La lista degli strumenti finanziari che sono considerati “porti sicuri” non è chiusa, anche se ci sono asset che da secoli sono considerati un rifugio, come ad esempio l’oro. Le caratteristiche, tuttavia, sono ben definite, per cui è possibile sottoporre a un test le attività di investimento per capire se hanno i requisiti per essere considerate safe haven.

Innanzitutto, definiamo “porti sicuri” gli asset finanziari che sono in grado di mantenere o accrescere il loro valore in fasi economiche e di mercato incerte o di ribasso. Inoltre, devono servire ad aumentare la diversificazione del portafoglio.

Le domande da farsi, dunque, sono le seguenti (il test è stato elaborato da Kristoffer Inton, equity analyst di Morningstar).

Il mio strumento finanziario è facile da comprare o vendere?

Detto in altre parole, dobbiamo valutare la liquidità, ossia la possibilità di convertire velocemente il nostro investimento in denaro. In questo senso le valute sono uno degli asset più liquidi. Per contro, un immobile può esserlo di meno in certe condizioni di mercato.

Il mio strumento finanziario ha altri usi oltre a quello di “magazzino di valore”?

Se l’asset ha altri impieghi, oltre quello finanziario, si creano le condizioni perché ci sia una domanda e diminuiscono le probabilità che il valore si azzeri. Ad esempio, esiste una domanda di oro da parte dell’industria orafa, così come un immobile può essere affittato per usi abitativi o commerciali.

L’offerta è scarsa?

Gli investitori devono assicurarsi che l’offerta non superi la domanda, altrimenti il valore dell’attività finanziaria scende nel tempo. Ad esempio, i metalli preziosi sono risorse naturali scarse; al contrario di un titolo governativo che può essere emesso virtualmente senza limiti.