Prosegue, tra numerose convocazioni spesso rinviate, l’attesa della commissione Bilancio del Senato riguardo le correzioni da parte del governo.  Sul tavolo delle trattative pensioni, Superbonus 110%, bollette, cartelle esattoriali, Rdc e non solo: patent box al restyling, addio alla maxi-deduzione del 90% sui costi di sviluppo e ricerca dei beni immateriali, sostituita da un credito d’imposta. Confermati l’Irpef a quattro aliquote e il taglio dell’Irap.

Al ministero dell’Economia il pacchetto fiscale, definito ormai da settimane dopo l’intesa nella maggioranza, è fermo sul tavolo anche in attesa che passasse lo sciopero generale proclamato sulle tasse da Cgil e Uil. Una prudenza che però ha solo  ragioni politiche e di immagine, perché dal punto di vista normativo il lavoro è terminato già da alcuni giorni.

Manovra 2022: Irpef, Irap, decontribuzione e bollette

Per quanto riguarda l’Irpef, si conferma la riforma basata su 4 fasce di reddito e su una revisione della curva delle detrazioni rafforzate anche per inglobare, per il lavoro dipendente, i bonus che erano stati introdotti dai governi Renzi e Conte bis.

Rimarranno nella loro configurazione attuale solo per i titolari di reddito fino a 15mila euro per evitare un’esplosione del fenomeno degli incapienti.

L’adozione delle politiche sull’Irpef assorbirà 7 miliardi, mentre altri 1,3 andranno destinati all’abolizione dell’Irap per i professionisti e le ditte individuali (quindi escludendo le società che rappresentano la maggior parte del gettito).

A queste misure fiscali dovrà andarsi ad aggiungere un miliardo e mezzo destinato, invece, a tagliare dello 0,8%, una tantum per il solo 2022, il carico contributivo sui dipendenti con redditi fino a 35mila euro che sarà definito mediante un altro emendamento governativo, quello su cui sono stati stanziati 3,3 miliardi resi disponibili dal decreto fiscale-bis della scorsa settimana e finalizzati ad incrementare il fondo contro il caro-bollette.

Manovra 2022: Patent box al restyling, si cerca una soluzione

Il tema del patent box torna a chiedere spazio nelle discussioni, attualmente in atto tra maggioranza e governo, sulla manovra. Dopo il confronto molto acceso tra il ministero dello Sviluppo economico e quello dell’Economia circa il destino della nuova deduzione al 90% che è stata inserita nel decreto fiscale collegato alla nuova legge di bilancio, il Governo sta provando a trovare una soluzione che possa accontentare tutti.

A partire dallo Sviluppo economico e buona parte della maggioranza, che chiedono di lasciare la possibilità di scelta alle imprese tra quella che era la vecchia detassazione sui beni immateriali e chi, come nel caso del Mef, proponeva di poter cumulare la nuova deduzione sui costi di ricerca e sviluppo di marchi e brevetti con il tax credit per la ricerca.

Ci sarebbe una terza via, che potrebbe essere il modo per far approdare in manovra di bilancio una soluzione che accontenti tutti: riconoscere un credito d’imposta alle imprese che fanno innovazione e sperimentazione.

E’ attesa in commissione Bilancio la riformulazione con la quale si andrebbe ad abbandonare l’idea di un regime opzionale di tassazione agevolata sui redditi che sono derivanti dall'utilizzo di software protetti (da copyright, brevetti industriali e marchi). Il nuovo credito d’imposta andrebbe cosi a sostituire lo sconto sul reddito derivante dall’uso dei brevetti (maxi deduzione al 90% prevista dal Dl fiscale).

Al vaglio la possibiltà di incentivare le imprese prevedendo che il credito d’imposta si rivaluti anche con percentuali del 100/150 per cento.

Manovra e pensioni: Premier e sindacati pronti al tavolo

Dopo le piazze il passaggio per i sindacati sarà Palazzo Chigi, dove lunedì pomeriggio Mario Draghi li ha convocati. All’ordine del giorno il tema in discussione è la riforma delle pensioni. Il premier Draghi ha assicurato che da parte del suo Governo c’è la volontà di ascoltare, condividere e lavorare insieme.

L’attenzione però non deve guardare alla scontata, da tempo, disponibilità dell’Esecutivo, quanto ai difficili rapporti tra le tre principali sigle sindacali: Cgil e Uil da una parte e la Cisl dall’altra. La rottura dell’unità è avvenuta in occasione della proclamazione dello sullo sciopero generale voluto fortemente da Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri contro la volontà del leader della Cisl andando a provocare una frattura nel sindacato di per cui si spera in una pronta ricomposizione.

Lo sciopero, tra l’altro, è stato ininfluente, poiché nulla è cambiato nei rapporti col Governo, a partire dalla manovra che resterà sostanzialmente quella presentata ai sindacati nei giorni scorsi.

Riguardo allo sciopero i sindacati promotori hanno parlato di ampia  partecipazione (adesioni alte, con una media dell’85% in molte realtà e settori).

La manifestazione  si è tenuta a Roma e  in contemporanea in alcune città (Milano, Bari, Cagliari e Palermo) e per la Cgil lo sciopero rappresenta l’avvio di una mobilitazione che non andrà ad esaurirsi con la legge di bilancio. Invece, il numero uno della Cisl, Luigi Sbarra, ha sottolineato come il dialogo sociale con il governo non vada interrotto, perché il Paese ha bisogno di senso responsabilità, di coesione sociale, di partecipazione, e di evitare conflittualità improduttiva.

