bolletta per la maggiorazione spropositata del prezzo dei beni energetici (elettricità e gas) che arriveranno sino a + 24,9%.

Anche i prezzi dei trasporti si alzano, passando da un +2,0% ad un +2,4%.

Aumentano anche i beni primari e alimentari, la benzina, il gpl e il metano, oltre che i beni ad alta frequenza d'acquisto.

A quanto potrebbe arrivare l'aumento dell'inflazione?

Il Codacons, una delle associazioni di consumatori più famosa, parla di circa 922 Euro di aumento annuale per famiglia. Carlo Rienzi, il presidente, parla di una stangata davvero troppo pesante le famiglie italiane e che non ci si aspettava dopo nove anni. 

Inoltre secondo l'associazione, questa inflazione non è purtroppo destinata a diminuire nel breve periodo, ma potrebbe durare più di quello che ci si aspetti. 

Con il Natale alle porte, l'inflazione potrebbe portare anche ad una forzata diminuzione dei consumi proprio in questo periodo dell'anno. 

L'aumento dei prezzi, ovviamente, potrebbe portare ad una obbligata diminuzione dei consumi, nonostante il Natale sia alle porte. Come dice il presidente Rienzi, cosa possono fare gli italiani se non ridurre la spesa e i consumi per reagire al rincaro? 

Non ci vuole un genio per comprendere che meno consumi vuol dire economia che gira di meno. Secondo Confesercenti, infatti, nonostante un po' di ripresa, nel 2022 saremo ancora 20 miliardi sotto il livello dei consumi del periodo pre-pandemia del 2019.  

Pensate che sempre secondo la Confesercenti, il reddito procapite a fine 2021 sarà pari a meno 500 euro rispetto al 2019. 

Questo tipo di inflazione dovrebbe farci preoccupare e, soprattutto, quanto durerà?

Secondo la professoressa Antonella Stirati, professore ordinario di Economia politica a Roma Tre, al momento questa inflazione non è preoccupante. E se alcune classi sociali sono colpite, altre addirittura ci guadagnano.

Ma questa inflazione sarà una fiamma breve o tenderà a durare nel tempo facendo alzare i prezzi anno dopo anno? 

Secondo la visione ottimistica della professoressa Stirati, questa inflazione parrebbe una fiamma destinata a spegnersi a breve, a meno che non intervengano altri fattori che ora non conosciamo.

Comunque o di breve durata, o di lunga durata, questa inflazione in questo periodo di tempo soprattutto, non ci voleva e sta colpendo soprattutto la classe media degli italiani che sta davvero soffrendo per questo aumento dei prezzi. A pagare  sono sempre i più deboli, quelli che hanno già poco, come i lavoratori dipendenti o i pensionati. I loro redditi non vengono indicizzati in base all'inflazione, ecco che perdono potere d'acquisto

Per fare un esempio calzante, è come se questa inflazione consumasse parte dei salari degli italiani, senza dare nulla in cambio. 

Anche altri paesi europei come la Germania, stanno vivendo un momento di inflazione, la differenza che però fa stare peggio l'Italia è l'assoluta differenze delle retribuzioni che in Germania non sono minimamente paragonabili alle basse retribuzioni di casa nostra. 

Se questa fiammata inflazionistica durerà poco, quindi i prezzi dovrebbero cominciare a calare tra poco. Secondo la professoressa non sempre accade, anche se dovessero scendere i prezzi delle materie prime energetiche, non è detto che corrisponda una diminuzione dell'inflazione che riguarda altri prodotti

Insomma, non si sa nulla. Si sa solo che i prezzi aumentano e gli italiani non ce la fanno. Per il resto questa inflazione può durare un giorno, un mese, dieci anni. 

E se per combattere l'inflazione si ricominciasse con le misure di austerità?

