Circa le modalità attuative del taglio alle tasse, cosi come sulle pensioni e i rinnovi dei bonus edilizi le discussioni all’interno della maggioranza dovranno proseguire per trovare una sintesi sulla ripartizione dei fondi. Molto improbabile che venga effettuata un’assegnazione di risorse in un fondo che sarebbe successivamente attivato con provvedimenti nel tempo.

Il Governo prenderà tempo e porterà la legge di bilancio in Consiglio dei Ministri la prossima settimana, dando modo alla Lega e alle parti sociali di poter intervenire per provare convincere il premier e il responsabile del Mef

Intanto all’interno del Dpb è stato definito l’impianto della manovra, già discusso da settimane, che comporterà l’utilizzo di risorse per almeno 23 miliardi, e sarà finanziato quasi totalmente dalle entrate derivanti dal Pil del 2021. 

Manovra Draghi: il cuneo fiscale e il caro bollette

Il capitolo di spesa più rilevante sarà quello dedicato alla riduzione della pressione fiscale, che prevede la destinazione di 7 miliardi a cui andranno ad aggiungersi altri due già presenti accantonati per un totale di 9 miliardi. 

Previsto un nuovo intervento contro il caro bollette, per cui sarà destinato un miliardo contro il rincaro dei prezzi dell’energia in vista dei nuovi aumenti confermati ieri dalle previsioni dall’Arera. Per i tagli ai rincari ad ogni modo si potrà fare ricorso a uno dei 2,1 miliardi già stanziati nel fondo per la riduzione della pressione fiscale istituito lo scorso anno.

In tema di riscossioni è stato stanziato oltre 1 miliardo allo scopo di cancellare l’aggio, il compenso percepito per la riscossione, a seguito della sentenza della Corte costituzionale. 

Alle imprese andranno 4 miliardi e potranno beneficiare di sconti fiscali in un contesto che prevederà la proroga degli incentivi alle aggregazioni funzionali alla chiusura dell’operazione Mps.

Manovra Draghi: 4 miliardi alla Sanità

Per quanto riguarda la Sanità ottiene complessivamente quattro miliardi, due miliardi in più destinati al Servizio sanitario nazionale, che vedrà crescere la dote del Fondo sanitario nazionale a 124 miliardi complessivi nel 2022 per poi crescere fino a 128 miliardi nel 2024. 

Previsto nella manovra un ulteriore finanziamento di 2 miliardi per finanziare le spese connesse all’emergenza utilizzabili presumibilmente anche in buona parte del 2022 (i fondi che saranno per la struttura commissariale guidata dal generale Paolo Figliuolo) per finanziare l’acquisto di vaccini e farmaci e il proseguimento della campagna vaccinale che potrebbe arrivare alla terza dose per alcune categorie ritenute più a rischio.

Altri fondi potrebbero essere destinati alle assunzioni, a partire dalle case sul territorio, che sono state le realtà più colpite dalla pandemia. Sempre in tema di personale sono almeno 66mila gli operatori precari (tra medici, infermieri e altri tecnici) assunti con contratti a termine e di emergenza che necessiteranno di stabilizzazione.

Nella manovra dovrebbe infine entrare anche il finanziamento di 12mila borse di studio all’anno in più per gli specializzandi, e altrettanti per il piano vaccinale e acquisto dei farmaci anti-Covid.

Previsto anche un piano relativo alle liste d’attesa per continuare a recuperare screening, visite e interventi chirurgici saltati: dopo il finanziamento di 500 milioni del decreto agosto del 2020 la nuova legge di bilancio potrebbe prevedere un stanziamento superiore.

Manovra Draghi: Quota 102 e 104

Nel piano del ministro dell’Economia e delle finanze, Daniele Franco la misura Quota 100 andrà a terminare a fine anno e sarà sostituita da Quota 102 nel 2022 e Quota 104 nel 2023. 

È probabile che lega e parti sociali possano cercare un dialogo, anche in extremis, per provare a correggere il piano del responsabile del Mef. 

La previsione è di consentire, per il solo 2022, la possibilità di uscita a 64 anni e 38 anni di contribuzione ai lavoratori che rientrino parzialmente o totalmente nel regime retributivo. Sarebbe quindi una Quota 102 poiché, per i soggetti interamente contributivi (che hanno iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995) è già previsto un canale di pensionamento anticipato con 64 anni, che nel 2023 diventerebbe Quota 104 un anno prima di rientrare nel 2024 nella riforma Fornero. 

Visto che nel pomeriggio di ieri i ministri della Lega hanno preso le distanze dal pacchetto sulla previdenza proposto dal premier e dal responsabile del Mef si è deciso di proseguire la discussione nei prossimi giorni approvando all’unanimità il Dpb.

Di conseguenza il tenore del comunicato diramato da Palazzo Chigi è stato di assicurare, attraverso gli interventi sulle pensioni, un processo di graduale ed equilibrato passaggio verso il regime ordinario, ossia il primo obiettivo del Carroccio: scongiurare un ritorno immediato al regime della legge Fornero.

Secondo alcune stime tecniche, di fonte sindacale, riportate questa mattina da "IlSole 24 Ore" Quota 102 potrebbe interessare complessivamente non più di 50mila lavoratori perché sarebbero comunque esclusi i lavoratori rimasti che non avevano i requisiti di età per accedere a Quota 100 (62 anni la soglia anagrafica e 38 anni quella dei versamenti).

Potrebbero beneficiarne coloro che non hanno potuto utilizzare Quota 100 perché non in possesso dell’anzianità contributiva necessaria. Addirittura, peggiore Quota 104.  Le principali sigle sindacali non sarebbero soddisfatte e chiederanno un incontro al governo, ma il Mef non sembra intenzionato a muoversi dalla sua posizione.

