Chiunque si approcci al concetto di investimento "cum grano salis" sa che non è una cosa da prendere alla leggera. Bisogna essere educati finanziariamente, essere seguiti da un professionista degli investimenti, cioè un consulente finanziario, diversificare, fissare degli obiettivi, e dare tempo agli investimenti di fare il proprio corso, perché solo così potranno realmente produrre un buon risultato.

Ma quando si decide, infine, di impegnare una parte dei propri risparmi (mai tutti, ricordatelo) per investire, di solito si sceglie, anche in accordo con il proprio consulente, di limitarsi a quelli che sono i cosiddetti investimenti tradizionali. Cioè azioni, obbligazioni, fondi comuni e/o ETF e contanti.

Nel fare questo si fa certamente bene, perché si segue un canone che dà i suoi risultati (col tempo, sottolineiamolo). Ma ci si precludono anche altre possibilità. Sì, perché il mondo degli investimenti non è fatto solo di quanto abbiamo accennato, ovviamente. Ma ci sono anche altri strumenti, che comunemente vengono detti alternativi.

Tale nome deriva appunto dal fatto di non essere qualcosa che usualmente sia sul radar di investitori e consulenti. E c'è ovviamente un perché di ciò, come vedremo a breve. Gli investimenti alternativi sono

tutte quelle attività finanziarie, cioè asset, che esulano dagli investimenti tradizionali in virtù di una differente modalità di gestione, complessità, meccanismi di regole e liquidità.

Abbiamo accennato al perché questa tipologia di asset non sia usualmente utilizzata dagli investitori né, vale la pena di dirlo, proposta dai consulenti. Il perché è semplice. In pochissime parole, hanno un profilo rischio/rendimento più elevato di altri. E, di conseguenza, non sono per tutti, ma solo per quei risparmiatori che capiscano che ad un maggior rendimento è necessariamente legato un maggior rischio.

Le tipologie di investimenti alternativi

Gli investimenti alternativi in cui investire sono vari. Si va dal private equity agli hedge fund ed al venture capital, passando per il crowdfunding, sia immobiliare che azionario, le materie prime, le valute, l'immobiliare sensu strictu e le valute. Vediamo quindi di capirci qualcosa di più.

Il private equity

Per private equity si intende

un investimento diretto in società non pubbliche, quindi non quotate in alcuna Borsa, e le cui azioni non sono quindi scambiate su mercati regolamentati.

L'investimento in private equity può essere di due tipi, diretto o indiretto. Nel primo caso questo è esclusivamente appannaggio degli HNWI o degli UHNWI, acronimi inglesi che stanno per High net Worth Individuals, cioè le persone che hanno davvero soldi da investire, di solito almeno milionari. La "U" del secondo acronimo sta per Ultra, quindi persone che di denaro ne hanno davvero tanto.

Il secondo caso è invece a disposizione di molte più persone, e consiste essenzialmente nella sottoscrizione di fondi o ETF di private equity. Questi fondi raggruppano il denaro di potenziali investitori, e sono loro a scegliere dove investire. In media un fondo di private equity si espone sul mercato per 10-12 anni, durante i quali cerca di realizzare gli scopi che si è prefisso.

E' di ogni evidenza che questa tipologia di investimento non sia per tutti, sia per la barriera all'ingresso spesso dovuta alla quota di partecipazione (per investimenti diretti minimo 1 milione di euro, sovente anche 5 o 10), sia perché anche i fondi, che sono più abbordabili, hanno comunque costi di gestione annuali e di performance che sono piuttosto sostenuti.

Un'altra differenza è che l'investimento diretto è spesso eseguito direttamente, appunto, dall'investitore, senza intermediari (tranne avvocati, notai e commercialisti), mentre il fondo è gestito da una SGR (società di gestione del risparmio).

Gli hedge fund

Conosciuti in Italia con la dicitura di fondi speculativi, errata, sono essenzialmente società private che amministrano fondi comuni di investimento. Il nome hedge, che in inglese significa "copertura", indica una delle strategie che questi fondi mettono in atto, che serve a ridurre i rischi e, quindi, la volatilità di un portafoglio.

Gli hedge fund si sono fatti una nomea, sulla stampa, di essere dei cacciatori in cerca della preda, e di usare tecniche e tattiche spregiudicate per raggiungere il proprio obiettivo di sovraperformance che si sono posti. Non aiutano serie come "Billions" che, per quanto splendida e veritiera, non copre certo tutto l'universo di questi prodotti.

