Con l’avvento dell’euro, la moneta unica europea, le vecchie lire sono diventate praticamente inutilizzabili ai fini commerciali, ma hanno assunto una rilevanza storica e collezionistica.

Come effetto di questo, alcune delle monete che tutti abbiamo dimenticato in un cassetto hanno assunto un valore macroscopico; le vecchie lire possono valere migliaia di euro.

Si tratta di rarità determinate soprattutto dalla scarsità di esemplari in circolazione e da variazioni o errori di conio.

Cerchiamo di fare una panoramica completa su quali sono le lire che possono valere una fortuna, così da imparare a riconoscerle.

La 500 lire con le “Caravelle e le vele al contrario”

Partiamo con le 500 lire, conio che quanti hanno conservato vecchie lire avranno sicuramente nel cassetto.

Facciamo prima di tutto una distinzione e cioè che prima del 1982 le 500 lire erano tutte d’argento, solo dopo questa data fu introdotta la moneta bimetallica a doppio colore, che tutti ricordiamo e che proprio per la sua facilità di circolazione ha un valore piuttosto basso.

Per quanto riguarda le monete d’argento la più famosa e anche di maggior valore è senza ombra di dubbio la 500 lire del 1957. Al dritto questa moneta presenta la classica immagine delle tre caravelle che navigano con le vele spiegate.

Particolarità di questa moneta che la rende unica è, secondo la credenza di massa, quella di avere bandierine e caravelle raffigurate al contrario. In realtà, come i numismatici hanno più volte sottolineato questo non è un errore di conio, in cui vele e bandiere sono al rovescio, ma una variante di conio, cioè nessuno ha commesso sbagli, semplicemente le tre caravelle navigano controvento.

Ancora, una particolarità di questa 500 lire, che indica anche come essa sia una variazione di conio, è la scritta, sempre al dritto, in basso a sinistra, accanto al margine della circonferenza con la parola “PROVA”.

Gli esemplari non furono mai messi in commercio, quindi è poco probabile trovarli tra le monete dimenticate nel cassetto. Ad ogni modo, proprio perché sono lire rare, ogni esemplare vale dai 3.000 ai 15.000 euro, a seconda di quale sia lo stato di conservazione.

La 200 lire di prova del 1977

Anche le 200 lire hanno i loro esemplari rari. La più costosa è senza ombra di dubbio la moneta di prova del 1977, che a differenza delle 500 lire di cui abbiamo parlato prima, fu fatta circolare ma solo in numero limitato. Diciamo che dal punto di vista grafico la moneta è una 200 lire normale coniata in Bronzital, ma presenta la scritta “PROVA”, che ne incrementa valore e rarità.

La 200 lire fu infatti introdotta nel 1977 in due versioni, quella con la scritta di prova può valore dai 200 agli 800 euro, nel caso si tratti di un fior di conio.

Un’altra 200 lire che raggiunge il valore di 70-80 euro al pezzo è quella coniata dalla Zecca di Stato nel 1978 e che presenta una variante al dritto, perché sotto la classica testa, all’altezza della base del collo, è presente una mezzaluna.

Una rassegna delle 200 lire rare è nel video YouTube di Monete di Valore:

Il primo gettone telefonico “STIPEL” del 1927

Il gettone telefonico, scomparso negli anni ‘80 con il diffondersi delle schede telefoniche, di per sé non è una moneta rara e non ha parecchio valore.

C’è però un'eccezione, il gettone telefonico “STIPEL” del 1927, perché fu il primo gettone telefonico mai realizzato in Italia e fu coniato appunto dalla Stipel in zinco, rame e nichel. 

La moneta fu coniata in occasione della Fiera Campionaria di Milano del 1927 e si poteva usare solo con i telefoni all’interno della Fiera. Come sempre il valore varia in base a come è conservato l’oggetto, ma non si parla di prezzi eccessivi, tra i 60 e gli 85 euro.

Gli altri gettoni telefonici non hanno molto valore, ad ogni modo essi sono riconoscibili e valutabili, come prezzo di partenza, sulla base della sigla incisa:

  • 8011, 15 euro;
  • 7901, 18 euro;
  • 7803, 20 euro;
  • 7706, 12 euro;
  • 7704, 50 euro;
  • 7502, 10 euro;
  • 7412, 50 euro;
  • 7304, 60 euro;
  • 7110, 70 euro;
  • 6504, 45 euro.

La prima 100 lire Minerva del 1955

Le 100 lire Minerva non sono monete rarissime. Sono state emesse la prima volta nel 1955 e ad avere un qualche valore sono quelle coniate nei primi anni, valore che ovviamente è influenzato anche dal numero di esemplari messi in circolazione.

Ad ogni modo, ad avere un prezzo notevole sono solo gli esemplari del 1955 che se ben conservati possono valere anche 1.000 euro. Se però lo stato della moneta non è da fior di conio, ma anche solo SPL (splendido) il valore di questo pezzo si riduce drasticamente a 75 euro circa.

La 50 lire Vulcano primo tipo da 2.000 euro

Arriviamo alla 50 lire, per la prima volta emessa nel 1954 e poi coniata in 5 diversi esemplari, di cui nessuno celebrativo. La più rara e quindi di valore è senza dubbio la 50 lire del 1958 e il suo valore in fior di conio può superare 2.000 euro, mentre in condizioni eccellenti può valere più di 150 euro.

