Decidere di diventare mamma o sapere di aspettare già un figlio, dovrebbe essere una gioia e non un problema.

In Italia, i casi in cui si sente parlare di discriminazione di genere non fanno altro che aumentare, soprattutto per le donne.

Essendo viste come soggetti fragili e deboli ( anche se deboli non lo sono affatto) si trovano spesso e volentieri a far fronte a situazioni di disparità e ingiustizia sul luogo di lavoro.

Il fatto che desiderino avere un bambino non dovrebbe essere un elemento penalizzante né durante un colloquio di lavoro, né quando un lavoro ce l’hanno già.

Una donna che, ad un certo punto della sua vita, sceglie di esaudire un bisogno così naturale dovrebbe essere tutelata nel proprio ambito lavorativo.

Purtroppo però, i casi in cui il datore di lavoro non corrisponde l’indennità di maternità spettante sono all’ordine del giorno e non tutte sanno come difendersi.

Ecco perché in questo articolo andrò a spiegarvi come funziona l’indennità di maternità e i bonus alternativi, come sapersi difendere in fase di colloquio e come rivalersi sul datore di lavoro se questo fa il furbo.

Non c’é niente di sbagliato nel rivendicare ciò che vi spetta, soprattutto quando state creando qualcosa di straordinario dal nulla.

Maternità e lavoro: occhio alla domanda illegale!

Durante tutto l’arco della mia carriera lavorativa non ho mai avuto l’occasione di sentirmi porre la domanda: “Ha figli o pensa di averne?”.

Un vero peccato dal momento che mi conosco e avrei saputo esattamente come rispondere correndo il rischio di sembrare maleducata.

Essendo una domanda scomoda che non ha nulla a che vedere con le competenze professionali della candidata, non dovrebbe nemmeno essere posta.

Oltre a identificarsi come inadeguata, dovete sapere che chiedere ad una donna se intende avere dei figli è illegale.

I riferimenti legislativi in merito sono almeno 3 ed è possibile citarli tutti in fase di colloquio se si desidera essere precisi.

In particolare, l’articolo 8 dello Statuto dei Lavoratori definisce chiaramente quanto sia inopportuno condurre indagini così personali.

Come spiega altalex.com:

“ È fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell’assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni pubbliche, religiose o sindacali del lavoratore [..]”

Quindi, se vi trovate a sostenere un colloquio e l’incaricato della selezione del personale esordisce con il fatidico quesito non abbiate paura di rispondere a tono.

La legge tutela completamente la vostra condizione e se non verrete assunte comunque, almeno vi sarete difese come si deve.

Maternità e lavoro: conoscete i vostri diritti ?

Quando si scopre di essere in dolce attesa e, al contempo, si ricopre un ruolo lavorativo in azienda, si ha sempre il timore di subire delle discriminazioni o di venire licenziate in tronco.

Se per la prima è difficile prevedere una via d’uscita immediata, per la seconda si ha qualche certezza in più.

La legge pone il divieto di licenziamento della donna in stato interessante, per il periodo che va dal concepimento fino al primo compleanno del figlio.

Tale divieto però non è assoluto e si applica qualora sussista:

  • colpa grave da parte della lavoratrice che viene quindi licenziata per giusta causa
  • cessazione dell’attività dell’azienda cui essa è addetta
  • ultimazione della prestazione alla quale è addetta o fine del rapporto di lavoro per scadenza del termine
  • esito negativo del periodo di prova.

Al contrario, la donna incinta non può essere licenziata durante il periodo protetto e deve vedersi corrispondere le retribuzioni e i contributi assistenziali e previdenziali che le spettano.

A questo proposito vige l’articolo 37 della Costituzione che, come spiega senato.it:

“ [..] Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale condizione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”

A questo proposito ci tengo ad allegarvi un video che riassume i diritti economici in modo semplificato, gentilmente pubblicato da HUB scuola:

In caso di demansionamento, la lavoratrice madre deve essere collocata nello svolgimento di mansioni da lei già svolte o equivalenti.

Se così non fosse, il demansionamento risulterebbe ingiustificato e costituisce prova diretta di discriminazione di genere.

Maternità e lavoro: quanto costa alle aziende?

Se da un lato diventare madre è la gioia più grande della vita, dall’altro non lo è per l’azienda o l’impresa che vi ha assunto.

Dovete sapere che la maternità comporta dei costi aggiuntivi e dei costi indiretti organizzativi non trascurabili.

Secondo delle stime dall’anno 2008 al 2021, il costo medio sostenuto dall’impresa per il congedo di maternità si aggira intorno ai 5.822,00 euro.

In questo importo non sono compresi:

  • i costi per i riposi giornalieri
  • le astensioni facoltative dal lavoro.

Prima che la lavoratrice in dolce attesa vada in congedo c’é tutto un iter al quale attenersi.

Innanzitutto bisogna trovare un altro lavoratore, addestrarlo come si deve e assumerlo.

Successivamente bisogna suddividere i compiti della lavoratrice madre fra i lavoratori più anziani che hanno le competenze necessarie e pagar loro gli straordinari.