Confermata anche la proroga dell’Ape sociale che dovrebbe poter contare su circa un miliardo per il 2022, al netto di eventuali recuperi di risparmi di spesa generati da altre misure previdenziali (ad. Esempio i finanziamenti inutilizzati per l’Anticipo pensionistico).

Manovra Draghi: 1 mld in più  per il Reddito di cittadinanza

Il Reddito di cittadinanza, invece, ottiene un miliardo aggiuntivo per il 2022, che porterebbe il finanziamento complessivo per il prossimo anno a 8,8 miliardi, in linea con quanto finanziato per il 2021. Viene cosi ad essere smentita l’ipotesi circolata nei giorni scorsi.

Il tema del reddito di cittadinanza ha comportato un intenso dibattito politico nella maggioranza, con i 5S, in particolare, a difendere la loro misura di punta.

Il Reddito in futuro prevede un meccanismo di riduzione dell’assegno, nel caso in cui si verificasse un rifiuto della seconda offerta di lavoro (l’attuale sistema prevede che il percettore perda l’assegno solo al rifiuto della terza offerta, ritenuta congrua, di lavoro). È prevista anche una stretta sui controlli in per evitare frodi e calmierare un possibile aumento della platea di richiedenti.

La maggiore spesa implicherà, come da richieste di alcuni partiti della maggioranza, una riforma, che vede tra le ipotesi allo studio anche la possibilità di semplificare l’accesso agli sgravi contributivi per le aziende che assumono i percettori del Reddito: la legge istitutiva attualmente vede fissati in tal senso un numero eccessivo di paletti, che in due anni e mezzo hanno portato i datori di lavoro ad incassare gli incentivi solo per 400 assunzioni.

Manovra Draghi: la riforma degli ammortizzatori

Risultano penalizzati dall’allocazione delle risorse gli ammortizzatori sociali del ministro Orlando che potranno contare su 3 miliardi, mentre alle pensioni sarebbe destinato un miliardo. 

Alla riforma che riguarda gli ammortizzatori saranno stati destinati 1,5 miliardi di euro risparmiati dalla sospensione anticipata del cashback 2021. La Cig ordinaria verrà estesa ai servizi. 

Una dote più che dimezzata rispetto a quanto richiesto dal progetto del ministro Orlando, e ciò richiederà una ricalibratura della bozza di riforma del Lavoro predisposta in questi mesi. Uno dei temi che subisce maggiore criticità è proprio uno dei capisaldi della riforma stessa, ossia l’estensione della Cig anche ai lavoratori delle imprese di piccole dimensioni (1-5 addetti).

L’idea del ministero del Lavoro era di riconoscere 13 settimane di sussidio, per i primi anni a totale carico dello Stato. I costi nei primi anni sarebbero a carico dell’Erario, successivamente le imprese (da 1 a 5) addetti verserebbero gradualmente i contributi fino ad arrivare a regime intorno allo 0,5. 

Verrebbe confermato il potenziamento della Naspi (Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego) con l’attribuzione di un importo di circa un miliardo di euro. 

Manovra Draghi: nessuna proroga del bonus facciate

Nessuna proroga del bonus facciate che stava ricevendo recentemente molte richieste, soprattutto nelle grandi città dove ci sono difficoltà nell’adozione del superbonus. Non sarà prorogato oltre la sua scadenza del 31 dicembre 2021. 

l Documento programmatico di bilancio ha invece previsto una proroga per il prossimo anno per due agevolazioni ordinarie: la prima del 50% per il recupero e le ristrutturazioni edilizie semplici e la seconda del 65% per gli interventi di efficientamento energetico che non rientrano nel Superbonus.

Sembrano risolti, dopo ieri, anche i dubbi relativi alla proroga del Superbonus per l’efficientamento energetico. Il 110% sarà prorogato al 31 dicembre 2023, come richiesto dalle forze politiche e dal Parlamento. Non sarà, però, una proroga piena, ma selettiva, limitata ai condomini e agli Istituti autonomi case popolari.

Quindi rimarranno escluse dal rinnovo le villette e le altre tipologie di immobili che potranno godere del beneficio soltanto fino al 2022: gli edifici unifamiliari e quelli composti da due a quattro unità immobiliari indipendenti e distintamente accatastate.

Manovra Draghi: contratto di espansione e lavoro femminile

Si dovrebbe pervenire anche ad un ulteriore rafforzamento del contratto di espansione per cui la soglia dimensionale delle aziende scenderebbe da 100 ad almeno 50 addetti. 

Inoltre, è in fase di valutazione la decontribuzione sul lavoro femminile che dovrà servire ad incentivare la permanenza al lavoro dopo la maternità insieme ad un fondo che premi le imprese che attuano politiche di parità di genere.  Il congedo di paternità di 10 giorni dovrebbe essere reso strutturale.

Manovra Draghi: ulteriori stanziamenti

Previsti anche stanziamenti per il rinnovo contrattuale dei dipendenti pubblici, un finanziamento per il rinnovo degli ordinamenti professionali (circa 200 milioni), e fondi per le indennità dei sindaci.

Inoltre, il fondo di 15 miliardi che sarà riservato agli enti territoriali, avrà il compito di affiancare il Pnrr fino al 2026, in particolare per finanziare la quota di investimenti sulle infrastrutture stradali che non sono rientrate nel Recovery Plan (perché non in linea con i criteri comunitari della transizione ecologica), e, a partire dal 2027, dovrà andare a sostituire gli aiuti comunitari Next Generation Eu per evitare una caduta della spesa pubblica dopo i finanziamenti europei.