Come risulta essere ovvio, il suo prezzo è direttamente proporzionale al suo stato di conservazione. Si tratta di una cosiddetta 50 lire Vulcano primo tipo, cioè quelle coniate dal 1956 al 1989, in Acmonital, e che recano al rovescio la raffigurazione del dio Vulcano intento a battere il ferro caldo sull’incudine. Al dritto invece una testa di donna incorniciata dalla scritta “Repubblica Italiana”.

Il giallo della 20 lire Quercia del 1956

La 20 lire fu coniata una prima volta dalla Repubblica Italiana nel 1956 e c’è un giallo che coinvolge questi primi esemplari. Senza un motivo apparente, per quanto i numismatici indaghino, la Zecca di Stato ritiro e fuse gli esemplari di prova e gli unici due “ufficialmente” conservati sono conservati nel museo della Zecca e classificati nell’indice di rarità come R5.

In realtà, alcune di queste monete furono risparmiate e distribuite ai lavoratori della zecca, dopo avervi apposto la lettera “P” ad indicare che fosse una prova. Si tratta di una moneta di estrema rarità, classificata perciò come R2, il cui valore parte da 300 fino ai 1.500 euro per un fior di conio.

La moneta presenta al rovescio un ramo di quercia e al dritto una testa femminile con il capo contornato di spighe.

Il Marengo d’oro di Vittorio Emanuele II e Umberto I

Quelle che hanno un valore molto alto sono le 20 lire coniate prima della Repubblica, che valgono migliaia di euro.

Il primo conio in assoluto della 20 lire avvenne in oro nel 1861, anno dell’Unità d’Italia, ad opera della Zecca di Torino ed è facile capire che questi esemplari hanno anche una certa importanza storica. 

Queste monete recano al dritto l’effige di Vittorio Emanuele II di Savoia e al rovescio lo stemma sabaudo incorniciato dalle parole “Regno d’Italia”. La produzione di questi pezzi terminò nel 1870 e il loro valore attuale può superare i 1.000 euro.

Altra moneta importante è quella coniata tra il 1879 e il 1897 per celebrare Umberto I, la quale reca al dritto la faccia del Re e al rovescio lo stemma sabaudo, e che può valere dai 400 ai 3.000 euro.

Sia la 20 lire di Vittorio Emanuele II che di Umberto I sono un cosiddetto Marengo d’oro, termine che in gergo indica le monete coniate in oro.

Le 20 lire che risalgono a prima della repubblica valgono molto, ma è anche poco probabile averle nel cassetto, passiamo perciò ad esemplari più facili da reperire per chi ha vecchie lire conservate.

La 10 lire Olivo e la 10 lire Spiga

Rimanendo nell’ambito storico della Repubblica Italiana, la prima dieci lire fu la 10 lire Olivo, coniata dal 1946 al 1950.

Al rovescio presenta un ramo di ulivo, mentre al dritto l’immagine del cavallo alato Pegaso e sotto al centro la scritta “Repubblica Italiana”. Alcuni esemplari del ‘46 recano la scritta “PROVA”, ma non sono collezionabili.

La 10 lire Olivo del 1946 può valere dai 200 ai 500 euro, ma più rare (R3) sono quelle del 1947 il cui valore si attesta a seconda dello stato di conservazione tra i 1.500 e i 4.000 euro.

Gli esemplari del 1948 scendono di valore, fino ad un massimo di 150 euro, mentre quelli coniati tra il ‘49 e il ‘50, non superano i 50 euro.

Successivamente la 10 lire cambió veste e dopo il 1950 fu coniata la 10 lire Spiga, che molti ricorderanno per le due spighe al dritto. Il valore di queste monete è basso con la sola eccezione degli esemplari del 1954, che comunque non superano i 90 euro.

Inoltre, nel 1991 furono coniate alcune 10 lire Spiga con un errore di conio, cioè il rovescio posizionato al contrario, che fa salire a circa 60 euro il valore di questi pezzi.

La 5 lire Uva e la 5 lire Delfino

La prima 5 lire della Repubblica Italiana fu coniata dal 1946 al 1950 ed è nota come la 5 lire Uva, perché reca sul rovescio l’incisione di un grappolo d’uva e al dritto una donna che mantiene una fiaccola. Nel ‘46 fu creata anche una versione della moneta con la scritta di prova, ma fu ritirata dalla circolazione e oggi non è collezionabile.

Per quelle coniate tra il 1942 e il 1946, il valore oscilla tra i 400 e i 1.300 euro.

Dopo questo periodo, nel 1951, si cominciò a coniare la classica moneta, cioè la 5 lire Delfino che fu in uso fino alla venuta degli euro. La produzione di 5 lire fu però sospesa dal 1957 al 1965.

La moneta si contraddistingue per la presenza di un delfino sul rovescio. Tra il 1951 e il 1955 furono messi in circolazione così tanti esemplari che oggi il loro valore non supera gli 8 euro al pezzo. Diverso il discorso per gli esemplari del 1956 che essendo stati coniati solo in 400.000 pezzo valgono più di 1.500 euro l’uno. Gli esemplari dopo il 1965 non presentano un grande valore, ma solo una manciata di euro (dai 2 ai 5).

Le 2 lira Spiga e 1 lira Arancia

Terminiamo con la 2 lire Spiga e la lira Arancia. Per quanto riguarda le 2 lire Spiga si chiamano così perché al rovescio c’è raffigurata una sola spiga e al dritto un contadino e ara la terra circondato dalla solita scritta “Repubblica Italiana”. Coniata nel 1947, un fior di conio può valere fino a 1.800 euro.

Infine, coniata nello stesso anno la lira Arancia, con il il frutto raffigurato al dritto e la testa di donna contornata da spighe al rovescio, può valere fino a 1.500 euro.