Per chi si immette per la prima volta nel mondo del lavoro – che sia dipendente o autonomo – alcune tipologie di imposte possono sembrare totalmente astruse e fuori dal mondo.

A chi non sarà capitato leggere la propria busta paga e vedere una netta differenza fra la somma lorda e la somma al netto dell’IRPEF?

Ma che cos’è questo IRPEF? Cosa significa questo acronimo e soprattutto chi deve pagarla?

Come leggiamo su irpef.info IRPEF è l’acronimo di imposta sul reddito delle persone fisiche.

Vediamo ora insieme di cosa si tratta.

Che cos’è l’IRPEF?

Come precedentemente accennato, IRPEF sta per Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche ed è un’imposta che tocca più di 40 milioni di contribuenti italiani, rientrando a tutti gli effetti come una delle più importanti del sistema tributario dell’Italia.

Ma che cos’è l’IRPEF e come funziona?

Come sappiamo l’IRPEF è un’imposta che – come leggiamo da Wikipedia - è un tributo, consistente in un prelievo coattivo di ricchezza dal contribuente volto a finanziare i servizi pubblici generali e a ridurre la liquidità monetaria nel sistema economico del paese in cui queste vengono disposte.

L’IRPEF è attivo dal 1973 e riguarda tutte le persone fisiche – e alcune società – che sono tenute a versare questa imposta.

L’IRPEF consiste in un terzo delle entrate tributarie totali dell’Italia per circa 180 miliardi di euro l’anno.

Questa imposta sul reddito delle persone fisiche è un’imposta progressiva: ciò significa che al salire del reddito sale la quota percentuale di questa imposta.

Per fare un esempio pratico: se la persona fisica tenuta a pagare l’IRPEF avesse un reddito annuo pari a 50.000 euro, l’IRPEF avrà una percentuale superiore al 30%, con un reddito annuo di 20 mila euro, invece, la percentuale d’imposta sarà uguale al 17%.

Di seguito, il video del professore di Economia Fabio Mattaliano, che spiega in maniera molto esaustiva – non ci si aspettava nulla di meno da un docente così smart – tutto ciò che riguarda l’IRPEF.

Perché va pagato l’IRPEF?

l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche – ovvero IRPEF – come abbiamo visto è un’imposta 

diretta a carattere personale e con caratteristica progressiva.

Viene detta diretta perché si attua direttamente sul reddito. Viene definita a carattere personale perché deve essere pagata obbligatoriamente da tutti i soggetti che producano un reddito in Italia.

Ed infine, viene definita un’imposta progressiva poiché cresce la percentuale da versare al crescere del reddito annuo percepito.

Questa tipologia di imposta è una delle più grandi forme di introiti per le casse dello Stato, perciò è molto importante che venga pagata.

Se lo stato perdesse il suo introito maggioritario, di conseguenza, perderemmo anche noi tutti italiani i servizi statali come ospedali, scuole e agevolazioni facenti parte del welfare.

Chi deve pagare l’IRPEF?

Essendo un’imposta sul reddito deve essere pagata da tutti coloro che percepiscano un reddito tramite lavoro dipendente o lavoro autonomo – può essere valido anche per alcuni soci di impresa – e che siano residenti in Italia o abbiano maturato il reddito in Italia.

Siccome l’imposta IRPEF riguarda la totalità dei redditi in caso di reddito singolo, il calcolo sarà piuttosto semplice – e come lavoratore dipendente automatico in busta paga – mentre in caso di redditi multipli bisognerà affidarsi ad un calcolo differente.

Vediamo uno schema di seguito:

  • Da lavoratore dipendente la fonte di reddito sarà il salario o stipendio e quindi andrà calcolato come criterio la competenza.
  • Da lavoratore autonomo la fonte di reddito sarà il guadagno e quindi il criterio sarà la cassa.
  • Da impresa la fonte di reddito è la parte lorda dell’utile e in questo caso, di nuovo, il calcolo sarà fatto tramite il criterio della competenza.
  • Stesso criterio ma con fonti di reddito diverse per reddito da Capitale o da Fondiario, il primo avrà un reddito da dividendo mentre il secondo da rendite.
  • Infine, il reddito da diverso ha come fonte la plusvalenza e come criterio di calcolo la cassa.

Quindi, in qualsivoglia tipologia di reddito, bisognerà cedere una parte allo Stato.

Ma come sappiamo l’IRPEF è progressiva, perciò questa parte muterà in base al reddito stesso.

Quanto si paga di IRPEF?

Quindi, nello specifico, quanto si paga di IRPEF?

La percentuale di IRPEF da calcolare sul reddito viene definita Aliquota, l’aliquota cambia in base al reddito percepito annualmente.

Vediamo, di seguito, le differenze riportate anche su farenumeri.it :

  • Per un reddito compreso fra zero euro e 15 mila euro annui, l’aliquota sarà pari al 23% con un ammontare massimo per scaglione di 3450 euro.
  • Per un reddito annuo compreso tra 15.001 euro e 28 mila euro l’aliquota sarà pari al 27% con un massimo per scaglione di 3510 euro.
  • Per un reddito maturato annualmente compreso tra i 28.001 euro e i 55 mila euro l’aliquota sarà pari al 38% con un ammontare massimo di 10.260 euro.
  • Per un reddito annuo compreso tra i 55.0001 euro e i 75 mila euro, l’aliquota sarà pari al 41% con un ammontare massimo di 8200 euro.
  • Infine, per un reddito annuo superiore ai 75 mila euro, l’aliquota sarà pari al 43%.

Cosa comporta non pagare l’IRPEF?

Partendo dal presupposto che un lavoratore dipendente non potrà mai non pagare l’IRPEF – poiché già scalata dallo stipendio in busta paga – gli unici che possono effettivamente “evadere” il pagamento dell’IRPEF sono gli imprenditori o i soci di un’azienda.

Ciò comporterà una pendenza con lo Stato e quindi l’intervento dell’Agenzia delle Entrate e Riscossione – ex Equitalia – per cartelle esattoriali insolute.

Cosa succede se invece non si hanno i soldi necessari per poter pagare l’IRPEF?

Si può decidere di:

  • pagare con il ravvedimento operoso – entro l’anno – con maggiorazioni che vanno dallo 0,2% al 3,75%
  • pagare tramite rateizzazione – dopo aver ricevuto l’avviso bonario – con rate trimestrali aventi una maggiorazione pari al 10%
  • pagare tramite rateizzazione mensile – con aggiunta del 38% fra interessi e aggio per l’Agenzia dell’Entrata e Riscossioni.

In ogni caso, come detto, non conviene non pagare l’IRPEF, poiché ciò ricadrebbe direttamente sui servizi di cui noi stessi usufruiamo, a partire dalle strade.

Ricordiamo che l’IRPEF si può pagare:

  • In mono rata se la cifra non supera l’importo di 257,52 euro. La scadenza del pagamento, in questo caso, sarà il 30 novembre.
  • In due rate se l’importo da pagare è superiore ai 257,52 euro. La prima rata – con scadenza 30 giugno – avrà un importo pari al 40% della cifra totale mentre il restante 60% andrà versato con la seconda rata, la cui scadenza è sempre fissata al 30 novembre.

Se pensate di avere delle cartelle insolute – magari del periodo compreso fra il 2000 e il 2010 – questo è il momento giusto per informarsi sulla rottamazione delle cartelle in arrivo con il nuovo Decreto Legge del Governo Draghi. Qui di seguito l’articolo apposito.

In quali casi si può detrarre dall’IRPEF?

Abbiamo visto che cos’è l’IRPEF, quando deve essere pagato, perché e in quali scaglioni ma ciò che ancora non abbiamo visto è se si può effettivamente detrarre qualcosa dall’IRPEF.

Come sappiamo, con le detrazioni si può ridurre l’imposta lorda e ottenere così la cifra al netto.

Un lavoratore dipendente può detrarre dalla busta paga e dall’IRPEF per:

  • interessi passivi del mutuo 
  • spese mediche
  • mantenimento di un soggetto debole – anziano o invalido 

Queste detrazioni possono abbassare notevolmente il valore dell’aliquota e quindi dell’IRPEF.

Pensiamo, ad esempio, alla detrazione sugli interessi passivi del mutuo: essa è pari al 19% della spesa degli interessi passivi – con un tetto massimo di 4000 euro – perciò si potrà detrarre dall’IRPEF fino a 760 euro annui.

Perciò, assicuratevi di tenere nota di tutto ciò che potrete detrarre e affidati ad un CAF di fiducia.

IRPEF e No Tax Area

Ne si sente sempre parlare in correlazione all’IRPEF ma cos’è la No Tax Area

Come letto su Orizzontescuola.it, La No Tax Area è “un’area” in cui l’IRPEF non si applica.

Si considera No Tax Area un valore di reddito al di sotto – aggiornato all’anno 2021 – agli 8174 euro all’anno.

Per tutti i lettori più attenti farà strano leggere ciò, considerando che – come visto nella tabella precedente – per range dagli 0 ai 15 mila euro annui, l’aliquota è pari al 23%.

Ciò è molto semplice: se l’importo reddituale annuo non supera gli 8000 euro annui, l’IRPEF si azzererà automaticamente applicando le detrazioni da lavoro spettanti di diritto.

La No Tax Area non è quindi un’agevolazione fiscale, ma più che altro un semplice calcolo matematico che porta all’azzeramento dell’IRPEF per le detrazioni per lavoro dipendente, autonomo o pensioni.

Anche in caso di redditi multipli, ricordiamo, che se il valore non supera gli 8174 euro annui, si rientrerà di diritto nella No Tax Area.
Quindi, che voi siate degli studenti desiderosi di apprendere “alla veloce”, o che voi siate dei lavoratori curiosi o semplicemente se siete dei cittadini che vogliano comprendere al meglio che cosa significhino determinate imposte che ogni giorno vengono citate e pagate, speriamo che questo articolo sia stato in grado di aiutarvi e rendervi la conoscenza di cosa sia l’IRPEF veloce e facile.