Sapete cosa vorrei? Vorrei che Paul Krugman mi chiamasse in questo momento. Vorrei parlargli di come scaricare un wallet per criptovalute. Poi potrebbe prendere il telefonino e scannerizzare il codice QR del suo indirizzo pubblico, così gli manderei un token a sua scelta.

Vedrebbe e sperimenterebbe come funziona. Potrebbe ancora odiare le criptovalute, come ha fatto fino ad adesso, ma almeno avrebbe provato e sperimentato in prima persona la realtà di un sistema monetario e di pagamento moderno, invece di scrivere sciocchezze su di esso.

Il cambiamento

La twittersfera dedicata a Bitcoin e simili ha fatto saltare in aria l'ultimo rantolo di Krugman contro Bitcoin. Ciò che è passato inosservato è che la sua posizione è cambiata rispetto al suo articolo del 28 dicembre 2013, "Bitcoin is Evil". Una volta considerava il mondo delle criptovalute del tutto ridicolo. Ora lo trova poco saggio e non redditizio come sistema monetario.

Questa è una grande differenza, potremmo definirlo addirittura un progresso. La sua posizione attuale sul tema è esattamente ciò che ci si aspetterebbe da un keynesiano, vale a dire, decisamente contrario a qualsiasi forma di denaro non creata e gestita dallo stato, che sia oro o Bitcoin.

Il primo pezzo del 2013 è stato scritto quando Bitcoin aveva toccato i $1,000 e aveva iniziato a calare. Sono profondamente consapevole di quanto fosse un prezzo straordinario all'epoca. In precedenza, nel 2013, era salito a circa $14, un livello che aveva toccato brevemente nel 2011 quando quasi nessuno vi prestava attenzione. Era facile liquidarlo come pura assurdità, e Krugman fece esattamente questo.