La strategia per il rilancio dell’economia delineata dal Documento programmatico di bilancio ha come fulcro la realizzazione di un “green new deal” italiano. Positivo che le risorse per il “decreto clima” vengano dalle aste verdi. Ma resta un’ambiguità.

Il green new deal italiano

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha da poco presentato il Documento programmatico di bilancio (Dpb) per il 2020. L’articolo 6 del regolamento Ue n.473/2013 che lo istituisce dispone infatti che entro il 15 ottobre di ogni anno gli stati membri trasmettano alla Commissione europea e all’Eurogruppo un progetto di Dpb per l’anno successivo.

Oltre a informazioni e dati di estrema importanza ai fini dell’evoluzione dell’economia italiana e della sua finanza pubblica, incluse proiezioni ed evoluzione delle voci di entrata e di spesa nonché di debito pubblico, di cui si è parlato in altri articoli, il Documento programmatico 2020 riporta anche la descrizione e la quantificazione delle misure inserite nella manovra di bilancio, e le riforme che il governo intende portare avanti.

Fulcro della strategia finalizzata al rilancio dell’economia e allo sviluppo inclusivo e sostenibile – si legge – è la realizzazione di un green new deal orientato al contrasto ai cambiamenti climatici, allo sviluppo dell’economia circolare e al rafforzamento della coesione sociale e territoriale.

Il green new deal – il termine (e il programma) è stato lanciato dalla parlamentare liberale americana Alexandria Ocasio-Cortez (superato poi “a sinistra” da Bernie Sanders e moderato “a destra” da Elizabeth Warren) – è ormai entrato nel lessico politico di molti partiti e governi europei. Nel Dpb 2020 dell’Italia consiste in primo luogo di tutte le recenti misure inserite nel cosiddetto “decreto clima” e nella legge di bilancio 2020. Il programma prevede: