L’assegno unico universale per figli a carico è stato approvato il 4 giugno dal Consiglio dei Ministri. In realtà, per sei mesi si tratterà di una sola misura transitoria, studiata per consentire al sistema delle detrazioni fiscali di continuare a operare fino al temine del 2021 senza creare disagi alle famiglie.

Da gennaio 2022 tutte le famiglie italiane beneficeranno dell’universalità del provvedimento. Fino a quel momento, però, la misura conserverà la cosiddetta versione ‘ponte’, che anche se con alcune limitazioni e vincoli, offrirà un assaggio di ciò che sarà la versione definitiva dell’assegno unico figli.

I primi nuclei familiari a beneficiare dell’assegno saranno quelli di disoccupati, lavoratori autonomi e incapienti. I lavoratori dipendenti godranno invece di un aumento in busta paga degli importi degli Assegni nuclei familiari.

Vediamo allora come funzionerà questo aumento di salari e stipendi per i lavoratori dipendenti.

Il primo assaggio di Assegno unico in busta paga per i dipendenti

L’Assegno unico universale per figli a carico è il primo tassello del Family Act, ovvero del pacchetto di provvedimenti a sostegno delle famiglie italiane, fortemente sostenuto dalla Ministra per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti.

Il Family Act, approvato a Legge il 6 aprile 2021, prevede l’adozione di misure a sostegno della genitorialità, della valorizzazione della famiglia e al contrasto della denatalità.

La chiave di volta di questa grande rivoluzione che dovrebbe sostituire la quasi totalità delle misure a sostegno della famiglia tuttora in vigore, è l’Assegno unico per figli a carico. Con l’introduzione della misura si andranno infatti a ridurre gradualmente e ad abolire le detrazioni fiscali per i minori, gli Assegni al nucleo familiare, il premio alla nascita, il Bonus mamma domani e il fondo sostegno alla natalità Consap.

La misura, nella sua versione definitiva che partirà dal 1° gennaio 2021, prevede, a seguito di domanda all’INPS, di un erogazione mensile il cui importo sarà modulato sulla situazione patrimoniale del nucleo familiare e corrisposto per ogni figlio a carico, dal settimo mese di gravidanza fino al compimento del 21° anno di età. Sono previste maggiorazioni per i nuclei in cui siano presenti minori disabili, sia in termini di importo che di vincoli di età anagrafica.

La scorsa settimana il Consiglio dei Ministri ha approvato per Decreto l’Assegno unico, che dal 1° luglio partirà in versione transitoria per arrivare al 1° gennaio 2022, momento in cui assumerà la propria versione definitiva.

Fino a quel momento, l’assegno mensile sarà a beneficio dei soli lavoratori autonomi e dei disoccupati che potranno dimostrare un’attestazione Isee inferiore a 50 mila Euro.

Il lavoratori dipendenti beneficeranno invece di un incremento degli importi degli Assegni al nucleo familiare commisurato al numero dei figli a carico.

La fase transitoria di sei mesi, secondo le parole della Ministra Bonetti, ha lo scopo preciso di consentire alla misura di sostegno di innestarsi sul sistema delle detrazioni fiscali tuttora in atto, senza creare disagi soprattutto ai nuclei familiari con i redditi più alti. Si andrebbe a evitare così la spiacevole necessità di rimborsi come è avvenuto con il Bonus Renzi di 80 Euro.

Luigi Melacarne è un esperto di contabilità per aziende e professionisti. Il suo canale YouTube si occupa anche di Bonus statali, INPS e Agenzia delle Entrate. In questo video ti spiega con garbo e competenza come l’Assegno unico andrà ad aumentare la busta paga dei lavoratori dipendenti.

Quanto spetta di aumento in busta paga per i lavoratori dipendenti

Per finanziare la fase transitoria di sei mesi dell’Assegno unico, il Governo ha stanziato 3 miliardi di Euro.

Ai nuclei familiari dei disoccupati e dei lavoratori autonomi è destinato un miliardo e 58 milioni di Euro per il finanziamento della fase ‘ponte’ dell’assegno mensile.

La restante parte della dotazione va a beneficio dei 4 milioni di nuclei familiari che attualmente stanno percependo gli Assegni familiari.

Si tratta dunque dei lavoratori dipendenti che fino al momento in cui l’Assegno unico non entrerà a regime nel 2022, beneficeranno di una maggiorazione degli Assegni per il nucleo familiare stimata, su base mensile, nelle seguenti misure:

  • 35,7 Euro al mese per ciascun figlio, fino a due figli,
  • 55 Euro al mese per ciascun figlio, da tre figli in su.

È verosimile che gli importi ANF maggiorati per i lavoratori subordinati, saranno erogati nelle modalità attualmente in atto previste dall’INPS per le specifiche categorie di lavoratori.

Tutti i chiarimenti e le modalità di erogazione relative a questi sei mesi di transizione, saranno comunque disponibili nella Circolare attuativa che l’Istituto previdenziale pubblicherà entro il 30 giugno 2021

A chi vengono erogati gli Assegni nuclei familiari in busta paga

L’Assegno per il nucleo familiare (ANF) è una prestazione economica erogata dall’INPS in favore dei nuclei familiari di alcune categorie di lavoratori e dei titolari delle prestazioni economiche previdenziali da lavoro dipendente.

Il riconoscimento degli ANF e la determinazione degli importi avvengono tenendo conto della tipologia del nucleo familiare, della sua composizione e del suo reddito complessivo.

Gli ANF fanno parte del gruppo di misure a sostegno della famiglia che progressivamente verranno assorbite dall’Assegno unico per figli a carico. Per tutto il 2021 saranno ancora erogati mensilmente, come abbiamo visto, con maggiorazioni a favore di lavoratori subordinati.

Attualmente gli Assegni per il nucleo familiare sono erogati dall’INPS in favore di:

  • Lavoratori dipendenti,
  • Lavoratori dipendenti agricoli,
  • Lavoratori domestici e somministrati,
  • Lavoratori iscritti alla Gestione Separata,
  • Lavoratori dipendenti di ditte cessate e fallite,
  • Titolari di pensione a carico del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti e del fondi speciali ed ex ENPALS,
  • Titolari di prestazioni previdenziali,
  • Lavoratori in altre situazioni di pagamento diretto.

Ai lavoratori subordinati in attività, l’Assegno per il nucleo familiare viene pagato mensilmente dal datore di lavoro, per conto dell’INPS, contemporaneamente al pagamento della retribuzione in busta paga.

Sarà cura del datore di lavoro accedere alla procedura predisposta ‘Uniemens’, e recuperare dall’INPS a conguaglio le somme anticipate.

Per altre categorie di lavoratori l’assegno per i nuclei familiari viene pagato direttamente dall’INPS tramite bonifico bancario sull’Iban indicato dal richiedente.

Si tratta in questo caso di:

  • Addetti ai servizi domestici,
  • Iscritti alla Gestione Separata,
  • Operai agricoli dipendenti a tempo determinato,
  • Lavoratori di ditte cessate o fallite,
  • Beneficiari di altre prestazioni previdenziali.

Quanto si perderà in busta paga con l’Assegno unico?

A un primo sguardo, l’Assegno unico sembrerebbe rappresentare un grande vantaggio per tutti i nuclei familiari con figli a carico fino ai 21 anni di età.

Si tratta infatti di una misura universale della quale, quando entrerà a regime, potranno beneficiare tutte le famiglie senza limiti reddito.

L’attestazione Isee verrà utilizzata per calibrare gli importi sulle singole realtà reddituali familiari. Oltre a una determinata soglia Isee, alla famiglia spetterà mensilmente la sola quota base dell’Assegno unico.