Gli hedge fund possono investire come vogliono, direttamente in aziende quotate od anche in aziende private, con ogni strumento che ritengano valido per raggiungere un

rendimento costante nel tempo ma con una correlazione molto inferiore rispetto all'andamento del mercato principale.

Investono prevalentemente in attività molto più rischiose della media, ma con possibilità di ritorni molto maggiori.

La chiave del successo degli hedge fund sono essenzialmente due: una estrema diversificazione ed una aggressività data dagli strumenti finanziari che usano, che essenzialmente permette, con una singola operazione andata bene, di pareggiare e superare diverse operazione andate invece male.

I costi degli hedge fund sono solitamente onerosi. Circa il 2% di commissione annuale ed un 20% di commissione di performance (che vuol dire che, se le cose vanno bene, loro si prendono il 20% di quanto vi hanno fatto fare. E poi ci sono le tasse...).

Il venture capital

Sostanzialmente è il private equity per eccellenza, ed è sempre diretto. In termini pratici si tratta di singoli investitori, o di fondi di singoli o più investitori, tutti molto dotati finanziariamente, con cui si sostengono start up che promettono bene.

Facebook, Instagram, Twitter, Palantir, Skype, Pinterest, Snap, Zoom, Square, Groupon, Airbnb e praticamente qualunque azienda vi possa venire in mente che poi si sia quotata sono state finanziate dal venture capital, con società famose come Andreessen-Horowitz dietro, o fondi come il Vision Fund di Softbank.

Le società di venture capital hanno sempre dietro un "volume di fuoco", per così dire, molto importante. Andreessen-Horowitz può contare su 4 miliardi di dollari da investire, mentre il Vision Fund è famoso per essere il fondo di venture capital più grande ed ambizioso del mondo, con ben 100 miliardi di dollari da poter utilizzare.

Un fondo di venture capital di solito investe in quelle imprese che sono considerate troppo rischiose per i capitali tradizionali o per i prestiti bancari. Questi ultimi, sovente, sono purtroppo molto miopi, e non sanno cogliere le opportunità che gli si presentano. Giova ricordare, infatti, che all'inizio nessuna banca ha investito in aziende che poi abbiano cambiato la società, come quelle sopra riportate e molte altre.

Come per gli hedge fund, ma anche in misura maggiore, è una tipologia di investimento adatta solo a chi abbia ampie possibilità di investimento. E, spesso, anche che conosca le persone giuste. Infatti partecipare in una società di venture capitale è, se possibile, persino più difficile che farlo in una che gestisca un hedge fund. La vita è fatta di relazioni, dopotutto, e nell'alta finanza, soprattutto alternativa, queste sono estremamente importanti.

Il crowdfunding

Si tratta del fenomeno del momento. Sono società specializzate nella raccolta di capitali per investimenti. Ed il bello è che questi possono essere di qualsiasi tipo. Esistono società di crowdfunding specializzate in praticamente qualunque settore, non solo quello finanziario. In quest'ultimo ambito, di solito queste società investono in due asset: immobili e società di capitali.

Nel primo caso la società raccoglie capitali per la costruzione o la ristrutturazione di un immobile, o più di uno, e remunera gli investitori con una percentuale piuttosto elevata in relazione al proprio investimento. In media siamo intorno al 9%. E questa tipologia di investimenti è di solito accessibile a tutti, visto che si parte solitamente dall'acquisto di una quota con 500 euro.

Nel secondo caso si cerca l'acquisizione di quote di società private che siano alla ricerca di fondi. Viene fatta una valutazione del valore della società al momento della richiesta di finanziamento, e viene deciso quanto capitale possa essere ceduto ai potenziali investitori. In pratica si tratta di una IPO (offerta pubblica di acquisto), ma privata.

Anche questo tipo di crowdfunding può essere utilizzato da molti risparmiatori, ma di solito la quota richiesta è (ben) più elevata.

Le materie prime

In inglese sono dette commodities, e sono tutti quei materiali che sono alla base della produzione dei beni che vengono consumati nella società, beni ottenuti attraverso la lavorazione, con processi industriali, per poi ottenere un prodotto finito.