Un’organizzazione piuttosto complicata, lunga e onerosa che fa comprendere alle aziende quanto sia meglio assumere figure maschili.

Ecco spiegato il perché si sente parlare di bassi tassi di occupazione femminile (da 25 a 44 anni) e di precarietà lavorativa.

Maternità e lavoro: cos'è il congedo di maternità?

Una volta comunicata la propria condizione di maternità, alla lavoratrice spetta il congedo di maternità, un periodo di astensione obbligatoria pari a 5 mesi che può essere utilizzato:

  • 2 mesi prima della data del parto
  • nel periodo che intercorre dalla data presunta del parto a quella del parto effettivo ( se la gestazione si prolunga)
  • durante i 3 mesi dopo il parto

Può essere fruita anche un mese prima del parto e per i quattro che vengono dopo se si desidera lavorare fino all’ottavo mese di gestazione.

Qualora la gravidanza in questione fosse a rischio o le mansioni ricoperte fossero incompatibili con il suo stato, la donna può decidere di non lavorare per tutto il tempo che viene stabilito dall’Asl.

Tale congedo è previsto anche per le donne disoccupate o sospese a patto che sia iniziato entro 60 giorni dall’ultimo giorno di lavoro.

Come funziona l'indennità di maternità?:

Durante il congedo, la lavoratrice dipendente ha diritto a percepire l’indennità di maternità, un trattamento economico che sostituisce il reddito temporaneamente perduto.

Come spiega informafamiglie.it :

“l’importo dell’indennità di maternità è pari all’80% della retribuzione media giornaliera percepita nel mese immediatamente precedente l’inizio dell’astensione al lavoro”

In alcuni contratti collettivi viene disposta addirittura al 100%, anche per le lavoratrici che hanno subito un’interruzione di gravidanza dopo il 180°giorno.

La somma viene erogata dal datore di lavoro che, successivamente, ne vedrà il rimborso da parte dell’Inps.

Esistono alcuni casi in cui è l’Inps a prendersi la responsabilità di corrisponderla direttamente, ad esempio per:

  • colf o badanti
  • lavoratrici disoccupate o sospese
  • operaie agricole a tempo determinato
  • lavoratrici autonome iscritte alla gestione separata Inps
  • lavoratrici con contratto a progetto di collaborazione continua o occasionale

Per quanto riguarda l’accredito dei contributi figurativi per la maternità al di fuori del rapporto di lavoro è necessario avere un requisito contributivo.

Maternità: se il datore non te la paga, difenditi!

Sebbene si tratti di una misura prevista dallo Stato per garantire e tutelare le donne in dolce attesa, capita che l’indennità di maternità non venga corrisposta dal datore di lavoro a chi ne ha diritto.

Al giorno d’oggi tantissime lavoratrici madri lamentano la ricezione parziale dell’importo spettante o l’assoluta mancanza del pagamento.

Per quale ragione?

Semplicemente perché non esistono più i datori di una volta e la maggior parte si diverte a godersi la vita a spese degli altri.

Non a caso, i motivi che li spingono alla realizzazione di un’azione che è reato sotto tutti i punti di vista sono:

  • truffa
  • appropriazione indebita: punisce chi si appropria del denaro degli altri per suo vantaggio personale
  • indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato: punisce chi consegue illecitamente somme di denaro spettanti allo Stato ad altri enti, ricorrendo a false dichiarazioni o reticenze

In fase di giudizio, al datore viene riconosciuta la responsabilità penale ed è passibile di denuncia o, nel peggiore di casi, di reclusione.

Ciò che potete fare voi per difendere le vostre ragioni e i vostri diritti in materia di maternità è:

  • segnalare l’accaduto all’Inps
  • segnalare l’inadempienza del datore di lavoro all’Ispettorato del Lavoro
  • rivolgersi ai sindacati

Se anche così non riuscite a cavare un ragno dal buco, dovrete rivolgervi al giudice o sporgere denuncia penale.

Non abbiate paura di affrontare la questione, non siete voi ad essere dalla parte del torto.

Maternità e lavoro: i bonus più visti del 2021

La prima metà del 2021 è stata piuttosto interessante.

A fronte dell’emergenza pandemica che ci ha colpito l’anno scorso sono state promosse moltissime agevolazioni.

Oltre alla predisposizione dell’ Assegno unico temporaneo e del futuro Assegno Unico universale nel 2022, chi desidera diventare madre può chiedere ancora il bonus mamma domani.

È un aiuto una tantum che prevede un assegno di 800 euro corrisposto dall’Inps alle donne che diventano mamme e a quelle che scelgono di adottare un minore.

Viene erogato direttamente sul conto corrente o sul conto postale purché siano cittadine residenti in Italia.

Oltre a questa agevolazione occorre ricordare l'esistenza del bonus bebé. In questo articolo di Elison Savoia trovate una praticissima guida che vi spiega in cosa consiste.

Che dire ... tutte ottime idee per contribuire alla crescita demografica del nostro Paese e per sostenere e tutelare il benessere delle future mamme e dei loro bambini!