Attualmente sono operative alcune misure a sostegno della famiglia e della genitorialità, che a partire dal 1° gennaio scompariranno cedendo il posto all’unica misura universale.

All’Assegno unico spetterà dunque il compito di farsi carico dell’intero complesso di sostegni che attualmente vanno a intervenire singolarmente su precisi segmenti della vita delle famiglie.

Ma quanto sarà vantaggioso per una famiglia, in termini economici, il futuro Assegno unico, rispetto a quanto sta percependo con le misure attualmente in vigore?

Il sito web Fiscoetasse.com riporta una recente indagine ISTAT che tenta di dare una risposta al quesito. Ne viene fuori una tela tratteggiata da luci e ombre.

Secondo l’ISTAT, la riforma dell’Assegno unico comporterà una maggiorazione del reddito per il 68% delle famiglie italiane.

In questa percentuale troviamo i lavoratori autonomi, ovvero i titolari di Partita IVA, che attualmente non percepiscono gli Assegni per i nuclei familiari, e tutti i soggetti che non raggiungono la soglia minima per la capienza delle detrazioni fiscali.

Il 29,7% delle famiglie italiane, invece, con l’introduzione dell’Assegno unico andrà a subire una variazione reddituale in termini peggiorativi. Nel dettaglio risulterebbero svantaggiati almeno quattro contesti familiari.

Per il calcolo degli ANF, oggi le coppie di fatto possono fare riferimento al reddito del solo richiedente. Una volta introdotto l’Assegno unico, l’importo della quota mensile verrà commisurato al valore Isee e dunque alla situazione reddituale dell’intero nucleo familiare.

E ancora, i nuclei familiari con figli a carico di età superiore a 21 anni, attualmente possono beneficiare di detrazioni fiscali dalle quali, a partire dal 2022, saranno escluse in quanto assorbite dall’assegno unico. Ricordiamo, infatti, come la prossima misura sarà riconosciuta per figli a carico soltanto fino a 21 anni.

Anche le famiglie numerose subiranno una variazione reddituale negativa, in quanto a partire dal quarto figlio, la scala di equivalenza Isee attribuisce valori proporzionalmente minori.

Risulterebbero danneggiati anche i nuclei familiari con redditi e patrimoni elevati. Le attestazioni Isee superiori a 50 mila Euro, infatti, almeno per quanto sappiamo fino a questo momento, comporteranno erogazioni mensili della sola quota base dell’Assegno unico.

Infine, sempre secondo l’ISTAT, per il 2,4% delle famiglie italiane, l’entrata a regime dell’Assegno unico dal 1° gennaio 2021, non comporterebbe variazioni reddituali degne di nota.

Quanto vale l’Assegno unico per una famiglia

Sempre su Fiscoetasse.com si legge di una uno studio congiunto pubblicato dalla Fondazione Gorrieri e dall’Agenzia ricerche e legislazioni AREL, a proposito dei possibili importi dell’Assegno unico a regime.

Lo studio ipotizza uno stanziamento per il 2022 di 20 miliardi di Euro da utilizzare sui dati relativi ai nuclei familiari presenti oggi.

Per una famiglia con Isee inferiore a 30 mila Euro, l’Assegno unico comporterebbe 161 Euro a figlio, ai quali andrebbero aggiunte le eventuali maggiorazioni per più figli, o minori disabili.

Una famiglia con Isee inferiore a 52 mila Euro riceverebbe invece 67 Euro al mese, sempre con gli eventuali incrementi.

Risulta evidente che, forse, l’Assegno unico universale merita ancora qualche simulazione prima di essere messo definitivamente a regime e potere essere definito una misura equa e universale.

Conforta il fatto che già dal momento della sua approvazione del 6 aprile 2021, i firmatari della legge hanno dato piena disponibilità e massimo impegno nel calibrare la misura dell'Assegno unico per figli a carico, ed eventualmente per stanziare nuove risorse al fine di non renderla penalizzante per nessuna famiglia.