Esistono anche delle materie dette seconde, cosa sconosciuta ai più, che sono tutte quelle ottenute con il riciclo. Il loro riutilizzo permette di risparmiare materia prima (per esempio il rame di una vecchia grondaia rispetto a quello utilizzato per farla ex novo).

Prodotti agricoli, animali, materie tessili, minerali, metalli, legname sono da sempre materie prime, e da sempre sono scambiate dall'umanità, prima tra di loro, col baratto, e poi comprate col denaro. Esistono mercati di riferimento per ogni materia prima (come le Borse merci di New York  Chicago e Londra), e vi si può investire con facilità con fondi o ETF che permettano di investire nel prodotto stesso.

Indirettamente si può investire nella materia prima di interesse attraverso prodotti finanziari che investano nelle aziende che lo estraggono o raffinano, siano esse società di macellazione, estrazione di petrolio, raffinazione di oro e argento, e così via.

Di recente, grazie ad Internet, anche il pubblico indistinto, cioè i retailer, può investire nelle materie prime direttamente, e può farlo come fanno gli investitori istituzionali, cioè attraverso i futures, vale a dire attraverso i prodotti derivati che vengono utilizzati per scambiare tradizionalmente queste merci.

Ciò è possibile grazie a broker specializzati che offrono piattaforme che si interfacciano ai mercati regolamentati e permettono di operare in tempo reale trasformando il proprio computer in un terminale di Borsa.

Le valute

Gli stessi broker a cui si è appena accennato permettono ai risparmiatori anche l'accesso ad un altro enorme mercato , quello del Forex, cioè delle valute. Il Forex è il mercato più liquido del mondo, l'unico sempre aperto, 24ore al giorno, durante i 5 giorni della settimana in cui usualmente si lavora.

Un risparmiatore con la giusta piattaforma, quindi, può investire sui futures sul petrolio e nel contempo investire in dollari, euro, sterline, yen ed altro. 

Due avvertenze sono importantissime. La prima è che il mercato valutario, come quello delle commodities, sono particolarmente rischiosi perché estremamente volatili. La seconda è che le valute non sono mai scambiate da sole, ma sempre a coppie. Questo perché lo scambio di valuta non è solo una mera operazione finanziaria.

La stragrande maggioranza degli scambi del Forex, infatti, sono fatti tra aziende, governi, Stati ed associazioni, e questi scambi hanno bisogno, per esempio, che la società XYZ in Europa paghi un fornitore magari in Tailandia. Per fare questo, vengono scambiati euro contro baht, ed ogni volta che avviene una transazione di questo tipo, o inversa, il valore della coppia valutaria cambia.

Quindi, fate molta attenzione, perché su commodities e valute influiscono molti altri fattori oltre al reale valore della merce o della valuta stessa.

Gli immobili

Croce e delizia di molte persone, l'investimento immobiliare è uno dei più antichi dell'umanità Oggi avviene eminentemente in due forme, direttamente o indirettamente.

La prima è quella che conosciamo tutti, cioè la compravendita di una casa, un appartamento, un palazzo, un ufficio o un capannone. Ovviamente, di recente, anche il crowdfunding a cui è stato accennato prima rientra in questa categoria.

La seconda è quella dell'investimento finanziario in immobili, che può avvenire tramite fondi dedicati (fondi immobiliari, aperti o chiusi), o tramite strumenti innovativi come i REIT, cioè fondi immobiliari scambiati sui mercati come azioni.

Questi ultimi stanno avendo un successo crescente in Borsa, e non a caso sono l'investimento più redditizio degli ultimi 20 anni, con un rendimento lordo di +11,6% all'anno.

In pratica si tratta di fondi, che possono essere generalisti o specifici (cioè investire in generale in immobili o specializzarsi in un determinato settore), che possiedono, amministrano e finanziano beni immobili. Questi generano poi un reddito. Possono essere negoziati in Borsa come se fossero una normale azione, a cui sono equiparate in ogni senso.

I REIT sono interessanti non solo per questi motivi, ma anche perché distribuiscono dividendi solitamente generosi. I REIT si adattano bene agli investitori orientati al reddito, grazie ai loro dividendi storicamente elevati e affidabili, che in genere sono aumentati nel tempo e spesso sono cresciuti più velocemente del tasso di inflazione.

Le società immobiliari generalmente guadagnano flussi di reddito affidabili grazie a contratti di locazione lunghi e stabili, e i REIT devono distribuire almeno il 90% del loro reddito imponibile agli azionisti come dividendi.