È abbastanza noto che, grazie alla politica monetaria, la banca centrale possa influenzare il tasso d'espansione dell'economia reale. Si ritiene inoltre che questa influenza abbia un prezzo, il quale si manifesta in termini d'inflazione.

Ad esempio, se l'obiettivo è raggiungere un tasso di crescita economica più veloce e un tasso di disoccupazione più basso, allora i cittadini dovrebbero essere pronti a pagare un prezzo per questo in termini di un tasso d'inflazione più alto.

Si ritiene che vi sia un compromesso tra inflazione e disoccupazione, il quale è rappresentato dalla Curva di Phillips. (William Phillips descrisse una relazione storica tra i tassi di disoccupazione e i corrispondenti tassi di aumento dei salari nel Regno Unito, 1861-1957, pubblicata sulla rivista trimestrale Economica, 1958).

La correlazione inversa tra il tasso d'inflazione e il tasso di disoccupazione è diventata un elemento importante nella teoria dell'inflazione dei prezzi. Più basso è il tasso di disoccupazione, maggiore sarà il tasso d'inflazione. Viceversa, maggiore è il tasso di disoccupazione, minore sarà il tasso d'inflazione.

Gli eventi degli anni '70 sono stati uno shock per la maggior parte degli economisti. Le loro teorie basate sul presunto compromesso divennero improvvisamente inutili. Durante il periodo 1974-75 emerse una situazione in cui il ritmo di crescita dei prezzi si rafforzò mentre, allo stesso tempo, il ritmo dell'attività economica reale era in calo. Questo evento inaspettato venne etichettato come stagflazione.

Nel marzo 1975 la produzione industriale statunitense calò di quasi il 13%, mentre il tasso di crescita annuale dell'indice dei prezzi al consumo (IPC) salì a circa il 12%.