Secondo la professoressa per l'Italia sarebbe la fine, perché in passato, come nel 2008 le politiche di austerità in un contesto di crisi hanno prodotto non solo la caduta del PIL, ma anche un aumento del debito pubblico. Praticamente il contrario degli obbiettivi che invece si volevano raggiungere. 

Ma con i fondi europei del PNRR, del Next Generation le cose cambieranno in meglio?

La professoressa Stirati non è molto ottimista su questo modello di ripresa, che ripresa effettivamente non è perché questi fondi, man mano che l'Italia li spenderà, non faranno altro che produrre deficit e se non si cambiano le regole, dal 2023 tornerà l'obbligo dei bilanci in pareggio e dell'austerità, tipo cane che si morde la coda, un loop senza fine. Secondo l'accademica non è chiaro nemmeno se e quanto il Presidente Draghi voglia davvero adoperarsi per cambiare le cose e avviare davvero una politica espansiva. 

Ma il Governo oltre a parlare di vaccini e ondate, cosa sta facendo per l'inflazione italiana?

Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori afferma senza mezzi termini: "Siamo inguaiati! L'inflazione decolla".

Secondo il Presidente si potrebbe arrivare anche ad un aumento di mille euro a famiglia. Se l'inflazione salisse fino a fine novembre con lo stesso ritmo di ottobre, si arriverebbe ad un più 3,3% e questo porterebbe sicuramente un congelamento dei consumi di Natale.

E il Governo cosa dovrebbe fare? Dovrebbe soprattutto intervenire per calmierare i prezzi e ridurre le accise sui carburanti di almeno 20 centesimi.  

Per una coppia con due figli, l'aumento potrebbe arrivare anche a 1087 all'anno, secondo il Presidente Dona.

Anche secondo Assoutenti, l'inflazione si tramuterà in un massacro per le tasche delle famiglie italiane, con un effetto a cascata che nel nostro Paese non si vede dal 2012. Purtroppo questo non avrà solo un effetto di ovvio impoverimento delle famiglie italiane ma avrà ripercussioni per l'intera economia nazionale, perché i consumi diminuiranno inevitabilmente. 

Secondo il Presidente di Assoutenti il rischio che il Governo dovrebbe assolutamente evitare è un crollo dei consumi nel periodo di Natale e deve prendere necessari e urgenti provvedimenti come il taglio dell'Iva e la diminuzione delle accise. 

Secondo Confesercenti, l'inflazione in soli due anni potrebbe far diminuire 9,5 miliardi di consumi.

E se l'inflazione durasse più del previsto?

Secondo il Professor Barba Navaretti, economista, l'inflazione potrebbe consolidarsi e quindi durare più del previsto, diventando, purtroppo strutturale. Anche se le banche centrali non hanno ancora scartato l'idea che possa essere solo un fenomeno post pandemia dovuta semplicemente ad una ripartenza repentina della domanda.

Secondo il professore i tre elementi alla base dell'inflazione al momento sono: una minore fornitura e disponibilità di materie prime, il secondo è il rapido aumento della domanda dopo la fase acuta della pandemia e quindi in fase di ripresa, il terzo elemento e l'enorme liquidità che c'è sul mercato. 

Il terzo elemento, ovvero la maggiore presenza di liquidità, è quello che preoccupa maggiormente, perché, secondo il professore, anche se le banche centrali dovessero iniziare a ritirare denaro dal mercato, i tempi affinché il problema della liquidità rientri sono lunghi.

Se in tempi brevi, sposando la tesi della fiammata veloce, i prezzi dovessero ritornare a livelli più bassi in tempi, il problema non si pone. Se invece, oltre all’aumento dei prezzi delle materie prime, dovessero essere ritoccati anche i listini da parte delle imprese e i salari, a quel punto c'è il maggior rischio che l'inflazione diventi strutturale

L’Italia rischia perché a causa dell'euro indebolitosi negli ultimi tempi, rispetto al dollaro, l'aumento delle materie prime energetiche pesa ancora di più.