Sul tema anche le forze politiche sono risultate divise. Molto critico il centrodestra seppure con sfumature diverse. In particolare è stato il leader della Lega Matteo Salvini ad attaccare i sindacati parlando di «sciopero farsa». Giorgia Meloni ha sottolineando che la scelta di Landini e Bombardieri confligge con gli obiettivi dell’economia, la rallenta e non aiuti a risolvere il problema.

Forza Italia ha, invece, evidenziato il rischio boomerang dopo questa iniziativa. Di parere opposto il leader dei M5S Giuseppe Conte ha dato valore alla coesione sociale richiamata dai sindacati, ma in piazza con loro tra i partiti di maggioranza era presente solo Leu.

Difficilmente assisteremo a delle novità. La legge di Bilancio arriverà con molta probabilità nell’Aula del Senato con un testo blindato, senza che siano stati recepiti i cambiamenti richiesti da Cgil e Uil. Magari ci si potrà attendere un contributo sulle pensioni ma non di certo delle risposte già da lunedì.

È decisamente improbabile che il superamento della Fornero possa essere affrontato a pochi giorni dall’avvio dell’elezione del Presidente della Repubblica. Un tema dominante quello del capo dello Stato che condiziona il dibattito politico e sul quale si sta giocando una partita anche nei rapporti all’interno della maggioranza per l’approvazione della legge di Bilancio.

Manovra e bollette: il Governo combatte gli extra profitti

Il governo ha dichiarato che sta valutando di voler prendere una iniziativa nei confronti delle aziende che operano nel settore dell’energia per rispondere al rincaro delle bollette. Questo vuol dire che potrebbe accadere che venga definito un tetto massimo ai prezzi di vendita dell’energia elettrica nei contratti siglati con i clienti del mercato libero.

Sinora l’esecutivo italiano non aveva voluto effettuare interventi di natura dirigista nei confronti delle società che operano in condizioni di mercato e spesso quotate in Borsa. Ma a fronte degli importanti aumenti dei prezzi che perdurano da tempo e stanno richiedendo ingenti stanziamenti di risorse pubbliche per calmierare i rincari, vengono analizzate tutte le opzioni percorribili per far fronte all’emergenza.

C’è stato un caso manifestatosi a metà settembre in cui un altro governo comunitario, quello spagnolo, annunciò dei provvedimenti a carico delle aziende dell’energia elettrica proponendo un sistema di claw back: in sostanza la misura faceva riferimento alla generazione di energia attraverso fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico e solare, e comprendeva anche il nucleare).

Questa modalità di generazione energetica ha costi minori rispetto all’energia elettrica generata con il gas (come quella italiana oggi soggetta alla forte volatilità del prezzo del gas), eppure beneficia del prezzo di vendita più elevato. Per andare a  ridurre gli extraprofitti, l’esecutivo iberico era intervenuto andando a fissare una soglia, per tutte queste società, oltre la quale non avrebbero percepito l’incasso.

La misura doveva durare fino alla primavera e le stime prevedevano di poter recuperare circa 2,6 miliardi di euro, con un impatto per le aziende coinvolte fino a un miliardo.

Le associazioni del settore hanno presentato ricorso e l’esecutivo spagnolo ha dovuto fare marcia indietro richiedendo però alle aziende un prezzo di vendita ragionevole ossia un prezzo massimo mitigato che si pensa si stia valutando anche in Italia. 

Manovra 2022: le novità e i nodi ancora da sciogliere

Sono tanti i ritocchi che si stanno provando a realizzare sulla manovra nell’ennesima giornata caratterizzata dalle riunioni per cercare un’intesa e produrre un emendamento sul fisco. Con l’arrivo dell’emendamento i lavori in commissione Bilancio sono ripresi e successivamente si passerà  alle votazioni con l’obiettivo di consentire al testo di approdare in Aula al più tardi martedì o mercoledì.

Tante ancora le tensioni in seno alla maggioranza che stanno portando a rallentamenti e che riguardano principalmente il tema del rinvio delle cartelle e la necessità del governo di rendere sostenibili le coperture per il 2023 relative ai ritocchi al Superbonus del 110%.

Su quest’ultimo punto le forze politiche, a partire dai Cinquestelle, che fanno fronte comune e sono riluttanti a qualsiasi ridimensionamento dell’intesa abbozzata nei giorni scorsi per rafforzare il bonus, compreso un possibile stop agli incentivi che riguardano il fotovoltaico come ipotizzato da qualche partito nella lunga trattativa. 

C’è un ulteriore problema che pesa sull’arrivo dell’emendamento del governo che riguarda il fondo taglia-tasse: la necessità del Mef, di fronte alle tante richieste pervenute dai partiti che compongono la maggioranza, di calibrare le coperture e di ricercare una sintesi tra le risorse realmente disponibili e le cosiddette proposte di possibili modifiche che verrebbero condivise nel corso delle tante riunioni in corso. 

Anche ieri, tra i tanti temi in discussione, molte forze politiche sono tornate a richiedere di destinare nuove risorse a settori in difficoltà come l'automotive e il turismo.

Invece, dovrebbe passare, anche se ancora da confermare definitivamente, l’estensione dei benefici fiscali per i Pir alternativi (piani di risparmio che investono sull’economia reale) introdotti dalla manovra dello scorso anno. Quindi una proroga per tutto il prossimo anno per quanto riguarda le agevolazioni fiscali.

Al momento è previsto un credito d’imposta collegato ai piani che sono stati costituiti dal 1° gennaio 2021 per gli investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2021. Per effetto di un emendamento proposto da Italia viva, verrebbe esteso a tutto il 2022. Passeranno con buona probabilità anche i ritocchi di Lega e Iv che prevedono un bonus diretto per incentivare le patenti degli autotrasportatori.